La sanzione complessiva è stata divisa in due parti:
Si tratta della più alta sanzione mai comminata nell’ambito del DMA . La Commissione ha inoltre ordinato a Google di porre fine alle due pratiche entro 60 giorni; in caso contrario, potrebbero scattare penalità periodiche crescenti .
Il 24 luglio, appena un giorno dopo la decisione europea, Trump ha annunciato che l’Office of the U.S. Trade Representative — l’ufficio statunitense responsabile della politica commerciale — avrebbe aperto un’indagine ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974 sulle multe comminate dall’UE alle aziende tecnologiche americane .
La Section 301 consente agli Stati Uniti di esaminare pratiche straniere ritenute ingiuste o discriminatorie e, al termine della procedura, di valutare possibili contromisure commerciali.
In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha definito la multa a Google “illegale e altamente discriminatoria”. Ha inoltre accusato l’Unione europea di “derubare” le imprese americane, presentando le sanzioni contro Google e altri gruppi tecnologici statunitensi come parte di un attacco più ampio all’industria USA .
La reazione della Casa Bianca non si è fermata all’indagine. Trump ha minacciato di imporre un nuovo dazio “sostanziale” sulle merci provenienti dall’Unione europea, sostenendo che Bruxelles avrebbe pagato “un prezzo molto alto” per quella che ha definito una pratica illegale e altamente discriminatoria .
Il presidente ha collegato la minaccia non solo alla multa contro Google, ma anche alle precedenti sanzioni europee nei confronti di Apple e Meta. L’obiettivo, secondo la sua impostazione, sarebbe contrastare quello che Washington considera un trattamento sfavorevole delle aziende tecnologiche americane .
Secondo quanto riportato da Politico, Trump ha scritto: “Le sanzioni saranno completamente annullate e prevediamo che venga imposto loro un DAZIO sostanziale al più presto” . L’ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti ha inoltre avvertito che la multa genera “incertezza” per l’accordo commerciale tra UE e USA .
Bernd Lange, eurodeputato tedesco del gruppo socialista e presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha invitato l’UE a prepararsi a ulteriori ritorsioni americane. In un’intervista a Euronews, Lange ha affermato che nuovi dazi statunitensi potrebbero attivare la sospensione dell’accordo commerciale UE-USA .
L’intesa a cui fa riferimento è l’accordo politico sui dazi raggiunto nel luglio 2025 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e da Trump a Turnberry, in Scozia . Il Parlamento europeo ne ha approvato l’attuazione in via condizionata nel marzo 2026 .
Gli eurodeputati avevano rafforzato proprio una clausola di sospensione per consentire all’UE di ritirare, in tutto o in parte, le preferenze tariffarie se gli Stati Uniti avessero introdotto dazi aggiuntivi oltre il tetto concordato del 15%, oppure nuove imposte sulle merci europee .
La clausola non significa che l’accordo sia già stato sospeso. Indica però un possibile meccanismo di risposta se Washington dovesse trasformare la minaccia in nuove misure commerciali.
Lange ha anche ribadito che sia il DMA sia il Digital Services Act (DSA) restano “non negoziabili” per l’Unione europea. Il messaggio politico è chiaro: Bruxelles non intende modificare le proprie regole digitali soltanto in risposta alla pressione tariffaria americana .
La crisi legata a Google arriva in un rapporto commerciale che aveva già attraversato diversi momenti di tensione:
La multa da 890 milioni di euro si inserisce quindi in una relazione già priva di stabilità e fiducia reciproca.
Per il momento, le conseguenze commerciali annunciate sono tre: un’indagine Section 301 contro l’UE, la minaccia di un nuovo dazio “sostanziale” e il rischio concreto — ma non ancora realizzato — di sospensione dell’accordo commerciale UE-USA.
Il caso mostra come le regole europee sulla concorrenza digitale siano diventate anche un tema geopolitico. Washington considera le multe contro i colossi tecnologici americani una forma di penalizzazione economica; Bruxelles sostiene invece che il DMA e il DSA siano norme necessarie per proteggere la concorrenza e la scelta degli utenti.
Il prossimo passaggio dipenderà da due fattori: se l’amministrazione Trump darà seguito alla minaccia tariffaria e se l’Unione europea riterrà che ci siano le condizioni per attivare la clausola di sospensione. Se l’escalation proseguirà, la disputa nata da una sanzione digitale potrebbe rimettere in discussione le riduzioni tariffarie negoziate nel 2025.