Anche la Giordania ha segnalato attacchi con droni, attribuiti a milizie irachene sostenute dall'Iran . Amman e Riyadh hanno quindi chiesto a Baghdad di impedire che il territorio iracheno venga utilizzato per operazioni contro i Paesi vicini.
Secondo un'inchiesta esclusiva di Reuters del 30 luglio, gli Houthi yemeniti avrebbero attaccato l'Arabia Saudita partendo dal territorio iracheno e coordinandosi direttamente con gruppi armati iracheni allineati all'Iran. Si tratta di una valutazione attribuita all'Arabia Saudita e ai suoi partner regionali, non di un quadro completamente confermato da fonti indipendenti .
La collaborazione, secondo le ricostruzioni disponibili, non sarebbe più limitata alla solidarietà politica e mediatica. Gli Houthi manterrebbero in Iraq squadre di consulenti tecnici impegnate ad aiutare i gruppi locali nell'impiego di missili, in particolare missili da crociera . Le attività comprenderebbero inoltre aspetti militari, logistici e di intelligence .
L'Iraq si sta così trasformando in un nodo di coordinamento per le formazioni dell'alleanza regionale guidata dall'Iran, soprattutto per quanto riguarda droni, missili e supporto logistico.
Tra il 28 e il 29 luglio il Comando centrale statunitense e le forze saudite hanno condotto attacchi di precisione nell'Iraq orientale contro gruppi armati filo-iraniani. Gli obiettivi includevano siti logistici e depositi o strutture per le armi. Washington e Riyadh hanno dichiarato che l'operazione era una risposta agli attacchi con droni contro le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite .
Secondo le autorità delle Forze di mobilitazione popolare irachene, l'ombrello che riunisce diverse milizie del Paese, i raid hanno provocato almeno 20 morti in sette province . Il Comando centrale statunitense ha affermato di avere reagito a oltre 30 attacchi con droni diretti dall'IRGC, i Guardiani della rivoluzione iraniani, nell'arco di 72 ore.
Parallelamente, fonti yemenite citate dalla stampa internazionale riferiscono che l'Arabia Saudita starebbe preparando un'offensiva più ampia contro gli Houthi nello Yemen centrale, con una possibile componente navale e, eventualmente, terrestre. L'obiettivo sarebbe contrastare la pressione sulle rotte usate per le esportazioni di petrolio saudite attraverso il Mar Rosso .
Il 30 luglio Riyadh ha annunciato i piani per una «Multinational Maritime Defense Alliance», un'alleanza multinazionale destinata a proteggere la navigazione commerciale e le rotte energetiche nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi .
All'incontro organizzato dall'Arabia Saudita hanno partecipato rappresentanti militari di 43 Paesi e dell'Unione europea; Riyadh punta a diventare lo Stato fondatore e guida dell'iniziativa, ospitandone anche il quartier generale . Tredici o quattordici Paesi, tra cui Giordania, Turchia, Pakistan, Egitto, Sudan e Gibuti, hanno espresso il loro sostegno iniziale .
La coalizione dovrebbe concentrarsi sulla libertà di navigazione e sulla sicurezza delle rotte attraverso il Mar Rosso, lo stretto di Bab el-Mandeb e il Golfo di Aden. L'iniziativa arriva dopo che gli Houthi hanno annunciato un blocco navale contro l'Arabia Saudita e minacciato una «escalation totale» .
Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha convocato una riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale. Baghdad ha condannato i raid statunitensi e sauditi definendoli una «flagrante violazione della sovranità» irachena e ha avvertito del rischio di un «grave errore di calcolo» .
Anche le formazioni armate irachene hanno definito gli attacchi una «pericolosa escalation» . La posizione del governo mostra il dilemma di Baghdad: da un lato deve rispondere alle accuse dei Paesi vicini sull'uso del proprio territorio; dall'altro rischia di perdere il controllo su milizie che fanno parte delle Forze di mobilitazione popolare e mantengono stretti rapporti con Teheran.
Il 29 luglio i Guardiani della rivoluzione islamica iraniana hanno dichiarato di avere lanciato missili balistici contro la base aerea Muwaffaq Salti e il quartier generale del Comando centrale statunitense in Giordania. Teheran ha presentato l'azione come una ritorsione per i raid statunitensi e sauditi in Iraq .
Gli Stati Uniti hanno confermato di avere intercettato quello che hanno definito un attacco «a sorpresa» contro le proprie forze nella regione. La sequenza degli eventi ha collegato direttamente i fronti iracheno e giordano, aumentando il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto.
L'Arabia Saudita si trova ora esposta a minacce provenienti da tre direzioni: l'Iran, le milizie irachene allineate a Teheran e gli Houthi nello Yemen . La crescente presenza di consulenti Houthi in Iraq e il coordinamento con le formazioni locali suggeriscono un'integrazione più stretta delle capacità missilistiche, dei droni e della logistica .
Le autorità regionali temono che gli attacchi transfrontalieri e i raid di risposta possano innescare una spirale difficile da controllare. La coalizione navale saudita rappresenta per ora soprattutto un tentativo di proteggere le rotte commerciali e le esportazioni energetiche, ma la sua creazione, insieme alla preparazione di possibili operazioni nello Yemen, segnala che Riyadh considera ormai insufficiente una strategia basata soltanto sulla difesa aerea e sulla diplomazia.