Il primo impulso è arrivato dagli Stati Uniti. Il 27 luglio i titoli dei produttori di chip hanno subito forti vendite a New York, riaccendendo i dubbi sulla domanda futura di semiconduttori e sulla sostenibilità del boom dell'intelligenza artificiale .
La reazione asiatica è stata immediata: il KOSPI, fortemente esposto alle società tecnologiche, ha seguito la debolezza dell'indice dei semiconduttori di Filadelfia, mentre a Tokyo le vendite si sono concentrate sui nomi più legati all'AI, tra cui Kioxia, Tokyo Electron e Advantest .
A rendere ancora più nervoso il mercato è stato il debutto a Shanghai di ChangXin Memory Technologies (CXMT). Il produttore cinese di memorie DRAM ha guadagnato circa il 466-471% nella prima seduta, arrivando — secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti — a superare Intel per capitalizzazione di mercato .
Per gli investitori, non si è trattato soltanto di un'IPO spettacolare. Il debutto ha dato visibilità a un nuovo concorrente nel segmento dominato da Samsung Electronics, SK Hynix e Micron. La prospettiva di una maggiore competizione, e quindi di una possibile pressione su prezzi e margini, ha innescato una rivalutazione dei titoli coreani delle memorie .
SK Hynix è arrivata a perdere l'11%, dopo che le sue azioni quotate negli Stati Uniti erano scese a un minimo storico, anche sotto il prezzo dell'offerta iniziale. Samsung Electronics ha perso il 9,15% .
Il problema più ampio riguarda il modo in cui viene finanziata l'espansione dell'intelligenza artificiale. I grandi operatori cloud — i cosiddetti hyperscaler, cioè società come i principali fornitori globali di cloud computing — stanno pianificando investimenti enormi in data center, acceleratori e infrastrutture AI.
Gli investitori temono che una parte crescente di questa spesa venga sostenuta attraverso il debito. Se i ricavi generati dall'AI o il ritorno sugli investimenti deludessero, la pressione finanziaria potrebbe ridurre gli ordini futuri. Si creerebbe così un ciclo potenzialmente fragile: la domanda di chip dipenderebbe da investimenti finanziati a debito, mentre la capacità di ripagare quel debito dipenderebbe proprio dalla crescita della domanda di AI .
Reuters ha indicato i crescenti timori sui rischi finanziari legati alle infrastrutture AI tra i fattori del sell-off del 28 luglio . Anche lo smontaggio di un ETF sudcoreano a leva sul settore dei semiconduttori, avvenuto il 23 giugno, aveva già evidenziato i rischi di posizioni troppo affollate e dell'eccessivo ricorso alla leva da parte degli investitori retail .
Il mercato non sta più premiando automaticamente i buoni risultati. Samsung ha previsto per il secondo trimestre un aumento di 19 volte dell'utile operativo, fino a 89,4 trilioni di won, pari a circa 58,4 miliardi di dollari. Eppure il titolo è sceso di quasi il 7% .
Il messaggio degli investitori è chiaro: una crescita straordinaria potrebbe essere già incorporata nei prezzi. Per sostenere ulteriori rialzi servono quindi risultati ancora migliori delle attese, non soltanto bilanci solidi.
Lo stesso schema si è visto con Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC). I risultati sono stati forti, ma non hanno soddisfatto le aspettative molto elevate del mercato; l'aumento della spesa e i timori sui costi hanno alimentato una nuova ondata di vendite sui titoli asiatici dei chip .
La Corea del Sud è particolarmente vulnerabile perché Samsung Electronics e SK Hynix rappresentano insieme oltre metà della capitalizzazione del KOSPI . Quando i titoli delle memorie salgono, l'indice può sovraperformare il resto del mondo; quando il mercato cambia direzione, la stessa concentrazione amplifica la discesa.
Il KOSPI era passato dall'essere uno dei mercati azionari più brillanti dell'anno all'ingresso in territorio ribassista all'inizio di luglio. La rapidità del ribaltamento ha mostrato quanto il rally fosse dipendente dal tema dell'AI e quanto il sentiment globale potesse cambiare in pochi giorni .
Ogni trimestrale della tecnologia è ormai diventata un possibile evento di mercato. Il piano di Meta per vendere capacità di calcolo AI aveva già alimentato timori di sovracapacità e fatto scendere i titoli asiatici dei chip il 2 luglio . Il 16 luglio, invece, i risultati di TSMC non sono riusciti a rassicurare gli investitori, preoccupati dall'aumento dei costi e dalla crescente stanchezza nei confronti del boom dell'AI .
Ora l'attenzione si sposta sui risultati di Nvidia, Apple e degli altri grandi operatori cloud. Ogni comunicato dovrà rispondere alla stessa domanda: la crescita dei ricavi legati all'intelligenza artificiale è sufficiente a giustificare una pipeline di investimenti infrastrutturali superiore a mille miliardi di dollari?
Secondo il desk Prime Services di Goldman Sachs, gli hedge fund hanno già iniziato a ridurre l'esposizione alla tecnologia in vista della stagione dei risultati .
Il crollo di Nikkei e KOSPI è stato il risultato della sovrapposizione di tre fattori: una nuova ondata di vendite sui chip statunitensi, l'ingresso più aggressivo della Cina nel mercato delle memorie e una rivalutazione dei rischi finanziari e delle valutazioni legate all'AI.
Finché i prossimi risultati della Big Tech non offriranno una sorpresa positiva netta — con ricavi, margini e indicazioni sulla spesa convincenti — la correzione potrebbe proseguire. Il tema dell'intelligenza artificiale non è necessariamente compromesso, ma il mercato sembra essere entrato in una fase diversa: non basta più promettere una crescita enorme; bisogna dimostrare quanto costa e quanto rapidamente genera ritorni.