La sentenza della CGUE si fonda sull'Articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE), che vieta l'abuso di posizione dominante sul mercato . La decisione originaria della Commissione Europea del 2018 (caso AT.40099) faceva leva anche sull'Articolo 54 dell'Accordo SEE . La Corte ha confermato che Google deteneva una posizione dominante nei mercati dei sistemi operativi per smartphone (licenziabili) e degli app store Android, e che ha abusato di tale posizione per rafforzare il potere del suo motore di ricerca .
La decisione della Commissione Europea del 2018 ha identificato tre tipi di restrizioni illegali imposte da Google ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile :
Vincolo illegale di Google Search e Chrome — Google obbligava i produttori a preinstallare l'app di Google Search e il browser Chrome come condizione per ottenere la licenza del Google Play Store. Questa distribuzione forzata garantiva alle app di Google un vantaggio distributivo innaturale rispetto ai concorrenti .
Accordi antiframmentazione (AFA) — Google pagava produttori e operatori di rete mobile a condizione che preinstallassero esclusivamente Google Search sui loro dispositivi. Questi incentivi economici, noti come accordi di ripartizione dei ricavi, scoraggiavano i produttori dall'installare motori di ricerca concorrenti .
Ostacolo ai fork concorrenti di Android — Google impediva ai produttori di vendere qualsiasi dispositivo con una versione di Android non approvata da Google (un "fork" di Android), anche se vendevano anche dispositivi con la versione approvata. Questo bloccava lo sviluppo di sistemi operativi alternativi che avrebbero potuto minacciare il dominio di Google .
| Data | Evento |
|---|---|
| 18 luglio 2018 | La Commissione Europea ha adottato la sua decisione (C(2018) 4761 definitivo) multando Google per 4,34 miliardi di euro per abuso di posizione dominante con Android, ai sensi dell'Articolo 102 TFUE . |
| 14 settembre 2022 | Il Tribunale dell'UE (il secondo grado di giudizio) ha sostanzialmente confermato la decisione della Commissione, riducendo leggermente la multa a 4,125 miliardi di euro. Il Tribunale ha confermato tutti e tre gli abusi, annullando solo una parte relativa alla valutazione di alcuni accordi di condivisione dei ricavi . |
| 19 giugno 2025 | L'Avvocato Generale Juliane Kokott della CGUE ha emesso un parere legale non vincolante raccomandando alla Corte di respingere l'ultimo ricorso di Google, allineandosi alla Commissione . |
| 2 luglio 2026 | La CGUE (Grande Sezione) ha emesso la sentenza finale, respingendo integralmente il ricorso di Google e rendendo la multa di 4,1 miliardi di euro definitiva e vincolante. Non è possibile presentare ulteriore appello . |
Questa sentenza ha un peso notevole che va ben oltre il caso Google:
Precedente giuridico per l'applicazione del DMA — La sentenza convalida l'approccio aggressivo della Commissione nell'applicazione delle norme antitrust alle piattaforme digitali e crea una solida base giuridica per il Digital Markets Act (DMA). Il DMA, che designa formalmente grandi piattaforme come Google come "gatekeeper", codifica molti degli stessi principi — divieto di self-preferencing, tying e restrizioni anticoncorrenziali — in un quadro normativo proattivo, superando l'approccio caso per caso .
Via libera alle richieste di risarcimento dei concorrenti — Poiché la CGUE ha confermato in via definitiva l'infrazione, i terzi (come motori di ricerca concorrenti, sviluppatori di app e produttori di dispositivi) possono ora intentare più facilmente cause per danni contro Google davanti ai tribunali nazionali degli Stati membri dell'UE, chiedendo un risarcimento per i danni subiti a causa delle pratiche illegali .
Pressione continua sul rispetto del DMA per Google — Parallelamente, la Commissione Europea ha avviato a gennaio 2026 procedimenti di specifica per obbligare Google a conformarsi agli obblighi del DMA sulla condivisione dei dati di ricerca e l'interoperabilità, concedendo a Google una scadenza di sei mesi . A maggio 2026, sono emerse notizie secondo cui la Commissione si sta preparando a infliggere a Google un'ulteriore multa (di centinaia di milioni di euro) in un'altra indagine antitrust . La sentenza su Android rafforza questo slancio normativo.
Segnale a tutte le Big Tech — La sentenza dimostra che i tribunali europei sono pronti a sostenere un'applicazione rigorosa delle norme sulla concorrenza, anche contro i colossi tecnologici statunitensi. Rafforza la posizione della Commissione mentre prosegue con altre indagini DMA e casi antitrust contro Apple, Meta, Amazon e Microsoft, e mentre gli operatori televisivi spingono per estendere le regole DMA a piattaforme come Android TV .