Il fermo non è l’origine della crisi, ma arriva nel momento peggiore: le raffinerie stanno lavorando meno, le esportazioni di prodotti raffinati sono diminuite e le scorte di diesel, in particolare negli Stati Uniti, sono ai minimi da anni.
Secondo una nota di Industrial Info Resources citata dai resoconti disponibili, l’attacco ha danneggiato il complesso Integrated Gasification Combined Cycle (IGCC), che fornisce energia e vapore alla raffineria, oltre all’area dei serbatoi. Aramco ha quindi messo fuori servizio l’intero complesso da 400.000 barili al giorno .
La caratteristica più importante, dal punto di vista del mercato, è il mix produttivo dell’impianto: Jazan è particolarmente ricca di diesel. Per questo la perdita di capacità non pesa in modo uniforme su benzina, carburante per jet e gasolio, ma colpisce soprattutto i cosiddetti distillati medi, categoria in cui rientra il diesel .
L’impatto immediato dipenderà dalla rapidità delle riparazioni e dalla possibilità di compensare parte dei volumi con scorte o forniture provenienti da altre aree. Tuttavia, in un mercato normale un’interruzione di meno di tre settimane sarebbe più facilmente assorbibile; nelle condizioni attuali, aggiunge invece un nuovo shock dal lato dell’offerta .
Nel suo aggiornamento del 30 luglio, Goldman Sachs ha descritto il diesel come «al centro» di una storica stretta sull’offerta di carburanti . La valutazione si basa su più fattori che si stanno sommando:
Il risultato è un mercato in cui il diesel viene conteso con maggiore intensità proprio mentre domanda stagionale e scorte esercitano ulteriore pressione.
I margini dei prodotti raffinati — cioè il differenziale tra il valore dei carburanti ottenuti e il costo del greggio utilizzato — sono già pari a circa due o tre volte la media del periodo 2013-2019. Per il diesel, Goldman Sachs prevede livelli superiori alle stime precedenti alla guerra di 19-26 dollari al barile .
Negli Stati Uniti, le scorte di diesel sono indirizzate verso una possibile stretta ad agosto e risultano ai livelli più bassi dal 2003, secondo le analisi citate . L’indebolimento delle esportazioni internazionali di prodotti raffinati rende più difficile per gli importatori colmare rapidamente il divario.
Il fermo di Jazan si sovrappone inoltre alla parte più delicata della stagione estiva nell’emisfero settentrionale, quando agricoltura, autotrasporto e attività di movimentazione sostengono la domanda di diesel. Non è quindi soltanto una questione di capacità persa, ma anche di quando quella capacità viene a mancare.
La data chiave è il 15 agosto, termine indicativo fissato per il completamento delle riparazioni e il riavvio dell’impianto . Se il fermo terminasse nei tempi previsti, l’effetto diretto sarebbe limitato a poche settimane, anche se il mercato resterebbe esposto alle altre interruzioni e ai problemi logistici già in corso.
Un’estensione del blocco, invece, toglierebbe altri 400.000 barili al giorno di capacità, in gran parte orientata al diesel, proprio mentre gli operatori cercano forniture alternative. In questo scenario aumenterebbero la competizione per i carichi disponibili e la sensibilità dei prezzi a ogni nuova interruzione.
Goldman Sachs prevede che i margini dei carburanti raffinati rimangano elevati per il resto del 2026 . Alla base della sua stima non c’è soltanto l’attacco a Jazan, ma una carenza più strutturale di capacità di raffinazione globale, la chiusura accelerata di impianti europei, la diminuzione della produzione cinese di diesel e la disponibilità limitata di greggi pesanti .
La raffineria saudita, in altre parole, non crea la crisi dal nulla. La rende però più severa nel momento in cui il sistema dispone di meno scorte, meno esportazioni e meno capacità inutilizzata, rafforzando la conclusione di Goldman Sachs: nel mercato petrolifero, il diesel è oggi il segmento esposto alla stretta sull’offerta più intensa .