I rapporti USA UE sulle regole digitali sono al punto più basso in decenni: gli Stati Uniti usano strumenti commerciali, divieti di visto e clausole bilaterali per indebolire il Digital Markets Act (DMA) e il Digital... L’amministrazione Greer ha avviato indagini Section 301 contro 60 economie e minaccia sanzioni co...

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Ecco la situazione attuale delle tensioni transatlantiche in materia di regolamentazione digitale, basata su fonti verificate, aggiornata a luglio 2026.
Il rapporto tra Stati Uniti e Unione Europea sulla regolamentazione del settore tech è degenerato in uno scontro aperto. L’amministrazione statunitense guidata dal rappresentante per il commercio Jamieson Greer ha messo in campo strumenti commerciali, restrizioni all’ingresso nel Paese e clausole bilaterali per fare pressione su Bruxelles affinché allenti o blocchi l’applicazione del Digital Markets Act (DMA) e del Digital Services Act (DSA). L’Ue, dal canto suo, resiste in sede giudiziaria e mantiene la sua traiettoria regolatoria.
Börje Ekholm, amministratore delegato uscente di Ericsson, è tra i leader d’impresa europei più critici verso l’ambiente normativo del Vecchio continente. Ha definito la spinta europea per la sovranità tecnologica “pericolosa” , ha paragonato l’Europa a un “museo” tecnologico in ritardo rispetto alla Cina sull’intelligenza artificiale
e ha avvertito che senza deregolamentazione e consolidamento, Ericsson continuerà a spostare gli investimenti fuori dall’Europa
. Ha anche paragonato la connettività del Regno Unito a quella dell’India, affermando che a Londra Heathrow la connessione è peggiore che a Mumbai
.
Nota di verifica sulla citazione esatta: La frase “quartiere di merda” per gli affari non è stata trovata nelle fonti disponibili (Bloomberg, CNBC e altri). Ekholm ha definito il mercato europeo “il più debole al mondo” e l’approccio normativo “pericoloso”
, ma la frase specifica non è stata confermata. Potrebbe trattarsi di una parafrasi o di una dichiarazione tratta da un’intervista non disponibile nel database. La sostanza della sua critica è comunque ben documentata.
L’USTR Jamieson Greer ha fatto della sfida alle regole digitali europee una priorità. A dicembre 2025 si è detto “deluso” dal trattamento riservato dall’Ue alle aziende tech statunitensi, sostenendo che le indagini del DMA violassero gli impegni assunti in un accordo commerciale bilaterale per rimuovere le “barriere commerciali digitali ingiustificate” . La Consumer Technology Association ha chiesto formalmente a Greer di agire contro il DMA, definendolo un regime discriminatorio contro le aziende americane
.
L’amministrazione Trump-Greer ha avviato un’ondata senza precedenti di indagini Section 301. Il 12 maggio 2026 sono state aperte indagini contro 60 economie . Sebbene molte riguardino lavoro forzato e politiche industriali, la minaccia di un’indagine Section 301 specificamente mirata alla regolamentazione digitale dell’Ue è tornata ciclicamente come strumento di pressione. Il sito dell’USTR elenca indagini 301 in corso che coprono una vasta gamma di pratiche commerciali
.
In una escalation di portata storica, a gennaio 2026 il Dipartimento di Stato americano ha imposto restrizioni in materia di visti a cinque funzionari europei coinvolti nella stesura e nell’attuazione del DMA e del DSA . Il Wall Street Journal ha riportato che gli Stati Uniti hanno “sanzionato” (vietato l’ingresso) a un ex funzionario Ue proprio per il suo ruolo nello sviluppo della legge sul contenuto digitale
. Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha definito queste restrizioni “le misure più dirette mai adottate contro la regolamentazione digitale europea”
.
Il 7 luglio 2026, la Corte di giustizia europea con sede in Lussemburgo ha respinto tutti i ricorsi di Apple contro la sua designazione come “gatekeeper” ai sensi del DMA, riguardanti l’App Store e iOS (cause T-1079/23, T-1080/23 e T-214/24) . La Corte ha stabilito che Apple deve rispettare gli obblighi del DMA, tra cui la possibilità per gli utenti di installare store alternativi e di eseguire sideloading. La sentenza ha inoltre dichiarato inammissibili molti dei ricorsi di Apple, sostenendo che possono essere sollevati solo contro specifici provvedimenti esecutivi
. È stato il primo test giudiziario importante per il DMA, e l’Ue ha vinto in modo netto.
Il conflitto sulla regolamentazione digitale si inserisce in un deterioramento più ampio dei rapporti commerciali transatlantici. Greer ha inserito clausole contro la regolamentazione digitale in accordi commerciali bilaterali. Secondo un'analisi dettagliata del CSIS del marzo 2026, gli Stati Uniti stanno perseguendo una “nuova dottrina del contenimento”, utilizzando gli accordi commerciali per bloccare la regolamentazione digitale all’estero . L’analisi afferma che gli Stati Uniti hanno iniziato a inserire clausole in accordi bilaterali che limitano la capacità dei firmatari di imporre requisiti di localizzazione dei dati, tasse sui servizi digitali e misure di regolamentazione delle piattaforme che colpiscano in modo sproporzionato le aziende hi-tech americane.
Nota di verifica su “almeno nove Paesi”: Le fonti disponibili (CSIS e analisi di diritto commerciale) descrivono uno sforzo sistematico degli Stati Uniti per inserire clausole anti-regolamentazione digitale in accordi bilaterali, ma il numero specifico di “nove Paesi” non è stato confermato nei documenti disponibili. Il rapporto CSIS e alcuni blog di diritto commerciale
descrivono una campagna ampia e su più fronti, ma non elencano esattamente nove accordi bilaterali. Questo numero potrebbe riferirsi a un dato specifico contenuto in una scheda informativa dell’USTR o in un articolo di stampa specializzata non presenti nel database. L’esistenza e l’ampiezza della strategia sono ben documentate, ma il conteggio preciso necessita di ulteriore verifica.
In sintesi: Le tensioni transatlantiche sulla regolamentazione digitale hanno raggiunto il punto più alto degli ultimi decenni. Gli Stati Uniti utilizzano strumenti commerciali, di visto e clausole bilaterali per cercare di ridimensionare la regolamentazione tech europea, mentre l’Ue – rafforzata dalla sentenza di luglio 2026 a favore della Commissione – tiene duro. Il dato specifico sugli accordi bilaterali con “almeno nove Paesi” è probabilmente corretto vista la portata della campagna descritta, ma le fonti a disposizione non contengono una lista esplicita.
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