Midea ha reagito alla corsa agli acquisti con una vera operazione di emergenza industriale e logistica.
La corsa non riguarda soltanto Midea. Anche produttori sudcoreani e giapponesi, tra cui Samsung, LG e Mitsubishi Electric, hanno segnalato una forte domanda in diversi mercati europei . Tuttavia, il PortaSplit è diventato uno dei prodotti simbolo di questa estate, proprio perché risponde al problema dell’installazione in case non predisposte .
L’aumento dei climatizzatori non è soltanto una questione commerciale. Quando milioni di apparecchi vengono accesi contemporaneamente durante le ore più calde, la domanda elettrica può aumentare rapidamente e mettere sotto pressione reti e impianti di produzione.
In Svizzera, l’ondata di calore del 2026 è stata descritta come la più lunga mai registrata nei circa 160 anni di osservazioni meteorologiche del Paese. Berna ha vissuto 13 giornate tropicali consecutive, mentre a Basilea si sono raggiunti 39 °C .
Secondo i dati citati dall’EPFL, i sistemi di raffrescamento e ventilazione rappresentano ormai quasi l’11% dei consumi elettrici svizzeri, una quota vicina al 14% attribuito al riscaldamento . Un climatizzatore split medio può consumare circa 700-1.000 kWh all’anno, diverse volte il consumo di alcuni grandi elettrodomestici .
Il quadro svizzero va però letto con cautela: la rete nazionale è storicamente più sollecitata in inverno e Swissgrid aveva indicato che, in condizioni normali, un’ondata di calore non rappresentava una minaccia significativa per la gestione della rete ad altissima tensione . Il problema futuro riguarda soprattutto l’aumento strutturale della domanda locale e i picchi estivi, non necessariamente un rischio immediato di blackout nazionale.
La Cina sta sostenendo l’aumento della domanda europea attraverso stabilimenti che lavorano a pieno ritmo, anche 24 ore su 24 in alcuni casi, e catene logistiche organizzate per accelerare l’export .
Le fonti disponibili, tuttavia, descrivono soprattutto il ruolo della Cina come grande produttrice ed esportatrice di climatizzatori. Non quantificano l’effetto di questa accelerazione produttiva sui consumi elettrici nazionali, né permettono di stabilire quanto la produzione aggiuntiva abbia inciso sulla rete cinese. È quindi possibile parlare di un’intensificazione industriale, ma non di un impatto numerico documentato sul sistema energetico del Paese.
L’IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia, considera il raffrescamento uno dei principali motori della crescita della domanda elettrica globale, insieme a data center, mobilità elettrica e industrializzazione.
Nel 2025 l’elettricità utilizzata nel mondo per il raffrescamento degli ambienti ha superato i 2.900 TWh, circa il 50% in più rispetto al 2015. Mantenendo le politiche attuali, potrebbe oltrepassare 4.500 TWh entro il 2035 .
La domanda energetica globale per il raffrescamento cresce da tempo di circa il 4% l’anno, il doppio del ritmo registrato dal riscaldamento . Nello scenario STEPS dell’IEA, basato sulle politiche annunciate e attuate dai governi, il fabbisogno elettrico di punta potrebbe aumentare di circa il 40% entro il 2035, soprattutto per effetto della maggiore richiesta di raffrescamento .
L’IEA stima inoltre che entro il 2035 il raffrescamento possa richiedere circa 1.200 TWh aggiuntivi rispetto ai livelli attuali, una quantità superiore all’attuale consumo elettrico complessivo di intere grandi regioni . Dal 2000, la quota di famiglie che possiedono un climatizzatore è triplicata a livello globale, arrivando a circa il 40%, mentre i consumi elettrici per il raffrescamento sono più che raddoppiati .
La domanda europea dell’estate 2026 mostra quindi un fenomeno più ampio: con l’aumento delle temperature, il raffrescamento diventa sempre più importante per la salute e il comfort, ma anche per la pianificazione delle reti elettriche. La sfida non sarà soltanto produrre abbastanza climatizzatori, bensì farlo funzionare con apparecchi più efficienti, edifici meglio isolati e sistemi energetici capaci di gestire picchi sempre più concentrati.