L’autorità saudita per il trasporto marittimo ha confermato che la Encelia era stata colpita e che un incendio si era sviluppato nella parte anteriore della nave . L’episodio ha riacceso i timori per le rotte commerciali nei pressi di Bab el-Mandeb, uno stretto strategico tra Mar Rosso e Oceano Indiano attraverso cui transita una parte importante dei flussi energetici globali.
Per i mercati europei, il problema è duplice: un petrolio più caro aumenta i costi per imprese e famiglie e può rallentare il percorso di discesa dell’inflazione. Nel corso del 2026, precedenti rialzi del greggio oltre i 100 dollari avevano già spinto gli investitori a temere nuove pressioni sui prezzi .
A rendere il quadro ancora più pesante sono stati i commenti di tono restrittivo provenienti dalla Banca centrale europea. Gli investitori hanno iniziato a considerare meno probabile il taglio dei tassi previsto per settembre, ipotizzando che possa essere rinviato o addirittura cancellato .
L’aumento del petrolio rende infatti più difficile per la BCE allentare la politica monetaria senza rischiare di riaccendere l’inflazione. Già nei mesi precedenti, le fiammate dei prezzi energetici avevano portato i trader a prezzare persino due possibili rialzi dei tassi BCE nel corso dell’anno .
Rendimenti obbligazionari più elevati e tassi di interesse più alti tendono a penalizzare le azioni, soprattutto i titoli tecnologici e le società le cui valutazioni dipendono maggiormente dalla crescita futura degli utili.
La pressione macroeconomica si è sommata a una raffica di risultati societari che non hanno convinto il mercato.
Le azioni Nestlé hanno perso quasi l’8%, registrando la peggiore giornata dal 1989 . Il calo è arrivato nello stesso giorno in cui il gruppo svizzero ha annunciato l’intenzione di raccogliere circa 3 miliardi di euro trasferendo metà della propria attività globale delle acque in una joint venture paritetica con la società d’investimento statunitense Platinum Equity.
La nuova società, chiamata Peranel, avrà un valore d’impresa di 4,9 miliardi di euro e includerà marchi come Perrier, S.Pellegrino, Acqua Panna e Nestlé Pure Life .
Il dato sulle vendite organiche del secondo trimestre, cresciute del 3,7%, aveva leggermente superato le attese degli analisti . La reazione violentemente negativa del titolo ha però segnalato la delusione degli investitori per i termini dell’operazione o per le prospettive complessive del gruppo.
STMicroelectronics è crollata fino al 17% a Milano, segnando il calo infragiornaliero più ampio da luglio 2025 .
I numeri del secondo trimestre, presi isolatamente, erano migliori delle previsioni: i ricavi sono arrivati a 3,49 miliardi di dollari contro i circa 3,47 miliardi attesi, mentre l’utile per azione non-GAAP è stato di 0,31 dollari, sopra il consenso di 0,23 dollari .
Gli investitori hanno tuttavia concentrato l’attenzione sulle indicazioni per il trimestre successivo. La guidance sui ricavi del terzo trimestre, pari a circa 3,70 miliardi di dollari nel punto medio, era quasi il 2% sotto la previsione media degli analisti, stimata in 3,76 miliardi .
Il gruppo ha inoltre ridotto la previsione sui ricavi 2026 a un intervallo di circa 13,2-13,7 miliardi di dollari, dai precedenti 14-15 miliardi . Il taglio ha rafforzato il timore che la domanda di semiconduttori per il settore automobilistico e quello industriale stia attraversando una correzione più strutturale, non limitata a un solo trimestre.
Il gruppo finlandese della carta, del legno e degli imballaggi Stora Enso ha perso fino all’11% in apertura e ha chiuso la seduta in calo di circa l’8,5% .
L’EBIT rettificato è aumentato del 27% su base annua, a 160 milioni di euro, ma è rimasto sotto il consenso di circa 174 milioni, con uno scostamento negativo dell’8% . I ricavi sono rimasti sostanzialmente invariati, a 2,423 miliardi di euro .
A pesare ulteriormente è stata la cautela sulle prospettive del terzo trimestre: la società ha avvertito che domanda e costi restano difficili da prevedere .
La seduta non ha penalizzato tutti i settori allo stesso modo. Il rialzo del petrolio e l’escalation geopolitica hanno favorito una rotazione verso comparti considerati più protetti o direttamente beneficiari della crisi.
TotalEnergies ha guadagnato circa il 2,5%, risultando il principale rialzo tra le grandi società energetiche europee. Anche Shell e BP hanno beneficiato della corsa del greggio .
Dassault Aviation è salita di quasi l’8% grazie a risultati solidi . La performance riflette anche il maggiore interesse per il comparto della difesa in un contesto di tensioni internazionali e di spesa militare elevata.
Il crollo del 23 luglio si inserisce in una storia ormai lunga di tensioni in Medio Oriente che condizionano i mercati globali. Gli attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani e la minaccia del presidente Donald Trump di infliggere una «punizione militare importante» hanno mantenuto alto il premio per il rischio geopolitico nella prima metà del 2026 .
Le azioni degli Houthi contro le petroliere saudite hanno trasformato il rischio geopolitico in uno shock immediato sul petrolio. Il successivo aumento dei timori d’inflazione ha reso più incerto il percorso della BCE e ha colpito le valutazioni azionarie.
Il risultato è stato un mercato diviso: da una parte tecnologia, beni di consumo e industria sotto pressione per utili e tassi; dall’altra energia e difesa sostenute dall’escalation. È questa combinazione — petrolio più caro, politica monetaria meno accomodante e risultati aziendali deludenti — ad aver trasformato una seduta fragile nel peggior calo dello STOXX 600 da oltre due settimane.