La campagna sarebbe passata attraverso GatherOne, una società con sede a Pechino e uno dei partner pubblicitari cinesi autorizzati dalla stessa Meta. Gli annunci, secondo l’analisi del TTP basata sulla Libreria inserzioni di Meta, promuovevano strumenti capaci di creare immagini intime non consensuali, in aperta contraddizione con le regole della piattaforma .
L’indagine ha ricostruito una rete pubblicitaria di dimensioni rilevanti:
Il TTP sostiene che gli annunci violassero contemporaneamente tre aree delle policy di Meta: il divieto di promuovere app per la creazione di immagini intime non consensuali, le norme contro la nudità e i contenuti sessualmente allusivi e le regole sul comportamento non autentico, compreso l’uso di account falsi .
GatherOne non sarebbe un semplice inserzionista indipendente. La società figura tra gli appena 11 rivenditori pubblicitari cinesi di fascia più alta scelti e autorizzati da Meta . Poiché Facebook e Instagram sono bloccati in Cina, le aziende cinesi che vogliono raggiungere utenti stranieri si affidano a intermediari di questo tipo per acquistare spazi pubblicitari sulle piattaforme di Meta .
Il collegamento con GatherOne emerge dalle informazioni rese pubbliche nella Libreria inserzioni di Meta: gli annunci analizzati provenivano da account che la indicavano come inserzionista e pagatore . Il TTP riferisce inoltre che la società gestisce complessivamente più di 30.000 annunci al mese, un volume che potrebbe aver reso più difficile individuare e smantellare tempestivamente l’intera rete .
Meta non ha risposto direttamente alle domande del TTP, ma ha dichiarato a Bloomberg di adottare “misure aggressive” contro le app “nudify”. L’azienda ha aggiunto che gli inserzionisti non conformi possono subire la cancellazione delle campagne, sanzioni finanziarie e la chiusura degli account pubblicitari .
Cindy Southworth, responsabile della sicurezza delle donne presso Meta, ha dichiarato: “Non consentiamo immagini intime non consensuali né app ‘nudify’ sulle nostre piattaforme e adottiamo misure aggressive per contrastarle” .
La vicenda arriva poco più di un anno dopo che, nel giugno 2025, Meta aveva annunciato una causa contro i creatori delle app “nudify” di CrushAI e nuove tecnologie di rilevamento . Il rapporto del TTP suggerisce però che tali iniziative non abbiano impedito a una rete collegata a un partner autorizzato di continuare a pubblicizzare servizi vietati.
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, GatherOne ha comunicato al TTP di aver sospeso le nuove richieste di apertura di account legate a servizi di intelligenza artificiale “nudify”, face swap e “girlfriend”. La società ha anche affermato di stare realizzando un “aggiornamento completo dei sistemi di conformità” per affrontare l’evoluzione tecnica dei media sintetici .
La denuncia si inserisce in un contesto economico più ampio. Nel 2024 Meta avrebbe generato 18,35 miliardi di dollari di ricavi dagli inserzionisti cinesi, rispetto ai 13,69 miliardi del 2023: una cifra pari a circa un decimo dei ricavi annuali complessivi dell’azienda .
Un’inchiesta Reuters del dicembre 2025, basata su documenti interni di Meta, ha stimato che circa il 19% di quei ricavi, oltre 3 miliardi di dollari, provenisse da annunci relativi a truffe, gioco d’azzardo illegale, pornografia e altri contenuti vietati .
Anche il possibile impatto delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina evidenzia la rilevanza di questo mercato: gli analisti di MoffettNathanson hanno stimato che Meta potrebbe perdere fino a 7 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari cinesi a causa dei dazi .
Per il TTP, il caso GatherOne riflette quindi un problema più strutturale: la difficoltà di Meta nel conciliare l’applicazione delle proprie regole con la dipendenza da un flusso pubblicitario del valore di miliardi di dollari .
Il rapporto è stato pubblicato anche nel contesto del TAKE IT DOWN Act, la legge federale statunitense contro la diffusione online di immagini intime non consensuali. Il provvedimento, approvato dalla Camera con 409 voti favorevoli e 2 contrari, è stato firmato dal presidente Donald Trump il 19 maggio 2025 ed è diventato la Public Law No. 119-12 .
La legge vieta la pubblicazione online non consensuale di immagini intime, sia autentiche sia generate o alterate con l’intelligenza artificiale, e impone alle piattaforme interessate di rimuovere rapidamente questi contenuti dopo aver ricevuto una segnalazione .
Il caso analizzato dal TTP mette però in evidenza il limite principale di questo approccio: anche con un nuovo quadro normativo, una parte decisiva dell’applicazione resta affidata ai sistemi di controllo e moderazione delle piattaforme. E quando sono in gioco ricavi pubblicitari molto consistenti, le falle possono rimanere aperte più a lungo del previsto.
L’inchiesta non dimostra che Meta abbia creato o gestito direttamente le app “nudify”. Mostra però che migliaia di annunci per promuoverle sono comparsi su Facebook e Instagram attraverso GatherOne, un partner pubblicitario cinese ufficialmente autorizzato. Molti annunci sono stati rimossi solo successivamente e Meta non ha spiegato perché la rete non sia stata bloccata prima .
GatherOne ha sospeso le nuove richieste di account legate ai servizi più controversi, ma la vicenda lascia irrisolta la questione centrale: quanto possono essere efficaci le policy di Meta se i controlli non riescono a fermare rapidamente contenuti che la stessa azienda considera vietati?