Il Brent è schizzato a 85,12 dollari al barile il 3 marzo . Il 14-15 luglio, complice la ripresa del blocco e l'annuncio (poi ritirato) di un dazio Usa, il greggio è risalito a 87,25 dollari al barile . Solo dopo l'accordo di giugno il Brent era sceso nella fascia 70-80 dollari .
Il direttore dell'AIE, Fatih Birol, ha accolto con favore l'intesa provvisoria del 18 giugno, ma ha subito chiesto la «riapertura senza condizioni» dello Stretto, avvertendo che sarebbe stato necessario del tempo per riportare i flussi di petrolio e gas ai livelli pre-bellici . Già a maggio Birol aveva dichiarato che la crisi energetica globale non si sarebbe risolta senza la riapertura di Hormuz . A luglio, l'AIE ha lanciato un nuovo allarme: la ripresa dei combattimenti rischia di prolungare la crisi energetica .
La stima di una perdita potenziale di 13-14 milioni di barili al giorno arriva da un'analisi di Barclays del 26 marzo 2026 . L'AIE ha confermato che il blocco ha «significativamente interrotto i flussi petroliferi globali» . Prima del conflitto, ogni giorno passavano da Hormuz circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati .
Il 13 luglio Trump aveva annunciato la reintroduzione del blocco navale e un dazio del 20% su tutto il carico in transito . Il giorno dopo, il 14 luglio, ha fatto marcia indietro: «Sulla base di conversazioni estremamente produttive con i leader del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la tassa del 20% con accordi commerciali e di investimento» . Il New York Times ha commentato che si tratta di uno di «quegli improvvisi cambi di rotta che dimostrano la sua strategia incerta» .