La decisione ha portato il conflitto tra Washington e Teheran più vicino al fianco orientale della NATO: l’Iran ha minacciato Sofia, la politica bulgara si è spaccata e l’Alleanza atlantica ha promesso di difendere il Paese da eventuali ritorsioni.
Il risultato è arrivato in un Parlamento composto da 240 deputati. I 136 voti a favore sono stati espressi da 121 parlamentari della coalizione di governo Progressive Bulgaria e da 15 deputati del Movimento per i diritti e le libertà, noto con l’acronimo MRF. I 13 contrari comprendevano 12 esponenti di Vazrazhdane e un deputato di Progressive Bulgaria; due parlamentari della coalizione di governo si sono astenuti .
Il via libera dell’aula è seguito all’approvazione del 21 luglio da parte della Commissione parlamentare per la Difesa. La richiesta americana era stata trasmessa attraverso una nota diplomatica e si inseriva nell’accordo di cooperazione in materia di difesa tra Stati Uniti e Bulgaria del 2006 .
Il governo e la presidenza hanno insistito sulla natura non offensiva della missione. La presidente bulgara Iliana Iotova ha sostenuto che la presenza dei tanker non renderebbe la Bulgaria una “parte dell’azione militare” contro l’Iran . Il primo ministro Rumen Radev ha definito “categoricamente fuori questione” lo svolgimento di operazioni militari in Medio Oriente dal territorio bulgaro e ha affermato che gli aerei avrebbero finalità esclusivamente logistiche .
L’opposizione più dura è arrivata da Vazrazhdane, partito nazionalista e filorusso, che ha accusato il governo di trascinare la Bulgaria nella guerra tra Stati Uniti e Iran. Altri parlamentari hanno espresso una preoccupazione più ampia: anche senza armi offensive, ospitare assetti militari americani potrebbe esporre il Paese alle conseguenze di un conflitto regionale .
I KC-135 sono aerei cisterna progettati per rifornire altri velivoli in volo. Non sono caccia e il loro compito principale è estendere l’autonomia degli aerei militari, permettendo loro di restare più a lungo in missione o di operare a maggiore distanza.
Secondo le autorità bulgare, a Bezmer non verrebbero schierati sistemi d’arma offensivi e i tanker sarebbero destinati a compiti di supporto. Radev ha inoltre dichiarato che il rifornimento dei KC-135 avverrebbe al di fuori dello spazio aereo bulgaro . Proprio la distinzione tra supporto logistico e partecipazione diretta alle operazioni è al centro della controversia politica e diplomatica.
Il 21 luglio il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha messo in guardia la Bulgaria dal consentire agli Stati Uniti di utilizzare il suo territorio per operazioni contro l’Iran. Secondo la posizione espressa da Teheran, qualsiasi attività che facilitasse gli attacchi americani equivarrebbe a una complicità in quella che l’Iran definisce “aggressione e crimini di guerra” .
Non era il primo messaggio di questo tipo. All’inizio del 2026 le autorità iraniane avevano già inviato a Sofia una nota diplomatica per chiedere che gli aeroporti bulgari non venissero utilizzati da aerei impegnati in attività militari legate all’Iran, riservandosi il diritto di “rispondere” .
Il viceministro degli Esteri ad interim Marin Raykov ha confermato l’esistenza della nota, ma ha detto che non c’erano motivi per lanciare un allarme pubblico . Sofia ha respinto la lettura iraniana, sostenendo che i KC-135 avrebbero svolto un ruolo logistico e non offensivo.
Il 23 luglio il colonnello della NATO Martin O’Donnell ha dichiarato a Euronews: “La NATO difenderà la Bulgaria da qualsiasi azione dell’Iran”. O’Donnell ha ricordato che l’Alleanza aveva già difeso il territorio turco, dopo il lancio di missili balistici iraniani verso la Turchia, Paese membro della NATO .
La dichiarazione si colloca nel solco della dichiarazione del vertice NATO di Ankara dell’8 luglio 2026, con cui i leader alleati hanno ribadito il loro “impegno incrollabile” alla difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del Trattato di Washington e a un approccio di deterrenza e difesa a 360 gradi .
Già nei primi mesi del 2026 la NATO aveva innalzato il livello di prontezza dei sistemi di difesa aerea e antimissile sul fianco orientale, in risposta agli attacchi missilistici iraniani descritti dall’Alleanza come indiscriminati. Un missile balistico lanciato verso la Turchia era stato intercettato dai sistemi di difesa della NATO .
Anche la Grecia aveva annunciato il dispiegamento di una batteria Patriot e di alcuni F-16 nel nord del Paese per contribuire alla protezione della Bulgaria, dopo una richiesta formale di Sofia nel marzo 2026 .
Il caso Bezmer si inserisce in una fase di intensificazione della campagna militare statunitense contro l’Iran, mentre il presidente Donald Trump minacciava un’ulteriore escalation . Nei mesi precedenti l’Iran aveva lanciato missili balistici verso la Turchia, membro della NATO, e verso Cipro. Il ministro della Difesa bulgaro Atanas Zapryanov aveva definito il lancio contro la Turchia una “pericolosa escalation” .
Le fonti disponibili descrivono un conflitto in riacutizzazione e un ampliamento delle operazioni militari, ma non documentano con una fonte specifica e univoca il collasso di una “tregua provvisoria”. Il quadro verificabile è quello di un deterioramento degli sforzi diplomatici e di un aumento della pressione militare nella regione .
Radev ha anche riconosciuto che precedenti dispiegamenti di aerei americani presso l’aeroporto civile di Sofia erano collegati a operazioni in Medio Oriente. Il riferimento suggerisce una continuità nel ruolo logistico svolto dalla Bulgaria, pur con modalità diverse rispetto alla nuova presenza prevista a Bezmer .
Il premier ha ribadito che gli aerei presenti in Bulgaria avrebbero finalità “puramente logistiche” e che sul territorio non sarebbero stati dispiegati sistemi d’arma offensivi . Per il governo, è la garanzia che Sofia non diventi una base di attacco contro l’Iran; per l’opposizione, invece, la stessa funzione di supporto può comunque rendere la Bulgaria parte del confronto e aumentare i rischi per la sua sicurezza.