Il cosiddetto 'paradosso dell'obesità' in immunoterapia descrive come alcuni pazienti obesi possano rispondere meglio ai farmaci immunoterapici (checkpoint inhibitor) rispetto a pazienti normopeso. Un meccanismo chiave è l'infiammazione cronica di basso grado tipica dell'obesità, che può 'preparare' il sistema immun...
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Ecco cosa emerge dalle evidenze scientifiche attuali, organizzate in base alle due domande principali.
Il "paradosso dell'obesità" nel trattamento con gli inibitori del checkpoint immunitario (ICI) — per cui pazienti obesi talvolta mostrano risultati migliori rispetto a pazienti normopeso — è un fenomeno ben documentato ma complesso dal punto di vista meccanicistico. Diversi meccanismi interconnessi sono supportati dalle evidenze attuali:
Infiammazione cronica di basso grado e l'asse tessuto adiposo-sistema immunitario: L'obesità crea uno stato di infiammazione cronica che può paradossalmente "preparare" il sistema immunitario. Questo stato "meta-infiammatorio" altera il microambiente tumorale e, in alcuni contesti, porta a una maggiore reattività agli ICI .
Lattilazione delle istoni delle cellule T CD8+: Uno studio del 2025 ha scoperto che la glicolisi, aumentata dall'obesità, incrementa la produzione di lattato, che viene trasportato nelle cellule T CD8+ tramite il trasportatore MCT1. Questo processo guida la lattilazione della lisina degli istoni, aumentando l'espressione di PD-1 sulle cellule T, rendendole così più sensibili alla terapia di blocco del PD-1 .
Alterazioni del microbioma intestinale: L'obesità rimodella la flora batterica intestinale, che a sua volta influenza i risultati degli ICI. Diverse specie batteriche arricchite nell'obesità sono associate a una maggiore efficacia del blocco del checkpoint .
Induzione di PD-1 sui macrofagi: Uno studio del 2024 su Nature ha dimostrato che l'obesità induce l'espressione di PD-1 sui macrofagi, che può sopprimere l'immunità anti-tumorale — ma questa stessa via potrebbe creare un ambiente più reattivo al blocco di PD-1/PD-L1 .
Avvertenza importante: Al momento, nessuno studio collega tutti e tre gli elementi (dieta ricca di grassi, L. johnsonii e desamminotirosina/DAT) in un unico meccanismo unificato. Le evidenze esistono come linee di ricerca separate e corroboranti:
In conclusione: Le evidenze supportano fortemente che le diete ricche di grassi arricchiscano L. johnsonii e che L. johnsonii potenzi indipendentemente le risposte agli ICI (probabilmente tramite IPA o acido nicotinico). Separatamente, il metabolita microbico desamminotirosina potenzia anch'esso gli ICI attraverso la segnalazione dell'interferone di tipo I. La specifica sinergia a tre vie da lei descritta (dieta ricca di grassi → L. johnsonii → DAT → sinergia con ICI) non è ancora confermata nella letteratura scientifica come un unico meccanismo coerente — potrebbe rappresentare una commistione di due distinti percorsi microbioma-ICI.
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Il cosiddetto 'paradosso dell'obesità' in immunoterapia descrive come alcuni pazienti obesi possano rispondere meglio ai farmaci immunoterapici (checkpoint inhibitor) rispetto a pazienti normopeso.
Il cosiddetto 'paradosso dell'obesità' in immunoterapia descrive come alcuni pazienti obesi possano rispondere meglio ai farmaci immunoterapici (checkpoint inhibitor) rispetto a pazienti normopeso. Un meccanismo chiave è l'infiammazione cronica di basso grado tipica dell'obesità, che può 'preparare' il sistema immunitario a rispondere più efficacemente alle terapie [2][3][5].
La ricerca del 2025 mostra che l'aumento della glicolisi nei pazienti obesi porta a una maggiore produzione di lattato, che a sua volta 'attiva' i linfociti T CD8+, rendendoli più sensibili ai farmaci anti PD 1 [1].