El Niño 2026 accelera: potrebbe essere il più intenso mai osservato?
Secondo NOAA, c’è una probabilità dell’81% che El Niño 2026 rientri tra gli eventi più intensi dal 1950 e del 97% che persista fino all’inizio della primavera 2027 [1][2]. Nella regione Niño3.4, l’anomalia della temperatura oceanica è salita da 0,7 °C l’11 giugno a 1,4 °C alla fine di luglio: un’accelerazione insoli...
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Secondo NOAA, c’è una probabilità dell’81% che El Niño 2026 rientri tra gli eventi più intensi dal 1950 e del 97% che persista fino all’inizio della primavera 2027 [1][2].
Nella regione Niño3.4, l’anomalia della temperatura oceanica è salita da 0,7 °C l’11 giugno a 1,4 °C alla fine di luglio: un’accelerazione insolitamente rapida [4].
Il 2026 potrebbe superare il record di caldo del 2024, ma le stime variano: Carbon Brief indica una probabilità del 35%, mentre il gruppo di James Hansen ritiene l’anno già avviato a diventare il più caldo mai registr...
L’Amazzonia è particolarmente vulnerabile: il 53,7% delle aree di foresta intatta colpite dalla siccità del 2023 2024 potrebbe non essersi ancora ripreso dopo sette anni [46].
What is the current state of the rapidly strengthening El Niño event in 2026, how likely is it to become a record-setting super El Niño, whaSea surface temperature anomalies in the Pacific Ocean showing the intensifying 2026 El Niño event. Red and orange areas indicate warmer-than-average waters.
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La situazione nel Pacifico: un’accelerazione fuori dal comune
El Niño 2026 non è più soltanto un’ipotesi dei modelli meteorologici. Le condizioni sono state confermate e il fenomeno continua a rafforzarsi. Nell’aggiornamento del 31 luglio, il Climate Prediction Center della NOAA ha stimato una probabilità del 97% che El Niño persista fino all’inizio della primavera 2027 .
Il segnale più evidente arriva dalla regione Niño3.4, l’area dell’Oceano Pacifico equatoriale usata come riferimento per misurare la forza del fenomeno. L’anomalia della temperatura è passata da +0,7 °C l’11 giugno a +1,4 °C alla fine di luglio.
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Secondo NOAA, c’è una probabilità dell’81% che El Niño 2026 rientri tra gli eventi più intensi dal 1950 e del 97% che persista fino all’inizio della primavera 2027 [1][2].
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Secondo NOAA, c’è una probabilità dell’81% che El Niño 2026 rientri tra gli eventi più intensi dal 1950 e del 97% che persista fino all’inizio della primavera 2027 [1][2]. Nella regione Niño3.4, l’anomalia della temperatura oceanica è salita da 0,7 °C l’11 giugno a 1,4 °C alla fine di luglio: un’accelerazione insolitamente rapida [4].
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Il 2026 potrebbe superare il record di caldo del 2024, ma le stime variano: Carbon Brief indica una probabilità del 35%, mentre il gruppo di James Hansen ritiene l’anno già avviato a diventare il più caldo mai registr...
Per parlare di “super El Niño”, la temperatura nella regione Niño3.4 deve mantenersi almeno 2 °C sopra la media per un periodo di tre mesi. Le previsioni indicano che il fenomeno potrebbe avvicinarsi a quella soglia tra l’autunno e l’inverno:
NOAA aveva stimato una probabilità del 66% di un evento forte o molto forte .
23 modelli su 26 prevedono un super El Niño entro la fine dell’anno .
Il National Weather Service statunitense valuta all’81% la probabilità che l’evento rientri tra i più grandi della serie storica dal 1950 .
Analizzando 667 simulazioni appartenenti a 14 modelli stagionali, il climatologo Zeke Hausfather ha definito lo scenario un possibile evento “da record” . Alcuni ricercatori interpellati da Nature hanno affermato che El Niño potrebbe essere avviato a diventare il più intenso degli ultimi 150 anni . Si tratta però ancora di una previsione: la forza massima e gli impatti effettivi dipenderanno dall’evoluzione dei prossimi mesi.
Il 2026 sarà l’anno più caldo di sempre?
El Niño arriva in un pianeta già eccezionalmente caldo. Tra gennaio e giugno 2026, la temperatura media globale della superficie è stata di 1,14 °C sopra il valore di riferimento, il terzo dato più alto nei 177 anni di osservazioni disponibili per quel periodo, dopo quelli del 2024 e del 2025 .
La domanda è se il picco di El Niño arriverà abbastanza presto da influenzare pienamente la media annuale del 2026 oppure se il contributo maggiore si farà sentire nel 2027.
Le stime non sono uniformi:
Carbon Brief valuta al 35% la probabilità che il 2026 superi il record annuale del 2024, quasi il doppio rispetto a quattro mesi prima. L’aumento della probabilità è attribuito quasi interamente alle previsioni sempre più intense su El Niño .
Il gruppo di James Hansen, alla Columbia University, ritiene invece che il 2026 sia già sulla traiettoria per diventare l’anno più caldo mai registrato, sulla base di un approccio fisico che considera la sensibilità climatica e l’aumento del forzante climatico netto .
L’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) stima all’86% la probabilità che almeno uno dei prossimi cinque anni stabilisca un nuovo record globale di temperatura. Il 2027 potrebbe essere il candidato più forte, quando il calore di El Niño avrà raggiunto pienamente la superficie .
Un’analisi più prudente di Carbon Brief, basata su cinque dataset, indicava invece il 2026 come probabilmente il secondo anno più caldo, con una probabilità del 19% di superare il 2024 .
La differenza tra le proiezioni dipende soprattutto dalla tempistica. Se il picco del fenomeno si verificherà alla fine del 2026, il suo effetto sulla media annuale potrebbe essere limitato; se invece si prolungherà nei primi mesi del 2027, il nuovo record potrebbe arrivare l’anno successivo .
L’Amazzonia affronta una nuova prova di stress
Tra i rischi più immediati, quello per la foresta amazzonica appare particolarmente grave. L’ecosistema entra nella nuova fase di El Niño dopo la siccità eccezionale del 2023-2024, senza aver ancora recuperato completamente.
Uno studio pubblicato su PNAS nell’aprile 2026 ha stimato che il 53,7% delle aree di foresta intatta colpite dalla siccità potrebbe non essere tornato ai livelli precedenti nemmeno dopo sette anni . La perdita di biomassa riduce la capacità della foresta di riciclare l’acqua e di mantenere il proprio microclima.
Ricerche guidate dall’istituto brasiliano INPE indicano inoltre che l’Amazzonia sta già sperimentando stagioni secche più lunghe e cambiamenti nelle precipitazioni che in precedenza erano previsti per gli anni Trenta e Quaranta di questo secolo . In altre parole, la resilienza dell’ecosistema potrebbe ridursi più rapidamente del previsto.
Durante El Niño del 2023-2024, le temperature in Amazzonia sono salite di 2-4 °C rispetto alla media storica della foresta . Un evento ancora più intenso potrebbe aggravare:
il rischio di incendi nell’Amazzonia nord-orientale, nel nord del Brasile, in Colombia e in Venezuela;
la diminuzione dei livelli dei fiumi;
lo stress termico sulla vegetazione;
la perdita di biodiversità e di biomassa forestale .
Il Brasile ha già aumentato i fondi destinati agli incendi e assunto un numero record di vigili del fuoco federali in vista di una possibile siccità estrema . Il consorzio World Weather Attribution ha avvertito che il 2026 potrebbe trasformarsi in un anno senza precedenti per gli incendi globali, con El Niño a sommarsi al caldo e alla siccità già presenti .
Un fenomeno naturale su una base climatica ormai più calda
El Niño non è causato dal cambiamento climatico: è una variazione naturale e ciclica del sistema oceano-atmosfera del Pacifico, nota come ENSO. Tuttavia, oggi si sviluppa su una base di circa 1,3 °C di riscaldamento globale causato dalle attività umane.
Questo cambia il punto di partenza. Lo stesso evento oceanico può produrre temperature globali più alte e conseguenze più severe rispetto al passato. Il riscaldamento di fondo aumenta inoltre il rischio di siccità, incendi, stress idrico e ondate di calore in regioni già vulnerabili.
Anche il ritorno di El Niño a soli tre anni dall’evento precedente è considerato insolito. Il gruppo di Hansen ha ipotizzato che il forte riscaldamento di fondo possa modificare la dinamica del ciclo ENSO . Gli esperti dell’Australian Bureau of Meteorology hanno inoltre osservato che il cambiamento climatico sta rendendo gli effetti regionali di El Niño più difficili da prevedere e potrebbe alterare i tradizionali collegamenti tra il fenomeno del Pacifico e il clima di altre aree del mondo .
Il punto centrale, sottolineano WMO e agenzie delle Nazioni Unite, è che El Niño fornisce una spinta temporanea alle temperature, mentre sono decenni di riscaldamento antropico ad aver innalzato in modo permanente la base climatica .
Le richieste degli scienziati: prepararsi prima del picco
Le principali organizzazioni scientifiche e umanitarie chiedono di usare le previsioni per preparare in anticipo sistemi sanitari, risorse idriche, agricoltura e risposta alle emergenze.
La WMO ha attivato l’allerta El Niño il 2 giugno e ha invitato i Paesi a rafforzare i sistemi di allerta precoce e a prepararsi a temperature superiori alla media in quasi tutto il mondo .
Le agenzie ONU, tra cui OCHA, FAO e WFP, hanno segnalato che milioni di persone già colpite da fame, sfollamenti e difficoltà economiche potrebbero subire un nuovo shock climatico .
Il Joint Research Centre della Commissione europea ha raccomandato misure preventive per sicurezza alimentare, acqua, salute pubblica e riduzione del rischio di catastrofi .
NOAA e il National Weather Service statunitense hanno avvertito che cresce il rischio di un evento storico capace di amplificare il maltempo estremo, mentre il tempo utile per prepararsi si restringe .
World Weather Attribution e diversi climatologi chiedono investimenti più rapidi nell’adattamento, soprattutto nelle regioni tropicali dove caldo, siccità e incendi possono sommarsi .
Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha riassunto il rischio con queste parole: “Le condizioni di El Niño verseranno benzina sul fuoco di un mondo che si sta riscaldando. Gli impatti saranno ancora più duri, si spingeranno più lontano e attraverseranno i confini con una velocità devastante” .
In sintesi
El Niño 2026 si sta rafforzando con una rapidità insolita e ha una probabilità dell’81% di rientrare tra gli eventi più intensi della storia moderna. La possibilità di raggiungere la categoria di super El Niño è concreta, ma resta legata all’evoluzione delle temperature oceaniche nei prossimi mesi.
Il fenomeno potrebbe contribuire a fare del 2026 l’anno più caldo mai registrato, anche se diverse analisi indicano il 2027 come candidato ancora più probabile. Per l’Amazzonia, il rischio è particolarmente alto: la foresta non ha ancora recuperato pienamente dalla siccità del 2023-2024 e potrebbe affrontare una nuova stagione di caldo, siccità, incendi e fiumi più bassi.
La conclusione condivisa dagli scienziati è che non si tratta soltanto di gestire un fenomeno naturale. Le temperature di fondo, rese più alte dalle emissioni umane, stanno trasformando un evento climatico ricorrente in una minaccia più difficile da prevedere e più costosa da affrontare.
theguardian.com
Historic El Niño able to supercharge extreme weather ...