Ecco cosa ha portato alla sospensione, di quanto erano aumentate le quote e cosa rivela questa decisione sul cambio di strategia dell'OPEC+.
La decisione del gruppo di produttori di fermarsi dopo settembre è guidata da due fattori:
L'OPEC+ ha approvato sei aumenti consecutivi delle quote mensili a partire da aprile 2026, in risposta alla crisi di approvvigionamento innescata dalla guerra e dalla chiusura di Hormuz. Gli aumenti sono stati incrementali e, come hanno notato più fonti, in gran parte simbolici. Il totale cumulativo dei sette membri principali — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman — è stato di circa 1,164 milioni di barili al giorno (bpd) nel periodo di sei mesi.
L'aumento cumulativo da aprile a settembre ammonta a circa 1,164 milioni di bpd .
La pausa segna la fine netta della campagna aggressiva di ripristino dell'offerta dell'OPEC+, lanciata per compensare l'enorme perdita di fornitura causata dalla chiusura di Hormuz. Nonostante l'autorizzazione di sei aumenti mensili, l'impatto sulla produzione reale è stato minimo. La maggior parte dei membri non può fisicamente pompare di più a causa del blocco legato alla guerra, rendendo gli aumenti in gran parte "simbolici" . Gli aumenti delle quote "esisteranno in gran parte solo sulla carta", ha riferito Reuters già ad aprile, perché la guerra ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz dalla fine di febbraio .
Mettendo in pausa, l'OPEC+ riconosce che la crisi dell'offerta persiste e che spingere per ulteriori aumenti solo sulla carta sarebbe inutile senza un ritorno della capacità produttiva reale. La mossa riflette una postura cauta di "aspettare e vedere", mentre il gruppo osserva come evolveranno il conflitto in Iran e la riapertura delle spedizioni via Hormuz . È un cambiamento strategico: dal cercare di segnalare la prontezza dell'offerta al semplice gestire le aspettative in un ambiente in cui i membri stessi del gruppo non possono consegnare.
In breve, l'OPEC+ non si ferma perché il mondo ha abbastanza petrolio — si ferma perché il petrolio che potrebbe teoricamente autorizzare non può comunque raggiungere il mercato.