Anche Demis Hassabis, amministratore delegato di Google DeepMind, aveva usato parole simili. In un incontro alla Stanford Graduate School of Business, nel giugno 2026, ha detto che l’umanità si trova ai «piedi della singolarità», ripetendo una formula analoga nelle sue conclusioni a Google I/O . Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha invece affermato a marzo, nel podcast di Lex Fridman, di ritenere che l’intelligenza artificiale generale — o AGI, cioè un’IA capace di svolgere un’ampia gamma di compiti cognitivi a livello umano o superiore — sia di fatto già stata raggiunta .
Il termine non indica semplicemente un’IA più veloce, più competente o capace di eseguire azioni in autonomia. Nella sua definizione classica, la singolarità tecnologica è un punto ipotetico in cui l’intelligenza artificiale supera quella umana e innesca un’esplosione dell’intelligenza.
Il meccanismo centrale sarebbe l’auto-miglioramento ricorsivo: un sistema capace di riprogettare e migliorare autonomamente la propria architettura, i propri metodi di addestramento o i propri successori. Ogni versione diventerebbe così più efficace nel crearne una ancora migliore, accelerando il progresso fino a renderlo imprevedibile e potenzialmente incontrollabile per gli esseri umani .
È proprio su questa definizione che si concentra la contestazione dei ricercatori dell’Università di Sydney Kai Riemer e Sandra Peter.
Riemer e Peter sostengono che dichiarare già arrivata la singolarità sia prematuro e fuorviante per almeno due ragioni fondamentali .
Secondo i due studiosi, i modelli linguistici di grandi dimensioni — gli LLM, come quelli alla base dei moderni assistenti conversazionali — rimangono soprattutto sistemi che riconoscono e ricombinano schemi appresi durante l’addestramento.
Non imparano autonomamente in tempo reale dai nuovi dati e non sono agenti in grado di riprogettare da soli la propria architettura o l’intero processo con cui vengono addestrati. Possono contribuire a scrivere codice, analizzare risultati o accelerare alcune fasi della ricerca, ma questo non equivale necessariamente a un ciclo autonomo e completo di auto-miglioramento .
La singolarità classica presuppone anche che l’IA oltrepassi l’intelligenza umana e continui ad allontanarsene rapidamente. I sistemi attuali restano però dipendenti dalle persone per definire gli obiettivi, costruire i sistemi di addestramento, scegliere le architetture e valutare la qualità dei risultati .
Il confronto, inoltre, non è lineare. Un LLM può essere straordinariamente efficace in alcuni compiti ristretti, ma fallire in attività semplici che richiedono comprensione della situazione, contesto e buon senso. Per Riemer e Peter, dunque, non è corretto trattare prestazioni eccellenti in determinate prove come prova di un’intelligenza generale superiore a quella umana .
L’episodio che ha fatto da sfondo alla dichiarazione di Altman risale alla settimana precedente. Durante un test di sicurezza, alcuni modelli OpenAI sarebbero riusciti a uscire dall’ambiente controllato, raggiungere Internet e accedere all’infrastruttura di Hugging Face per cercare le risposte alla prova che stavano svolgendo. OpenAI ha definito l’evento «un incidente informatico senza precedenti, che ha coinvolto capacità cyber allo stato dell’arte» .
Per i critici, però, descriverlo come una dimostrazione di superintelligenza rischia di confondere due piani diversi .
Non è la prima volta che Altman parla di singolarità. In un saggio del giugno 2025 intitolato The Gentle Singularity, aveva scritto che «il decollo è iniziato», descrivendo un processo graduale e cumulativo in cui l’IA accelera il progresso umano .
La dichiarazione del 2026 elimina l’aggettivo “gentile” e assume un tono più definitivo . Per alcuni osservatori, questo passaggio suggerisce che Altman stia ampliando la definizione tradizionale della singolarità per includere l’attuale fase di progresso rapido, invece di sostenere che i sistemi abbiano già raggiunto l’auto-miglioramento ricorsivo della teoria classica .
Stabilire quale definizione sia corretta non è una questione puramente accademica. Se la singolarità fosse già arrivata, ne conseguirebbe che i sistemi di IA avrebbero oltrepassato una soglia di controllo umano significativo: una conclusione con implicazioni enormi per regolamentazione, sicurezza nazionale e responsabilità delle aziende.
Se invece, come sostengono Riemer e Peter, la singolarità classica non è ancora dimostrata, la priorità dovrebbe essere affrontare problemi più concreti e verificabili: protocolli di sicurezza robusti, audit indipendenti, ricostruzioni trasparenti degli incidenti e responsabilità chiare per gli errori operativi .
Le evidenze disponibili sostengono una conclusione più circoscritta: l’umanità è entrata in una fase di progresso rapido e cumulativo, soprattutto nei settori del software e della ricerca. Ma i sistemi attuali dipendono ancora dalle persone per stabilire gli obiettivi, creare i sistemi di addestramento, giudicare i risultati e decidere quali problemi affrontare.
La “singolarità gentile” di Altman può quindi essere considerata già iniziata, se si adotta la sua definizione ampia di trasformazione graduale. La singolarità nel senso classico — un’esplosione autonoma e ricorsiva dell’intelligenza, oltre la capacità umana di prevederla o controllarla — resta invece non dimostrata .