Al tempo stesso, la FIFA è rimasta più prudente in altri casi. Quando il commissario tecnico dell’Iran Amir Ghalenoei ha criticato il torneo sul piano politico, Infantino ha invitato i detrattori a «concentrarsi sul calcio», senza trasformare l’episodio in un caso disciplinare contro il proprio dirigente .
Le decisioni arbitrali e l’uso del Video Assistant Referee, il sistema di assistenza video comunemente chiamato VAR, hanno accompagnato il torneo dalla fase a gironi agli scontri diretti. Il problema più contestato non è stato soltanto la tecnologia, ma il modo diverso in cui gli episodi sono stati interpretati.
Dopo la vittoria dell’Inghilterra sul Messico negli ottavi di finale, Thomas Tuchel ha definito l’arbitraggio «erratico», «incoerente» e «inferiore agli standard». Secondo il tecnico, «gli arbitri possono eliminare qualsiasi squadra in qualsiasi momento» .
Le sue parole sono diventate una delle critiche più nette rivolte agli ufficiali di gara durante il torneo, in un contesto già segnato da espulsioni e rigori assegnati dopo il richiamo del VAR .
La sconfitta per 3-2 dell’Egitto contro l’Argentina agli ottavi ha fatto esplodere la polemica. La Federazione egiziana ha presentato una protesta formale alla FIFA, contestando l’uso del VAR e la coerenza delle decisioni .
I due episodi principali sono stati:
La federazione ha poi chiesto alla FIFA di rimuovere dal torneo la squadra arbitrale guidata dal francese François Letexier . Collina ha respinto le accuse di un trattamento di favore verso l’Argentina, definendole «accuse infondate» e avvertendo che insinuazioni di questo tipo possono esporre gli arbitri e le loro famiglie a minacce .
Di fronte alla pressione crescente, la FIFA ha modificato il protocollo VAR a competizione già iniziata. Dal 9 luglio gli arbitri video sono stati spostati dalla sala di controllo centralizzata di Dallas, in Texas, agli stadi che ospitavano le successive partite a eliminazione diretta .
È stata una significativa inversione di rotta operativa: fino a quel momento, le revisioni venivano gestite a distanza dalla sala video della FIFA.
Tra gli episodi che hanno alimentato il dibattito figurano:
La controversia disciplinare più esplosiva ha riguardato Folarin Balogun, attaccante degli Stati Uniti. Il caso ha superato i confini del calcio perché è stato intrecciato a un intervento politico ai massimi livelli.
Balogun ha ricevuto un cartellino rosso diretto nella partita dei sedicesimi contro la Bosnia-Erzegovina. Secondo l’articolo 66.4 del Codice disciplinare FIFA e l’articolo 10.5 del regolamento dei Mondiali, un’espulsione comporta normalmente la squalifica automatica per la partita successiva .
La Commissione disciplinare della FIFA ha però applicato l’articolo 27 del proprio codice, sospendendo per un periodo di prova di un anno l’esecuzione della squalifica automatica di una partita. Balogun ha così potuto scendere in campo negli ottavi contro il Belgio .
Il presidente statunitense Donald Trump ha confermato di aver telefonato personalmente a Gianni Infantino per chiedere una revisione del cartellino rosso di Balogun .
La FIFA ha sostenuto che la decisione sia stata presa dalla Commissione disciplinare indipendente e che il provvedimento non abbia annullato l’espulsione dell’arbitro, ma soltanto sospeso l’esecuzione della squalifica sulla base di una diversa disposizione regolamentare .
Il momento della decisione, però, ha creato l’impressione di un «perdono presidenziale». Il New York Times ha riferito che diversi osservatori hanno interpretato l’episodio in termini molto simili . La vicenda ha quindi provocato un danno reputazionale significativo e ha lasciato la FIFA, secondo una delle analisi citate, in una «posizione di enorme vulnerabilità» .
L’UEFA ha accusato la FIFA di aver oltrepassato una «linea rossa» e di aver minato l’integrità della competizione. La decisione è stata definita «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile» .
Il nodo è soprattutto giuridico: la FIFA insiste sul fatto che l’articolo 27 consenta di sospendere l’esecuzione della sanzione, mentre i critici — tra cui l’UEFA e diversi analisti legali — sostengono che la squalifica automatica prevista per un’espulsione sia stata concepita come non discrezionale .
Le polemiche arbitrali e disciplinari si sono sviluppate sullo sfondo di un torneo già fortemente politicizzato.
Prima dell’inizio della competizione, Infantino ha assegnato a Trump il nuovo «FIFA Peace Prize», un premio istituito dalla federazione. La scelta ha suscitato critiche e accuse secondo cui la FIFA avrebbe cercato il favore del presidente del Paese ospitante .
La telefonata sul caso Balogun ha reso ancora più evidente la tensione tra il principio dichiarato di indipendenza del calcio e il peso politico dei Paesi organizzatori.
Per la prima volta nella storia del torneo, uno dei Paesi ospitanti — gli Stati Uniti — ha partecipato alla competizione mentre era coinvolto in un conflitto con una delle nazionali partecipanti, l’Iran, dopo l’avvio delle operazioni militari statunitensi contro Teheran il 28 febbraio .
L’Iran aveva inizialmente minacciato di boicottare il torneo, prima di partecipare in un quadro segnato da un cessate il fuoco fragile .
Prima dell’inizio dei Mondiali erano arrivati anche appelli al boicottaggio da parte di esponenti politici e sportivi europei, legati alle dichiarazioni statunitensi sulla Groenlandia e alla più ampia politica migratoria dell’amministrazione Trump . Amnesty International ha descritto gli Stati Uniti come un Paese alle prese con un’«emergenza dei diritti umani» nel contesto del torneo .
Un chiarimento è importante: le nuove disposizioni approvate dall’International Football Association Board — l’organismo che stabilisce le regole del calcio — non introducono una punizione specifica per le critiche degli allenatori nelle conferenze stampa.
Le modifiche, approvate nell’aprile 2026, riguardano soprattutto il comportamento in campo :
Si tratta dunque di regole contro comportamenti scorretti durante la partita, non di un nuovo giro di vite sulle dichiarazioni post-partita.
| Che cosa ha fatto la FIFA | Che cosa non ha fatto la FIFA |
|---|---|
| Ha difeso pubblicamente i propri arbitri, soprattutto attraverso le dichiarazioni di Collina | Non ha annunciato una nuova stretta sulle critiche post-partita agli ufficiali di gara |
| Ha modificato il protocollo VAR a torneo in corso, trasferendo gli arbitri video negli stadi | Non ha imposto multe o squalifiche a tecnici e giocatori soltanto per aver criticato gli arbitri |
| Ha applicato l’articolo 27 per sospendere la squalifica di Balogun dopo la telefonata di Trump | Non ha fornito una spiegazione considerata chiara e coerente da tutti sul superamento dell’automatismo previsto per il cartellino rosso |
| Ha difeso l’indipendenza della Commissione disciplinare | Non ha evitato l’impressione di un’interferenza politica, vista la partecipazione riconosciuta di Trump alla vicenda |
La crisi di fiducia della FIFA non nasce quindi da un nuovo regolamento contro chi protesta. Nasce dalla combinazione di decisioni VAR contestate, interpretazioni disciplinari difficili da conciliare con le regole ordinarie e un rapporto sempre più visibile tra la governance del calcio e il potere politico.