Secondo Son, l’IA avrà bisogno di 5.000 miliardi di dollari di investimenti ogni anno entro il 2040. Il ragionamento del manager parte dal valore economico che la tecnologia potrebbe generare: se i ricavi legati all’IA arrivassero a rappresentare il 20% del PIL mondiale, la spesa annuale per costruire l’infrastruttura sarebbe, a suo giudizio, un costo marginale rispetto ai ritorni attesi.
Si tratta di una previsione di Son, non di una stima condivisa o verificata da un organismo indipendente. Le fonti disponibili riportano inoltre che il manager non ha spiegato nel dettaglio come abbia calcolato la cifra.
Son prevede che i data center dedicati all’IA richiederanno circa 3 terawatt (TW) di potenza entro il 2040. Diverse ricostruzioni hanno osservato che si tratterebbe di circa 1,8 volte l’attuale consumo globale complessivo di elettricità.
Il dato evidenzia il principale limite fisico della corsa all’IA: per addestrare ed eseguire sistemi sempre più complessi non bastano semiconduttori e software. Servono anche reti elettriche, impianti di generazione e collegamenti capaci di portare grandi quantità di energia direttamente ai data center.
La terza previsione è economica: Son sostiene che entro il 2040 l’IA potrebbe generare circa il 20% del PIL globale, pari a un valore di circa 46.000 miliardi di dollari. In questo scenario, i 5.000 miliardi di dollari investiti ogni anno nell’infrastruttura sarebbero, secondo lui, «un costo trascurabile».
Son ha respinto con decisione i dubbi sull’eventualità di una bolla dell’IA. Il 14 luglio ha definito «assurdo» parlare di una bolla e ha affermato che chi mette in discussione gli investimenti nel settore «non capisce l’IA».
Il 24 giugno, durante l’assemblea annuale degli azionisti di SoftBank, aveva usato espressioni ancora più nette, definendo l’ipotesi di una bolla una «bestemmia contro l’IA» e un «insulto all’IA».
Il suo ottimismo è coerente con una progressiva crescita delle stime. In un’intervista pubblicata da TIME nel febbraio 2026, Son aveva previsto che la superintelligenza artificiale, insieme all’IA incorporata in robot e altri sistemi fisici, avrebbe potuto rappresentare il 10% del PIL globale entro 10-15 anni e il 30% entro 30 anni. Nel dicembre 2025 aveva espresso una previsione simile del 10%.
Per alimentare i data center del futuro, Son indica la fusione nucleare come «la soluzione più realistica». La fusione è il processo che alimenta il Sole e le altre stelle, ma il suo utilizzo commerciale sulla Terra non è ancora una realtà consolidata.
Nel breve periodo, ha detto Son, la maggior parte dell’energia necessaria ai data center arriverà dal gas naturale. Nel lungo termine, invece, prevede che la fusione possa diventare la principale fonte di un’energia «più economica, pulita e sicura» sulla Terra.
Questa è una visione strategica del fondatore di SoftBank, non la conferma che la tecnologia sia già pronta a coprire il fabbisogno dei data center. La distanza tra la previsione di Son e la disponibilità commerciale della fusione resta quindi uno degli elementi più incerti del suo scenario.
SoftBank non si limita a descrivere il futuro: il gruppo sta sostenendo progetti concreti per aumentare la disponibilità di energia e capacità di calcolo.
La controllata SB Energy sta sviluppando a Piketon, in Ohio, una centrale elettrica alimentata a gas naturale dal costo previsto di 33,3 miliardi di dollari e dalla capacità di 9,2 gigawatt. Il progetto sorgerà su un terreno del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e dovrebbe fornire energia a un campus di server per l’IA da 10 gigawatt, descritto da Son come il più grande data center del mondo.
Son ha detto che il progetto potrebbe convogliare fino a 500 miliardi di dollari in un singolo campus. Il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick lo ha definito «il più grande progetto di costruzione del Paese».
Il Dipartimento dell’Energia ha annunciato una partnership pubblico-privata: SB Energy investirà 4,2 miliardi di dollari insieme ad AEP Ohio per potenziare e costruire nuove linee di trasmissione nel sud dello Stato.
Diverse ricostruzioni collegano il progetto dell’Ohio a un quadro più ampio nel quale il Giappone dovrebbe contribuire con «oltre 33 miliardi di dollari» a un accordo commerciale tra Washington e Tokyo. Il progetto è stato inoltre presentato come una componente importante di un impegno giapponese negli Stati Uniti del valore complessivo di circa 550 miliardi di dollari per le infrastrutture IA.
Su quest’ultima cifra è però necessaria cautela: il valore preciso di 550 miliardi di dollari non emerge in modo rilevante dalle fonti di maggiore autorevolezza disponibili per il 14 luglio 2026. Il collegamento con l’impegno più ampio è quindi riportato con una riserva moderata.
SoftBank prevede inoltre di investire fino a 75 miliardi di euro, circa 87,3 miliardi di dollari, nella costruzione di data center IA in Francia. L’operazione punta a sfruttare la disponibilità di elettricità prodotta da una rete fortemente basata sull’energia nucleare.
Il piano è stato riportato da Nikkei Asia il 1° giugno 2026, in concomitanza con un’intervista di Son alla CNBC a Parigi. Il progetto dovrebbe includere una capacità iniziale di calcolo di 3,1 gigawatt entro il 2031, espandibile successivamente fino a 5 gigawatt.
La scommessa di Son è molto più ampia di una semplice previsione sulla crescita del mercato IA. Il suo scenario richiede contemporaneamente investimenti annuali da migliaia di miliardi di dollari, una capacità elettrica paragonabile a una quota enorme dell’intero sistema globale e una tecnologia di fusione ancora non disponibile su scala commerciale.
Le cifre sul fabbisogno da 5.000 miliardi di dollari, sui 3 terawatt di potenza e sul 20% del PIL mondiale sono state riportate da diverse testate. Tuttavia, restano proiezioni personali di Son e non previsioni consolidate del settore. I progetti in Ohio e Francia mostrano invece come SoftBank stia già cercando di trasformare quella visione in infrastrutture concrete, cominciando dal gas naturale e guardando alla fusione come possibile approdo di lungo periodo.
Secondo Son, l’IA avrà bisogno di 5.000 miliardi di dollari di investimenti ogni anno entro il 2040. Il ragionamento del manager parte dal valore economico che la tecnologia potrebbe generare: se i ricavi legati all’IA arrivassero a rappresentare il 20% del PIL mondiale, la spesa annuale per costruire l’infrastruttura sarebbe, a suo giudizio, un costo marginale rispetto ai ritorni attesi.
Si tratta di una previsione di Son, non di una stima condivisa o verificata da un organismo indipendente. Le fonti disponibili riportano inoltre che il manager non ha spiegato nel dettaglio come abbia calcolato la cifra.
Son prevede che i data center dedicati all’IA richiederanno circa 3 terawatt (TW) di potenza entro il 2040. Diverse ricostruzioni hanno osservato che si tratterebbe di circa 1,8 volte l’attuale consumo globale complessivo di elettricità.
Il dato evidenzia il principale limite fisico della corsa all’IA: per addestrare ed eseguire sistemi sempre più complessi non bastano semiconduttori e software. Servono anche reti elettriche, impianti di generazione e collegamenti capaci di portare grandi quantità di energia direttamente ai data center.
La terza previsione è economica: Son sostiene che entro il 2040 l’IA potrebbe generare circa il 20% del PIL globale, pari a un valore di circa 46.000 miliardi di dollari. In questo scenario, i 5.000 miliardi di dollari investiti ogni anno nell’infrastruttura sarebbero, secondo lui, «un costo trascurabile».
Son ha respinto con decisione i dubbi sull’eventualità di una bolla dell’IA. Il 14 luglio ha definito «assurdo» parlare di una bolla e ha affermato che chi mette in discussione gli investimenti nel settore «non capisce l’IA».
Il 24 giugno, durante l’assemblea annuale degli azionisti di SoftBank, aveva usato espressioni ancora più nette, definendo l’ipotesi di una bolla una «bestemmia contro l’IA» e un «insulto all’IA».
Il suo ottimismo è coerente con una progressiva crescita delle stime. In un’intervista pubblicata da TIME nel febbraio 2026, Son aveva previsto che la superintelligenza artificiale, insieme all’IA incorporata in robot e altri sistemi fisici, avrebbe potuto rappresentare il 10% del PIL globale entro 10-15 anni e il 30% entro 30 anni. Nel dicembre 2025 aveva espresso una previsione simile del 10%.
Per alimentare i data center del futuro, Son indica la fusione nucleare come «la soluzione più realistica». La fusione è il processo che alimenta il Sole e le altre stelle, ma il suo utilizzo commerciale sulla Terra non è ancora una realtà consolidata.
Nel breve periodo, ha detto Son, la maggior parte dell’energia necessaria ai data center arriverà dal gas naturale. Nel lungo termine, invece, prevede che la fusione possa diventare la principale fonte di un’energia «più economica, pulita e sicura» sulla Terra.
Questa è una visione strategica del fondatore di SoftBank, non la conferma che la tecnologia sia già pronta a coprire il fabbisogno dei data center. La distanza tra la previsione di Son e la disponibilità commerciale della fusione resta quindi uno degli elementi più incerti del suo scenario.
SoftBank non si limita a descrivere il futuro: il gruppo sta sostenendo progetti concreti per aumentare la disponibilità di energia e capacità di calcolo.
La controllata SB Energy sta sviluppando a Piketon, in Ohio, una centrale elettrica alimentata a gas naturale dal costo previsto di 33,3 miliardi di dollari e dalla capacità di 9,2 gigawatt. Il progetto sorgerà su un terreno del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e dovrebbe fornire energia a un campus di server per l’IA da 10 gigawatt, descritto da Son come il più grande data center del mondo.
Son ha detto che il progetto potrebbe convogliare fino a 500 miliardi di dollari in un singolo campus. Il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick lo ha definito «il più grande progetto di costruzione del Paese».
Il Dipartimento dell’Energia ha annunciato una partnership pubblico-privata: SB Energy investirà 4,2 miliardi di dollari insieme ad AEP Ohio per potenziare e costruire nuove linee di trasmissione nel sud dello Stato.
Diverse ricostruzioni collegano il progetto dell’Ohio a un quadro più ampio nel quale il Giappone dovrebbe contribuire con «oltre 33 miliardi di dollari» a un accordo commerciale tra Washington e Tokyo. Il progetto è stato inoltre presentato come una componente importante di un impegno giapponese negli Stati Uniti del valore complessivo di circa 550 miliardi di dollari per le infrastrutture IA.
Su quest’ultima cifra è però necessaria cautela: il valore preciso di 550 miliardi di dollari non emerge in modo rilevante dalle fonti di maggiore autorevolezza disponibili per il 14 luglio 2026. Il collegamento con l’impegno più ampio è quindi riportato con una riserva moderata.
SoftBank prevede inoltre di investire fino a 75 miliardi di euro, circa 87,3 miliardi di dollari, nella costruzione di data center IA in Francia. L’operazione punta a sfruttare la disponibilità di elettricità prodotta da una rete fortemente basata sull’energia nucleare.
Il piano è stato riportato da Nikkei Asia il 1° giugno 2026, in concomitanza con un’intervista di Son alla CNBC a Parigi. Il progetto dovrebbe includere una capacità iniziale di calcolo di 3,1 gigawatt entro il 2031, espandibile successivamente fino a 5 gigawatt.
La scommessa di Son è molto più ampia di una semplice previsione sulla crescita del mercato IA. Il suo scenario richiede contemporaneamente investimenti annuali da migliaia di miliardi di dollari, una capacità elettrica paragonabile a una quota enorme dell’intero sistema globale e una tecnologia di fusione ancora non disponibile su scala commerciale.
Le cifre sul fabbisogno da 5.000 miliardi di dollari, sui 3 terawatt di potenza e sul 20% del PIL mondiale sono state riportate da diverse testate. Tuttavia, restano proiezioni personali di Son e non previsioni consolidate del settore. I progetti in Ohio e Francia mostrano invece come SoftBank stia già cercando di trasformare quella visione in infrastrutture concrete, cominciando dal gas naturale e guardando alla fusione come possibile approdo di lungo periodo.