Il Ministero degli Esteri kazako ha negato che i droni ucraini che hanno colpito la raffineria di Omsk il 6 luglio 2026 siano stati lanciati dal territorio kazako o abbiano attraversato il suo spazio aereo [5][6][9]. Le accuse, definite «insinuazioni infondate», sono nate da media ed esperti militari russi, che sott...
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Tra il 8 e il 9 luglio 2026, il Ministero degli Esteri kazako ha negato categoricamente che i droni ucraini che hanno colpito la raffineria di petrolio di Omsk, in Russia, il 6 luglio siano stati lanciati dal territorio kazako o abbiano transitato attraverso il suo spazio aereo . Il ministero ha respinto quelle che ha definito «insinuazioni infondate», sottolineando che tali affermazioni «non sono confermate da alcun dato o fatto»
.
Le accuse sembrano provenire da media e commentatori russi (inclusi alcuni esperti militari) i quali hanno suggerito che la raffineria di Omsk — situata a circa 2.500 km dal territorio controllato dall'Ucraina, in Siberia — fosse troppo distante per essere raggiunta da droni ucraini standard senza essere lanciati o fatti passare attraverso il vicino Kazakistan . L'attacco del 6 luglio è stato uno dei più profondi mai compiuti dall'Ucraina dall'inizio della guerra, e Omsk si trova a soli 200-300 km dal confine tra Kazakistan e Russia, rendendo la vicinanza geografica la base principale per le speculazioni
.
Il Ministero degli Esteri ha dichiarato esplicitamente che:
Questa linea è coerente con un comportamento già visto in passato: il Kazakistan ha smentito precedenti accuse russe simili riguardo ad attacchi di droni in Tatarstan (2024) e Orenburg (2025), con il portavoce del Ministero degli Esteri Aibek Smadiyarov che ha più volte dichiarato che non esiste «alcuna informazione confermata» che i droni abbiano raggiunto obiettivi russi passando attraverso il Kazakistan .
La reazione del Kazakistan è un esempio lampante della sua politica estera «multi-vettore» — una strategia che risale ai primi anni '90, volta a bilanciare i rapporti tra Russia, Cina, Occidente e potenze regionali per preservare la sovranità ed evitare di essere coinvolto in conflitti tra grandi potenze .
Gli elementi chiave di questo equilibrio sono:
In sintesi, la smentita su Omsk è una mossa diplomatica difensiva: negando rapidamente e con fermezza le narrazioni dei media russi che coinvolgevano il Kazakistan, Astana cerca di evitare di essere trascinata nel conflitto, di segnalare la propria neutralità e di impedire a Mosca di usare tali accuse per fare ulteriore pressione. Allo stesso tempo, il Kazakistan ha separatamente criticato gli attacchi ucraini alle infrastrutture del CPC quando minacciano le sue stesse esportazioni di petrolio, illustrando la natura transazionale e basata sugli interessi della sua politica estera .
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Il Ministero degli Esteri kazako ha negato che i droni ucraini che hanno colpito la raffineria di Omsk il 6 luglio 2026 siano stati lanciati dal territorio kazako o abbiano attraversato il suo spazio aereo [5][6][9].
Il Ministero degli Esteri kazako ha negato che i droni ucraini che hanno colpito la raffineria di Omsk il 6 luglio 2026 siano stati lanciati dal territorio kazako o abbiano attraversato il suo spazio aereo [5][6][9]. Le accuse, definite «insinuazioni infondate», sono nate da media ed esperti militari russi, che sottolineavano la vicinanza di Omsk (a circa 200 300 km) dal confine con il Kazakistan [2][5].
La smentita di Astana si inserisce in una strategia di «politica estera multi vettore», volta a bilanciare i rapporti con Russia, Cina e Occidente per preservare la propria sovranità [1][3][11].