Šefčovič ha presentato l'incontro non come uno scontro, ma come un necessario riequilibrio. "Il nostro rapporto commerciale con la Cina ha raggiunto un punto che richiede un reset. Non uno scontro, ma un riequilibrio", ha dichiarato pubblicamente . I negoziati hanno fatto seguito a settimane di scambi preparatori, tra cui l'incontro del 9-10 giugno tra il vice ministro cinese Ling Ji e Ditte Juul Jørgensen (direttrice generale della Commissione Ue per il Commercio e la Sicurezza Economica) per gettare le basi di un nuovo meccanismo di consultazione .
La notizia di un deficit "record" ha dominato i titoli, ma i dati ufficiali meritano un esame più attento:
Perché è importante: il deficit è strutturale — è più che raddoppiato in valore e quintuplicato in volume tra il 2015 e il 2025 — ed è diventato una vulnerabilità politica centrale per i leader europei, sotto pressione da parte delle industrie nazionali.
Un risultato concreto emerso nelle settimane precedenti l'incontro. Il 9-10 giugno 2026, Ling Ji e Jørgensen hanno avuto discussioni che entrambe le parti hanno definito "approfondite e complete" per istituire un meccanismo di consultazione commerciale e sugli investimenti Cina-Ue . L'obiettivo è creare una piattaforma di dialogo strutturato per risolvere le frizioni prima che degenerino in contenziosi formali. Entrambe le parti hanno concordato di lavorare per ottenere "risultati pratici" dal primo incontro .
I colloqui di Bruxelles non si sono svolti nel vuoto. La spinta politica europea a contrastare le esportazioni industriali cinesi si era intensificata nei mesi precedenti:
Nonostante l'intensa agenda diplomatica, le aspettative per un accordo concreto erano basse. EUobserver ha definito l'incontro del 29 giugno "un evento spartiacque", ma la maggior parte degli analisti lo ha interpretato come un esercizio di gestione dell'escalation — mantenere aperti i canali di comunicazione piuttosto che strappare concessioni . Restano irrisolte le profonde divergenze strutturali su sussidi industriali, accesso al mercato e cause dello squilibrio.
La Cina si è presentata ai colloqui con una posizione difensiva e minacciosa:
Dazi sui veicoli elettrici. La disputa sulle auto elettriche resta il punto di frizione centrale. La Commissione Ue ha concluso nel giugno 2024 che i veicoli elettrici prodotti in Cina beneficiavano di sussidi ingiusti e ha imposto dazi compensativi provvisori dal 17,4% al 38,1% . Nell'ottobre 2024 sono entrati in vigore dazi definitivi fino al 45% . Nel gennaio 2026, l'Ue ha emanato linee guida che consentono ai produttori cinesi di sostituire i dazi con l'impegno a mantenere prezzi minimi, offrendo una possibile via d'uscita . I dati del Mercator Institute mostrano che le esportazioni cinesi di veicoli elettrici sono state il motore principale del surplus record di Pechino con l'Ue nel primo trimestre del 2026 .
Diversificazione delle catene di fornitura. La Commissione Ue sta ora valutando una legge che obbligherebbe le imprese in settori sensibili a ridurre la dipendenza da un unico fornitore — in particolare la Cina — e a diversificare verso almeno tre fonti . Questa misura fa parte della Strategia di Sicurezza Economica dell'Ue, che segue una logica "promuovere, proteggere e collaborare", combinando la difesa del mercato con il rafforzamento della capacità produttiva interna .
Acciaio e altri settori. Lo scontro si è allargato dai veicoli elettrici all'acciaio (con il taglio delle quote del 47%), ai macchinari e alle apparecchiature elettriche — le prime due categorie merceologiche negli scambi Ue-Cina . Gli analisti dell'Atlantic Council notano che ciò che è iniziato come un dibattito sui veicoli elettrici cinesi si è evoluto in una contrapposizione molto più ampia con le conseguenze strutturali della sovraccapacità industriale cinese, che ora si estende ai componenti eolici, ai pannelli solari e ai semiconduttori di generazione matura .
I colloqui di Bruxelles riflettono un rapporto a un punto di svolta. Entrambe le parti investono in meccanismi di dialogo per gestire l'escalation, ma le spinte strutturali — la sovraccapacità industriale cinese, il deficit crescente dell'Ue e la pressione politica interna in Europa per una difesa commerciale più forte — non mostrano segni di attenuazione. Il rischio di una guerra commerciale rimane elevato, ma l'incontro del 29 giugno segnala una preferenza reciproca, per ora, a continuare a parlare piuttosto che a procedere unilateralmente.