Per l’Iran, il blocco navale statunitense e la ripresa degli attacchi dimostrano che gli Stati Uniti non possono essere considerati un interlocutore neutrale nella governance dello stretto . Teheran accusa inoltre Washington di voler imporre una tutela militare sulla regione e di non voler riconoscere le «nuove realtà geopolitiche» .
Il ministro degli Esteri omanita Badr bin Hamad Al Busaidi ha a sua volta sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero «perso il controllo della propria politica estera», attribuendo a Israele un ruolo nel convincere Washington ad attaccare l’Iran .
Teheran punta a conservare nel lungo periodo il controllo dello stretto attraverso un sistema di gestione congiunta con l’Oman, ma con un ruolo guida iraniano nella riscossione delle tariffe .
Secondo le fonti citate nei negoziati, l’Iran sostiene che tutte le navi abbiano il diritto di attraversare Hormuz, ma ritiene che soltanto Iran e Oman siano in grado e abbiano l’obbligo di fornire i servizi di sicurezza e assistenza necessari durante il transito. Da questa impostazione deriverebbe il diritto di applicare una tariffa .
La proposta iraniana si distingue da un semplice contributo volontario: Teheran insiste su pagamenti obbligatori e sostiene che le navi che non versassero la somma richiesta potrebbero essere escluse dal passaggio .
Il 26 luglio l’Iran ha affermato che i colloqui con l’Oman sulla gestione dello stretto avevano registrato progressi, nonostante la ripresa degli attacchi statunitensi . Tuttavia, la questione fondamentale — controllo bilaterale o gestione regionale — resta irrisolta.
Mascate ha presentato all’Iran un progetto alternativo: un meccanismo regionale con la partecipazione degli Stati dell’area per gestire collettivamente lo Stretto di Hormuz . In questo schema, Teheran non avrebbe il controllo esclusivo della via d’acqua .
Il piano si ispira allo Stretto di Malacca, dove gli utilizzatori contribuiscono volontariamente a finanziare servizi di navigazione, protezione ambientale e ricerca e soccorso . Il consorzio dovrebbe occuparsi della sicurezza marittima, delle operazioni di salvataggio e di altre forme di cooperazione regionale. Sia la partecipazione sia i pagamenti sarebbero volontari .
L’Oman ha inoltre valutato un sistema a due corridoi:
Per l’Iran, però, il consorzio ridurrebbe la sua autorità unilaterale. Teheran preferisce quindi un’intesa strettamente bilaterale con l’Oman, nella quale mantenga la leadership sulla riscossione dei pagamenti e possa subordinare il transito al versamento delle tariffe .
La disputa sulla gestione di Hormuz si inserisce in uno scontro militare regionale ancora aperto.
Prima che la crisi di Hormuz diventasse il principale fronte dello scontro, l’Oman aveva cercato di mediare tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran.
I due Paesi hanno tenuto colloqui indiretti a Mascate il 6 e il 26 febbraio 2026. Entrambi i round si sono conclusi senza un accordo e i diplomatici sono rientrati nelle rispettive capitali .
Il 28 febbraio, il ministro degli Esteri omanita aveva annunciato che l’Iran avrebbe accettato di non accumulare mai uranio arricchito, definendo la pace «a portata di mano» . Poche ore dopo, l’avvio della campagna aerea statunitense e israeliana ha fatto saltare il percorso diplomatico.
A giugno, un funzionario statunitense ha dichiarato che l’Oman era stato rimosso dal ruolo di mediatore tra Washington e Teheran . Il Soufan Center ha poi parlato del «probabile crollo» del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran all’inizio di luglio .
Lo Stretto di Hormuz resta in gran parte chiuso al traffico commerciale non autorizzato. Il blocco navale statunitense è attivo, continuano attacchi aerei periodici e i colloqui tra Iran e Oman proseguono senza aver superato il principale ostacolo politico.
La scelta è ancora tra due modelli incompatibili: da un lato la gestione bilaterale guidata dall’Iran, con tariffe obbligatorie; dall’altro il consorzio regionale proposto dall’Oman, basato su cooperazione e contributi volontari. Al 28 luglio non è stato raggiunto né un cessate il fuoco complessivo né un accordo per la riapertura dello stretto.