Il blocco ha messo in sospeso misure su banche russe, criptovalute, industria militare, flotta ombra e forniture energetiche. Ha inoltre costretto l’UE a intervenire d’urgenza sul tetto al prezzo del petrolio russo, prorogandolo temporaneamente a 44,10 dollari al barile.
La Grecia ha fermato il pacchetto durante una riunione degli ambasciatori dei Paesi UE, impedendo il voto unanime necessario per adottarlo. Al centro della disputa c’era il divieto di trasportare gas naturale liquefatto russo, o GNL, attraverso le acque dell’Unione verso Paesi terzi, divieto previsto per entrare pienamente in vigore nel 2027.
Atene ha chiesto un’esenzione a tempo indeterminato per il proprio settore marittimo e, in particolare, per Dynagas. Secondo la posizione greca, l’applicazione della misura avrebbe potuto «rovinare» l’azienda.
Dynagas è controllata dal miliardario greco George Prokopiou e opera soprattutto nel trasporto di GNL russo proveniente dal progetto Yamal LNG di Novatek, nell’Artico.
La società dispone di 27 navi gasiere, tra cui petroliere metaniere specializzate della classe Arc7, progettate per rompere il ghiaccio e navigare nelle acque artiche. Queste imbarcazioni sono state costruite appositamente per servire il progetto Yamal LNG durante tutto l’anno.
È proprio la specializzazione della flotta a costituire il fulcro dell’argomentazione greca. Secondo Atene, un divieto sul transito del GNL russo trasformerebbe le navi Arc7 in beni difficili, se non impossibili, da ricollocare. Le loro caratteristiche tecniche le renderebbero inadatte alla maggior parte degli altri impieghi nel trasporto marittimo, lasciando a Dynagas asset dal valore di centinaia di milioni di dollari ma senza un mercato alternativo realistico.
L’ambasciatore greco presso l’UE avrebbe parlato di «distruzione economica» per Dynagas e, più in generale, per un comparto centrale dell’economia nazionale. Il peso della compagnia in questo traffico è evidente: nel febbraio 2026, 17 dei 21 carichi di Yamal LNG sono stati trasportati da navi legate a Dynagas e alla britannica Seapeak.
Presentato dalla Commissione europea il 9 giugno 2026, il pacchetto comprendeva molte misure oltre al contestato divieto sul GNL:
Il pacchetto doveva essere approvato entro il 15 luglio 2026, data della revisione obbligatoria semestrale del tetto al prezzo del petrolio russo. Senza un accordo, il meccanismo esistente avrebbe potuto far scattare automaticamente un aumento del limite.
Poiché il veto greco ha bloccato l’intero pacchetto, l’UE ha dovuto prorogare per una settimana il tetto esistente, mantenendolo a 44,10 dollari al barile per guadagnare tempo e continuare le trattative.
La posizione greca ha suscitato forti reazioni tra i diplomatici europei. Un rappresentante ha definito la mossa «spudorata», mentre un altro ha detto a Euractiv che l’impasse dipendeva da «una sola compagnia di navigazione e un solo miliardario».
Anche Kaja Kallas, l’Alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha espresso rammarico. In una conferenza stampa del 13 luglio 2026 ha dichiarato: «Sì, anch’io mi rammarico del fatto che non abbiamo raggiunto un accordo sul 21° pacchetto».
Kallas aveva già criticato i precedenti ritardi, definendo il 20° pacchetto «atteso da troppo tempo» e avvertendo che i rinvii mandavano «un messaggio che non volevamo inviare».
Lo scontro riflette una tensione più ampia: la difficoltà dell’UE a conciliare una politica sanzionatoria comune con gli interessi del settore marittimo greco, che controlla la più grande flotta mercantile del mondo.
La Grecia ha già mostrato resistenze verso misure per rafforzare il rispetto del tetto al petrolio e contro la flotta ombra, quando queste possono coinvolgere navi di proprietà greca. Nel giugno 2025, lo stesso Prokopiou aveva dichiarato durante un evento marittimo: «Le sanzioni non hanno mai funzionato».
Insieme all’Ungheria, Atene è diventata così un punto di passaggio obbligato per l’approvazione dei pacchetti contro la Russia: le sue obiezioni possono imporre deroghe dell’ultimo minuto o rinviare l’intero processo. Per l’UE, la vicenda Dynagas riapre una domanda politica difficile: quanto a lungo gli interessi nazionali di un singolo settore possono condizionare una strategia comune?
Al 17 luglio 2026, il confronto non era ancora risolto. Il tetto al prezzo del petrolio veniva prorogato di settimana in settimana, mentre gli ambasciatori dei Paesi UE continuavano a cercare un compromesso.