Per anni Saylor ha costruito la reputazione di Strategy, già MicroStrategy, attorno a una regola semplice: accumulare Bitcoin e non venderlo. Nel 2026, però, la società ha iniziato a utilizzare parte delle proprie riserve per sostenere gli impegni finanziari.
Il 1° giugno Strategy ha comunicato in un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission, l'autorità di vigilanza dei mercati statunitensi, la vendita di 32 BTC effettuata tra il 26 e il 31 maggio. L'operazione ha fruttato circa 2,5 milioni di dollari, a un prezzo medio di circa 77.135 dollari per Bitcoin, e i proventi sono stati destinati al pagamento di dividendi su azioni privilegiate .
Sul piano quantitativo si trattava di una cifra trascurabile rispetto alle riserve complessive della società: appena lo 0,0038% del portafoglio. Sul piano simbolico, tuttavia, la vendita ha incrinato per la prima volta dopo anni la narrativa del “Saylor non vende”. In seguito all'annuncio, Bitcoin è sceso di circa il 4,5% in 24 ore, fino a sfiorare quota 69.800 dollari .
Tra il 29 giugno e il 5 luglio Strategy ha venduto altri 3.588 BTC per circa 216 milioni di dollari, a un prezzo medio vicino a 60.200 dollari per moneta. È stata la più grande cessione di Bitcoin mai effettuata dalla società .
Anche in questo caso, il denaro è servito a finanziare distribuzioni e dividendi relativi a strumenti finanziari privilegiati, oltre a ricostituire la riserva in dollari . Dopo l'operazione, le riserve di Strategy sono scese a 843.775 BTC .
Il Wall Street Journal ha interpretato la mossa come un allontanamento dal principio di Michael Saylor secondo cui Bitcoin non dovrebbe essere venduto . La novità non è soltanto contabile: indica che gli obblighi di pagamento della società possono ormai influenzare direttamente la sua politica di tesoreria.
La vendita di luglio ha reso più evidente una tensione al centro del modello di Strategy. La società ha acquistato Bitcoin emettendo azioni e altri titoli, con l'obiettivo di raccogliere nuovo capitale e aumentare ulteriormente le proprie riserve. Se però una parte dei BTC deve essere venduta per pagare dividendi o rafforzare la liquidità, il meccanismo non appare più come una macchina di acquisto a senso unico.
JPMorgan ha avvertito che il nuovo programma di monetizzazione di Bitcoin introduce un rischio aggiuntivo per il mercato delle criptovalute. Il piano autorizzerebbe vendite fino a 1,25 miliardi di dollari per sostenere la riserva in contanti e gli impegni verso gli azionisti privilegiati .
Bloomberg ha inoltre riferito che il timore di un rallentamento della “macchina degli acquisti” di Saylor ha contribuito a un'ulteriore fase di vendite su Bitcoin . In altre parole, gli investitori non stanno guardando soltanto alla quantità di BTC venduta, ma alla possibile trasformazione del ruolo di Strategy: da compratore strutturale a potenziale fonte di offerta sul mercato.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio. Bitcoin deve oggi contendere il capitale ad alto rischio con le grandi società tecnologiche e con le attese per alcune delle più importanti quotazioni in Borsa dell'anno.
Reuters ha scritto il 5 giugno che Bitcoin si avviava verso la peggiore performance, a quel punto dell'anno, da almeno un decennio. A drenare attenzione e liquidità contribuivano le azioni legate all'intelligenza artificiale e le attese per quotazioni come quella di SpaceX .
Anche gli investitori retail, cioè i piccoli risparmiatori, sembrano sempre più interessati alle società tecnologiche non ancora quotate. Secondo Bloomberg, alcuni fondi chiusi che offrivano un'esposizione indiretta a SpaceX, OpenAI e Anthropic sono stati acquistati a valutazioni estremamente superiori al valore delle attività sottostanti; uno di questi è arrivato a circa il 3.000% del valore degli asset posseduti .
A febbraio Powerlaw Corp. aveva presentato una richiesta per vendere azioni a New York, offrendo agli investitori retail un accesso indiretto a partecipazioni in SpaceX, OpenAI, Anthropic e Anduril . Un sondaggio di Boring Money condotto a giugno indicava inoltre che quasi metà degli intervistati intendeva acquistare azioni Anthropic al momento della quotazione, con un interesse circa doppio rispetto a OpenAI .
CoinMarketCap ha descritto il fenomeno come una competizione per lo stesso capitale speculativo che in passato aveva sostenuto il rally delle criptovalute: Bitcoin si trova ora a confrontarsi con le mega-IPO del settore tecnologico, guidate da SpaceX, OpenAI e Anthropic .
Saylor ha replicato il 17 luglio condividendo dati di River Research sulle valute emesse da oltre 60 governi dal 1700. Secondo il grafico, la durata media di una valuta fiat sarebbe di appena 27 anni .
Il suo messaggio è rimasto coerente con la tesi di fondo che ha guidato la trasformazione di Strategy: “La valuta fiat è il problema, mentre rafforzare Bitcoin attraverso aziende, istituzioni, titoli e tecnologia rappresenta parte della soluzione” .
Saylor ha poi invitato gli esponenti della comunità crypto a discutere le proprie posizioni senza trasformare gli alleati in avversari . La frase risponde indirettamente a Calacanis e agli altri critici di Strategy, ma non elimina il nodo centrale: la società deve ora dimostrare che il suo modello può reggere anche quando l'accumulo di Bitcoin non è più l'unica priorità finanziaria.
Le vendite di maggio e luglio non dimostrano da sole che Strategy abbia abbandonato la propria strategia su Bitcoin. Dimostrano però che la promessa del “mai vendere” non è più assoluta. Per gli investitori, la domanda è quindi cambiata: non si tratta soltanto di capire quanto Bitcoin possieda Strategy, ma se i suoi obblighi finanziari possano costringerla a vendere ancora.
È proprio questa possibilità, unita alla concorrenza delle grandi società dell'IA per attirare il capitale speculativo, ad aver dato nuovo peso alla critica di Calacanis.