Il ministro ha spiegato che durante la tregua i rischi per le petroliere si sono ridotti, favorendo un aumento delle esportazioni e consentendo la vendita di una parte delle circa 100 milioni di barili di greggio e condensato stoccati . Con la minaccia navale allentata, l'Iran è riuscito a spostare volumi significativi di greggio oltre la linea del blocco e a raggiungere clienti che durante le ostilità erano irraggiungibili .
Paknejad ha sottolineato che i 18 miliardi di dollari rappresentano oltre il 60% delle entrate petrolifere previste nel bilancio annuale iraniano . Secondo stime di bilancio indipendenti della fine del 2025, l'obiettivo di entrate lorde da greggio per l'anno iraniano 1405 (iniziato a marzo 2026) era di circa 21 miliardi di dollari, basato su vendite previste di circa 1 milione di barili al giorno a 57 dollari al barile . Il dato reale di 18 miliardi ha quindi superato le aspettative, che molti ritenevano ottimistiche persino in condizioni normali .
Il balzo delle vendite durante la tregua è stato reso possibile da un'inversione di rotta americana, poi rapidamente annullata:
Gli annunci di Paknejad arrivano in un contesto di fluttuazioni della produzione e dei volumi esportati durante il conflitto:
In caso di un accordo di pace completo, analisti e rapporti stimano che l'Iran potrebbe generare oltre 60 miliardi di dollari all'anno di entrate petrolifere se i livelli di produzione pre-conflitto (circa 3,5–4 milioni di bpd di greggio più condensato) venissero pienamente ripristinati e le sanzioni fossero rimosse in via permanente . I 18 miliardi di dollari ottenuti durante la guerra e la tregua rappresentano quindi circa il 30% o meno delle potenziali entrate annuali in uno scenario di piena normalizzazione . Lo stesso Paknejad aveva dichiarato in precedenza che, se le sanzioni USA fossero state rimosse, l'Iran avrebbe potuto aumentare la produzione di greggio fino a livelli vicini a quelli del 2015, circa 3,8 milioni di bpd, entro un anno .
Per dare un termine di paragone, nel 2025 le esportazioni di petrolio iraniano erano salite a livelli pluriennali grazie a spedizioni clandestine (principalmente verso la Cina), ma i guadagni effettivi del governo erano diminuiti a causa dei forti sconti e dei costi di elusione delle sanzioni . L'Iran vendeva più petrolio ma guadagnava meno per ogni barile . I 18 miliardi di dollari in tempo di guerra, pur impressionanti rispetto alle previsioni di bilancio, arrivavano in un momento in cui i prezzi globali del greggio erano aumentati a causa del conflitto stesso, fornendo una spinta favorevole che potrebbe non persistere in condizioni normali.