La motivazione indicata da Teheran è precisa: l’IRGC sostiene che gli Stati Uniti abbiano iniziato a impiegare bombardieri strategici B-1 partiti da Fairford per colpire l’Iran, dopo che le navi statunitensi nell’Oceano Indiano avrebbero esaurito parte delle proprie scorte di missili da crociera .
La dichiarazione, diffusa attraverso canali legati all’IRGC, conteneva anche un avvertimento rivolto alla «monarchia britannica» . Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre accusato il Regno Unito di essere un complice della campagna militare statunitense .
Il governo britannico ha risposto affermando che le Forze armate sono pronte a proteggere il Paese da qualsiasi attacco. La formula usata da Londra è stata: il Regno Unito è pronto a difendersi «24 ore su 24, 7 giorni su 7» .
La risposta ha richiamato anche la capacità britannica di organizzare una difesa stratificata contro minacce aeree e missilistiche, con il coinvolgimento di Royal Navy, British Army e Royal Air Force e il coordinamento con gli alleati della NATO .
Sul piano politico, Londra sostiene di aver autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare le basi britanniche soltanto per operazioni «difensive», come l’intercettazione o il contrasto di lanci missilistici iraniani, e non per missioni offensive contro l’Iran . È proprio questa distinzione, però, a essere respinta da Teheran: dal punto di vista iraniano, un bombardiere che decolla da una base britannica per colpire obiettivi in Iran rende quella base parte dell’operazione, indipendentemente dall’etichetta usata dal governo britannico.
Le ricostruzioni pubblicate il 21 e 22 luglio riferiscono che il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham ha accettato di mantenere la politica del suo predecessore Keir Starmer. In base a tali resoconti, gli Stati Uniti possono continuare a utilizzare RAF Fairford e Diego Garcia, territorio britannico nell’Oceano Indiano, per missioni che Londra definisce difensive .
Le notizie, attribuite da diverse testate a Bloomberg e a fonti governative, descrivono una decisione di continuità più che una nuova apertura operativa. Le basi potrebbero essere impiegate per contrastare la minaccia missilistica iraniana e, secondo alcune ricostruzioni, per operazioni collegate alla sicurezza dello Stretto di Hormuz .
I resoconti indicano inoltre che Washington, sotto l’amministrazione di Donald Trump, avrebbe esercitato pressioni sul nuovo governo britannico affinché garantisse la permanenza dell’accesso statunitense alle due installazioni . Tuttavia, i governi britannico e statunitense non hanno confermato pubblicamente tutti i dettagli dei colloqui .
Un punto importante per ricostruire l’escalation riguarda la data dell’offensiva principale. Le fonti disponibili collocano l’inizio della guerra su vasta scala tra Stati Uniti, Israele e Iran al 28 febbraio 2026, non al febbraio 2025 . Quel giorno Washington e Israele lanciarono attacchi coordinati contro obiettivi iraniani, tra cui infrastrutture militari, sistemi missilistici, difese aeree e centri di comando .
Le fonti citate nel materiale di ricerca descrivono inoltre l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei e di altri esponenti di vertice iraniani, ma questi dettagli provengono in larga parte da ricostruzioni secondarie e da fonti con livelli di affidabilità differenti .
Prima di questa fase c’era stata la guerra dei dodici giorni del giugno 2025. In quell’occasione Israele colpì obiettivi iraniani e gli Stati Uniti intervennero direttamente con bombardieri B-2 e missili da crociera contro tre siti nucleari, tra cui Fordow, Natanz e Isfahan . Il conflitto si concluse con una tregua fragile, entrata formalmente in vigore il 24 giugno 2025 .
La tregua del giugno 2025 non ha impedito una nuova escalation. Secondo le cronologie disponibili, le ostilità sono riprese nel 2026 e lo Stretto di Hormuz è diventato uno dei principali punti di crisi. L’IRGC ha minacciato di ostacolare il traffico nello stretto, una rotta strategica per il commercio energetico mondiale.
Il conflitto si è così esteso oltre il confronto diretto tra Stati Uniti, Israele e Iran, coinvolgendo anche Paesi del Golfo, Yemen e infrastrutture marittime. A luglio 2026 gli Stati Uniti hanno condotto nuove ondate di attacchi aerei e navali contro centri di comando, difese aeree e strutture costiere iraniane .
In questo quadro, l’uso di basi britanniche assume un significato strategico: RAF Fairford offre agli Stati Uniti un punto di appoggio in Europa, mentre Diego Garcia consente operazioni nell’Oceano Indiano. Per Teheran, la disponibilità di queste strutture dimostra il coinvolgimento britannico; per Londra, invece, il sostegno resta limitato alla difesa del personale, degli alleati e delle rotte regionali.
Nel materiale raccolto non compare una fonte autonoma e verificabile relativa a una specifica nuova minaccia di Donald Trump di bombardare le infrastrutture iraniane proprio nei giorni dell’avvertimento contro RAF Fairford.
È però documentato il quadro generale di una forte escalation militare dell’amministrazione Trump nel 2026, a partire dagli attacchi del 28 febbraio e dalle successive operazioni contro siti nucleari, porti, difese e infrastrutture militari iraniane . Per questo, la minaccia attribuita a Trump va distinta tra il contesto più ampio della campagna militare — sostenuto dalle fonti — e una dichiarazione specifica, che le fonti disponibili non consentono di verificare separatamente.
L’IRGC ha anche sostenuto di aver colpito un’unità statunitense di guerra elettronica presso la base di Al-Udeid, in Qatar. Questa specifica rivendicazione non è corroborata da una fonte diretta e citabile tra i risultati disponibili.
Va quindi considerata non confermata. Una fonte ricorda che, durante la guerra dei dodici giorni del giugno 2025, una rappresaglia iraniana aveva preso di mira Al-Udeid, ma ciò non dimostra la successiva distruzione di un’unità di guerra elettronica .
La minaccia contro RAF Fairford nasce dall’accusa iraniana secondo cui il Regno Unito non si limiterebbe a ospitare personale statunitense, ma starebbe consentendo il lancio di attacchi contro l’Iran. La risposta britannica si basa invece sulla distinzione tra operazioni offensive e difensive e sulla promessa di proteggere il territorio nazionale.
La decisione di Andy Burnham di mantenere l’accesso statunitense alle basi, se confermata nei termini riportati dalle fonti, ha rafforzato la continuità strategica tra Londra e Washington. Allo stesso tempo ha aumentato il rischio che strutture britanniche vengano percepite da Teheran come parte integrante della campagna statunitense. La dichiarazione dell’IRGC rappresenta dunque un ampliamento dichiarato del perimetro degli obiettivi, ma non costituisce di per sé la prova che un attacco a RAF Fairford o ad altre basi britanniche sia stato deciso o effettuato.