Vingegaard, ospite del Tour of Denmark pochi giorni dopo l'operazione, ha raccontato tutto a Feltet: "Mi ha mandato un messaggio. Ne sono stato davvero contento. Sono semplicemente felice che abbia pensato a me" .
Il danese ha poi ammesso che il loro rapporto è cambiato profondamente: "All'inizio, la rivalità era molto meno amichevole. Non era ostile, ma di certo non era particolarmente cordiale. Negli ultimi due anni, invece, è migliorata tantissimo. È bello vedere come si sta evolvendo" .
Una trasformazione che Pogačar aveva già raccontato a caldo, subito dopo la tappa, dichiarando a Eurosport: "All'inizio non avevamo il miglior rapporto, ma poi siamo diventati buoni rivali, rivali rispettati. Siamo buoni compagni, persino amici... Il Tour non sarà più lo stesso senza di lui" .
Domenica 19 luglio 2026, 20 km dal traguardo della 15ª tappa. Vingegaard, secondo in classifica generale a 4 minuti e 30 secondi da Pogačar, stava spingendo in testa al gruppo per preparare l'ascesa al Plateau de Solaison . In una curva a destra apparentemente innocua, la ruota è scivolata. Il danese è finito a terra insieme ad altri tre corridori .
Il verdetto è stato immediato e impietoso: frattura della clavicola destra . Vingegaard è rimasto a terra per circa tre minuti, dolorante, prima di essere portato in ambulanza col braccio in fascia .
"Fortunatamente è solo una clavicola rotta", ha commentato lui stesso poche ore dopo, con la filosofica lucidità di chi ne ha viste tante: "Non serve a nulla tenere la testa bassa" .
Due giorni dopo, martedì 22 luglio, è stato operato con successo in Danimarca . Il direttore sportivo Marc Reef ha rassicurato tutti: "È andata bene. Hanno fatto quello che dovevano fare. Non era l'operazione più complicata che si potesse fare" .
Una stagione così intensa lascia il segno, non solo sul fisico. A dirlo è stata Trine Vingegaard, moglie di Jonas, in un'intervista che ha fatto il giro del mondo. "È stata una stagione di grande tristezza e immenso orgoglio. Tristezza perché ha dovuto lasciare il Tour, ma orgoglio perché ha vinto il Giro e tutte le altre corse a cui ha partecipato" .
Con la franchezza di chi conosce l'uomo dietro al campione, Trine ha aggiunto: "Se correrà ancora in questa stagione dipende principalmente da Jonas e dalla Visma. La domanda è: cosa può ancora sopportare mentalmente?" .
Sulla possibilità di rivederlo in gara nel 2026, Vingegaard si è tenuto stretto il diritto di decidere, ma ha lasciato la porta aperta per una partecipazione forse più adatta a un eroe romantico: i Mondiali su strada di Montreal, in programma il 27 settembre .
"Non è escluso per me, ma non posso nemmeno dire ora che lo farò", ha dichiarato . La decisione, però, dipenderà da come reagirà la clavicola .
L'ipotesi più realistica, però, è quella di un meritato riposo. Il team manager Marc Reef ha confermato che Vingegaard non ha un programma di gare definito e che "potrebbe non correre più in questa stagione" .
La stagione 2026 di Vingegaard è stata una cavalcata sulle montagne russe delle emozioni: ha vinto il Giro d'Italia dominando cinque delle sei tappe di montagna , ha indossato la maglia gialla al Tour dopo la cronometro a squadre di Barcellona , e poi è caduto. Ma, a differenza del 2024, quando un tremendo incidente gli fece seriamente pensare di lasciare il ciclismo , oggi la sua testa è altrove.
"Ho detto l'anno scorso che se fosse andata avanti così, non ce l'avrei più fatta. Per questo abbiamo cambiato alcune cose", ha confessato in un'intervista a TV2 . Ora è "molto più motivato e più felice dell'anno scorso" .
La terza vittoria al Tour resta il sogno nel cassetto . Un sogno che, dopo la stretta di mano tra lui e Pogačar, sembra più una promessa che una speranza.
Il punto: La storia di Jonas Vingegaard è la prova che nello sport dei numeri e dei watt, l'umanità e la resilienza trovano sempre un modo per vincere. La stagione si è chiusa con una clavicola rotta, ma con un amico in più, una famiglia che lo sostiene e la voglia di rimettersi in sella per scrivere un'altra pagina.
Chissà che la prossima estate non sia già il momento di quel terzo Tour tanto desiderato.