A differenza di un chatbot che risponde a una singola domanda in un unico passaggio, un agente AI pianifica, cerca informazioni, esegue calcoli, scrive codice e ripete il processo più volte per completare un compito. Ogni passaggio richiede una nuova elaborazione del LLM, moltiplicando sia la potenza di calcolo che l'energia consumata BP.
Lo studio ha anche rivelato che:
I ricercatori hanno estrapolato i loro risultati a livello di data center, ipotizzando uno scenario futuro in cui si verifichino 13,7 miliardi di richieste giornaliere agli agenti AI. In questo caso, la domanda di energia elettrica dei data center raggiungerebbe circa 198,9 gigawatt (GW), una cifra paragonabile a circa la metà del consumo elettrico totale medio degli Stati Uniti e di gran lunga superiore ai pochi GW dei data center AI attuali N.
Lo studio suona come un campanello d'allarme: se l'adozione degli agenti AI dovesse crescere senza un parallelo miglioramento dell'efficienza, l'impatto sulla rete elettrica globale e sulle emissioni di CO₂ potrebbe essere devastante. I data center già oggi consumano una quota significativa di elettricità e la loro domanda è in rapida crescita, spinta proprio dall'AI PA.
La ricerca del KAIST non è una previsione, ma una misurazione che evidenzia un rischio concreto. Il messaggio è chiaro: per rendere sostenibile la prossima generazione di AI, non basterà migliorare i modelli, ma sarà necessario ripensare l'architettura dei sistemi, ottimizzare l'uso delle GPU e sviluppare hardware più efficiente. L'AI autonoma promette grandi cose, ma il suo costo energetico nascosto potrebbe essere il suo tallone d'Achille.