Il piano era già in fase di espansione prima dell’annuncio presidenziale: Fedorov aveva comunicato l’intenzione di contrattualizzare 25.000 UGV soltanto nel primo semestre del 2026, più del doppio del totale acquistato nel 2025 . L’obiettivo strategico dichiarato è affidare ai sistemi robotici il 100% della logistica in prima linea .
Ihor Shmyryov, responsabile del settore UGV presso Brave1, la piattaforma ucraina per l’innovazione nel campo della difesa, ritiene inoltre possibile superare il traguardo delle 50.000 unità, considerando anche gli acquisti diretti delle brigate . A metà 2026, gli ordini risultavano già superiori a 22.000 mezzi .
La scala d’impiego è cresciuta rapidamente. Nel primo semestre del 2026 gli UGV ucraini hanno completato oltre 65.000 missioni, con un volume mensile più che raddoppiato nei primi sei mesi dell’anno . Le attività vanno dai rifornimenti all’evacuazione dei feriti, fino al supporto del genio militare e alle missioni d’attacco.
Secondo dati riportati da fonti ucraine, i robot terrestri hanno svolto circa il 90% delle operazioni logistiche dell’esercito, comprese la movimentazione delle munizioni, le consegne e l’evacuazione sanitaria . Insieme ai droni aerei, gli UGV avrebbero contribuito alla riconquista di un’area fino a 600 chilometri quadrati nel primo semestre dell’anno .
Tra gli episodi più significativi figurano:
La domanda militare ha fatto emergere un vasto ecosistema nazionale. Quasi 300 aziende producono circa 550 tipologie di UGV destinati a logistica, evacuazione dei feriti, sminamento e combattimento . La varietà è un vantaggio per la sperimentazione, ma crea anche problemi di standardizzazione, ricambi e addestramento.
Tra gli esempi citati dalle fonti:
La sfida, però, non consiste soltanto nel costruire nuovi mezzi. Gli operatori ucraini hanno spiegato che servono soprattutto manutenzione, pezzi di ricambio e assistenza sul campo per mantenere operativa una flotta composta da centinaia di modelli .
L’esperienza maturata al fronte sta attirando aziende e finanziamenti stranieri. Il modello è stato formalizzato dall’iniziativa Build with Ukraine, lanciata da Zelensky nel 2025 per favorire la coproduzione di sistemi per la difesa con partner esteri .
Le principali collaborazioni includono:
L’ambizione di ridurre l’impiego diretto dei soldati non equivale alla loro completa sostituzione. Il generale di brigata Andriy Biletskyi, comandante del 3º Corpo d’armata ucraino, sostiene che le unità che integreranno attivamente gli UGV potrebbero ridurre fino al 30% il fabbisogno di fanteria in prima linea entro la fine del 2026, con una possibile crescita fino all’80% in futuro. Allo stesso tempo, sottolinea che i militari restano indispensabili per le operazioni ravvicinate .
Gli analisti del Modern War Institute di West Point osservano che Kyiv è passata dai prototipi isolati a capacità robotiche collegate in rete e organizzate a livello di sistema. Restano però difficoltà concrete: terreni complessi, perdita dei collegamenti a causa della guerra elettronica e difficoltà nel prendere decisioni autonome sotto il fuoco .
Anche i droni russi rappresentano una minaccia costante. I robot possono ridurre l’esposizione degli equipaggi, ma non sono invulnerabili: dipendono da comunicazioni, batterie, manutenzione e operatori qualificati. Per questo, il concetto più realistico non è un campo di battaglia senza esseri umani, bensì un campo in cui le persone vengono tenute il più possibile lontane dalla cosiddetta “kill zone”, l’area maggiormente esposta al fuoco nemico .
La campagna ucraina sta influenzando il modo in cui i governi valutano la robotica militare. L’uso combinato di UGV, droni aerei e guerra elettronica viene studiato come possibile risposta alle carenze demografiche e di reclutamento che colpiscono molti eserciti .
Sul piano industriale, il modello Build with Ukraine sta creando una rete di joint venture tra aziende ucraine e straniere, con produzioni dentro e fuori dal Paese. Questo potrebbe diventare una formula di cooperazione nel settore della difesa anche oltre il conflitto .
La conseguenza più importante è forse il passaggio dei robot terrestri da tecnologia sperimentale a infrastruttura operativa. L’Ucraina sta dimostrando che gli UGV non devono necessariamente essere completamente autonomi per cambiare le operazioni: è già sufficiente usarli per svolgere, in modo ripetuto e su larga scala, i compiti più rischiosi. La vera prova del 2026 sarà quindi duplice: produrre 50.000 mezzi e riuscire a mantenerli connessi, riforniti e funzionanti sul terreno.