L'Istituto Norvegese per la Ricerca sulla Difesa (FFI) è coinvolto fin dalla fase di concept. Aristeia dichiara di aver lavorato a stretto contatto con l'FFI sin dalle prime fasi di sviluppo del concept, con tutta la prototipazione realizzata nei laboratori avanzati dell'FFI a Kjeller e le sperimentazioni pre-cliniche condotte dalla Divisione Difesa Globale dell'FFI . Le Forze Armate Norvegesi hanno inoltre partecipato attraverso il programma di sviluppo industriale del Ministero della Difesa norvegese, che ha riconosciuto il potenziale più ampio del laccio e ha trasformato l'idea in un progetto formale congiunto
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I fondatori hanno scelto deliberatamente un design puramente meccanico, a corda di trazione, piuttosto che un laccio dotato di sensori o componenti elettronici. Gard Moe ha dichiarato di volere un dispositivo che richieda "forza minima per il funzionamento" e che funzioni in modo affidabile nelle condizioni più estreme del campo di battaglia — dove i sensori potrebbero guastarsi, le batterie scaricarsi o l'elettronica danneggiarsi . La filosofia di base è la semplicità: istruzioni intuitive direttamente sul dispositivo, nessuna parte elettronica e un design che funziona sempre, anche sotto stress estremo o in ambienti umidi, fangosi o freddi
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Aristeia prevede esplicitamente che il mercato civile supererà in volume quello militare . Moe traccia un parallelo con i defibrillatori automatici esterni (DAE): così come oggi i DAE si trovano negli spazi pubblici e vengono usati da civili formati, Aristeia immagina il suo laccio emostatico come uno strumento salvavita diffuso in scuole, uffici, kit di pronto soccorso per auto e luoghi pubblici
. L'azienda sottolinea che oggi molti comuni cittadini ucraini portano con sé lacci emostatici a causa del rischio di bombardamenti e attacchi con droni, e vede un modello simile per la preparazione civile anche in tempo di pace
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Aristeia deve affrontare diverse sfide nel percorso verso la commercializzazione: