Il CENTCOM ha dichiarato che i missili diretti contro le forze statunitensi in Medio Oriente sono stati intercettati. La Giordania ha inoltre riferito di aver abbattuto cinque missili iraniani sul proprio territorio nelle prime ore di mercoledì .
L’attacco non va confuso con un precedente episodio del 17 luglio: in quell’occasione un missile iraniano aveva colpito alloggi modulari destinati a militari statunitensi presso una base giordana, causando la morte di due membri delle forze armate americane secondo le fonti citate .
Già il 23 luglio Donald Trump aveva detto ad Axios di stare valutando «seriamente» un attacco «massiccio» contro l’Iran, più ampio di quelli condotti nell’ambito dell’operazione Epic Fury. «Sto considerando un attacco massiccio. Più grande che mai», aveva dichiarato, precisando però di non aver ancora preso una decisione definitiva .
Il giorno successivo il presidente ha incontrato i principali consiglieri militari per esaminare le opzioni disponibili . Il 25 luglio, secondo il New York Times, Trump aveva rinviato un’immediata escalation su larga scala .
Dopo il nuovo lancio di missili iraniani del 29 luglio, tuttavia, il tono della Casa Bianca si è nuovamente irrigidito. In un’intervista a Fox News, Trump ha promesso di «dare una lezione» a Teheran e ha prospettato una risposta militare più dura . Il presidente ha continuato a dire di essere «vicino» a una decisione su un’operazione di dimensioni inedite .
Il punto centrale resta quindi il calcolo dell’escalation: Washington deve decidere se rispondere militarmente agli attacchi contro le proprie forze, senza compromettere del tutto i canali negoziali o allargare ulteriormente il conflitto.
Nelle stesse ore, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno condotto attacchi di precisione nell’Iraq orientale contro gruppi armati allineati con l’Iran. Gli obiettivi comprendevano siti logistici e depositi di armi utilizzati dalle milizie legate alle Forze di mobilitazione popolare, o PMF, un’alleanza irachena che include diverse fazioni filo-iraniane .
Riyadh ha affermato che l’operazione era una risposta agli attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite, attribuiti a milizie filo-iraniane che avrebbero agito dal territorio iracheno . Il CENTCOM ha parlato di oltre 30 attacchi con droni diretti dall’IRGC nelle 72 ore precedenti .
Le PMF hanno riferito di almeno 20 membri uccisi e 32 feriti. Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale e ha definito i raid una «pericolosa escalation» . L’intervento ha così aggiunto un nuovo fronte alla guerra tra Stati Uniti e Iran .
Secondo una valutazione riportata da Reuters, l’attacco missilistico iraniano contro le forze statunitensi e i raid USA-sauditi in Iraq non sarebbero stati collegati direttamente, anche se entrambi hanno contribuito a far saltare la pausa nei combattimenti .
L’Oman sta mediando tra Washington e Teheran per cercare di riaprire lo Stretto di Hormuz, rimasto al centro della crisi e fortemente perturbato dal conflitto. Il 27 luglio Muscat aveva affermato che i colloqui stavano facendo progressi e che l’Iran era impegnato nel confronto diplomatico .
Le fonti raccolte, però, non confermano la notizia secondo cui Teheran avrebbe respinto una proposta omanita per la gestione congiunta dello Stretto. I resoconti disponibili descrivono negoziati ancora in corso e una sospensione degli attacchi di rappresaglia durante la pausa americana, non un rifiuto esplicito del canale dell’Oman .
Questa distinzione è importante: l’esistenza della mediazione e dei colloqui è documentata, mentre il presunto rigetto di un piano specifico sul controllo dello Stretto non risulta corroborato dalle prove disponibili.
L’escalation ha nuovamente destabilizzato i mercati dell’energia e ha alimentato la pressione al rialzo sul prezzo del petrolio . Il timore di ulteriori attacchi alle infrastrutture del Golfo e di una prolungata interruzione dei traffici attraverso Hormuz pesa sulle aspettative degli operatori.
Le fonti disponibili collegano chiaramente l’aggravarsi del conflitto all’aumento dei prezzi energetici, ma non permettono di verificare con precisione il livello raggiunto dal Brent il 30 luglio . Di conseguenza, la cifra «oltre 100 dollari al barile» non può essere presentata come un dato confermato sulla base dei materiali raccolti, anche se è coerente con lo stress di mercato descritto nei resoconti.
Le informazioni disponibili sostengono quattro elementi: la fine della pausa tra Stati Uniti e Iran, l’attacco missilistico iraniano contro le forze americane in Giordania, le minacce di Trump di una risposta più ampia e i raid congiunti USA-sauditi contro gruppi filo-iraniani in Iraq.
Restano invece da verificare due dettagli specifici: il presunto rifiuto iraniano di una proposta omanita per il controllo congiunto dello Stretto di Hormuz e il prezzo esatto del Brent sopra i 100 dollari nella giornata di mercoledì.