Il bilancio della settimana, secondo funzionari sanitari iraniani, è di almeno 35 morti e 300 feriti, mentre CENTCOM ha riferito di centinaia di attacchi aerei condotti in diverse zone dell’Iran . In precedenti ondate, il comando statunitense aveva dichiarato di aver colpito oltre 80 obiettivi in una sola notte; CNN aveva riferito di circa 140 installazioni militari interessate da un’altra operazione .
L’elemento più preoccupante della nuova fase è arrivato dalle parole di Donald Trump. In un’intervista a Fox News del 15 luglio, il presidente statunitense ha dichiarato: «La prossima settimana per loro sarà davvero difficile, perché toccherà alle centrali elettriche… poi toccherà ai ponti. Metteremo fuori uso tutte le loro centrali elettriche… a meno che non tornino al tavolo» .
La minaccia prospetta un possibile ampliamento degli obiettivi oltre le infrastrutture strettamente militari. Il comando iraniano ha avvertito che, in caso di attacchi alle infrastrutture energetiche, potrebbe colpire strutture strategiche in tutta la regione . Teheran ha inoltre sostenuto che non ci saranno nuovi negoziati finché Washington non interromperà i raid .
Lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, è diventato il principale punto di scontro. Il 7 luglio tre petroliere sono state colpite da proiettili mentre attraversavano lo stretto; in precedenza, il 26 giugno, un drone iraniano aveva colpito una nave cargo, provocando la prima risposta militare statunitense .
Washington ha revocato l’autorizzazione iraniana alla vendita di petrolio e ha ripristinato un blocco navale contro le spedizioni iraniane nell’area . Teheran, a sua volta, ha dichiarato in diversi momenti lo stretto chiuso a tutte le navi e ha riferito di aver sparato colpi di avvertimento contro imbarcazioni che tentavano il transito .
Le fonti disponibili non forniscono numeri precisi sul traffico marittimo effettivamente interrotto. Tuttavia, la combinazione di attacchi alle navi, minacce iraniane e blocco statunitense ha aumentato drasticamente l’incertezza per gli armatori e per le rotte energetiche. Hormuz è infatti un passaggio strategico per circa il 20% delle forniture petrolifere mondiali.
L’Iran ha reagito agli attacchi statunitensi in più giornate. Tra l’8 e il 9 luglio, le forze iraniane hanno preso di mira infrastrutture militari statunitensi in Kuwait, Bahrein e Qatar. Le rivendicazioni iraniane indicavano come obiettivi intercettori Patriot in Kuwait, sistemi di allerta precoce in Qatar e depositi di carburante in Bahrein .
Il 14 luglio il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato di aver lanciato missili e droni contro basi statunitensi in Bahrein, Giordania e Kuwait, in risposta a nuovi attacchi nel sud dell’Iran . L’IRGC ha inoltre affermato che la base di Al-Azraq, in Giordania, sarebbe stata raggiunta da 12 missili balistici; il dato è stato riportato come rivendicazione iraniana .
L’escalation non si è limitata alle installazioni americane. L’Iran ha dichiarato di aver colpito anche due petroliere emiratine nello Stretto di Hormuz e di aver provocato nuovi allarmi missilistici in Bahrein . In questo modo, il confronto si è esteso dai bersagli direttamente statunitensi agli alleati e agli interessi commerciali dei Paesi del Golfo.
Parallelamente alla crisi tra Washington e Teheran, il 13 luglio il movimento Houthi dello Yemen ha lanciato missili verso l’Arabia Saudita. Il gruppo ha accusato Riad di aver colpito l’aeroporto internazionale di Sana’a; l’attacco saudita era stato descritto dal governo yemenita come un’operazione per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano .
L’episodio ha spezzato una tregua informale che aveva mantenuto relativamente calmo il fronte tra Arabia Saudita e Houthi dal marzo 2022 . Aerei sauditi hanno colpito l’aeroporto di Sana’a, mentre gli Houthi hanno risposto mirando all’aeroporto internazionale di Abha con missili e droni . Mohammed al-Bukhaiti, esponente di primo piano del movimento, ha minacciato un «assedio» dell’Arabia Saudita .
Gli Houthi hanno dichiarato conclusa la fase di «de-escalation» della guerra civile yemenita. Scontri intensi nei pressi di Hodeidah avrebbero inoltre causato decine di morti . La coincidenza con l’inasprimento del conflitto tra Stati Uniti e Iran alimenta il timore che fronti separati possano saldarsi in una crisi regionale più ampia .
Il meccanismo di escalation appare ormai circolare: gli attacchi alle navi nello stretto provocano raid statunitensi; i raid spingono l’Iran a colpire basi e alleati americani nel Golfo; le minacce di estendere gli obiettivi alle infrastrutture civili aumentano il rischio di nuove ritorsioni regionali .
Per il momento, le posizioni restano lontane. Washington sostiene che le operazioni servano a ridurre la capacità iraniana di minacciare il traffico commerciale; Teheran accusa gli Stati Uniti di aver violato l’intesa sul cessate il fuoco e condiziona i colloqui alla fine dei bombardamenti .
La riapertura di un canale diplomatico è quindi il principale elemento che potrebbe frenare la spirale. Al contrario, un attacco a centrali elettriche o ponti, oppure un nuovo incidente contro una nave nello Stretto di Hormuz, rischierebbe di coinvolgere ancora più direttamente i Paesi alleati e di rendere la crisi più difficile da contenere.