I servizi segreti lettoni hanno lanciato avvertimenti indipendenti, segnalando che la Russia sta preparando possibili provocazioni nella regione baltica, rafforzando così l’urgenza delle parole di Szota . Rapporti del 2025 e del 2026 descrivono un salto di qualità nella campagna ibrida russa contro l’Europa: si è passati da quello che gli analisti chiamano «rumore di fondo» a una preparazione operativa mirata
. Tra le azioni concrete:
Nel marzo 2026, fonti d’intelligence hanno segnalato la riattivazione di canali separatisti su Telegram, come «Repubblica di Narva» rivolto all’Estonia: un tentativo di sfruttare la minoranza russa come pretesto per un intervento . Un rapporto del Soufan Center dello stesso mese nota come, dal 2022, la Russia abbia applicato una pressione quasi continua sull’Estonia, con tattiche che vanno dalla disinformazione in lingua russa al taglio di cavi sottomarini, fino a violazioni sempre più sfacciate dello spazio aereo e terrestre
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Szota non è solo. Già nel giugno 2025 – un anno prima dell’avvertimento polacco – Bruno Kahl, capo del servizio federale d’intelligence tedesco (BND), aveva dichiarato a Table.Media che Berlino possiede elementi concreti per ritenere che l’Ucraina sia «solo un gradino nel cammino verso Occidente» della Russia . «Non devono mandare carri armati», spiegò Kahl, «basta inviare ‘omini verdi’ in Estonia per difendere la presunta minoranza russa oppressa»
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Le reazioni dei Paesi Baltici sono state immediate e durissime. Margus Tsahkna, ministro degli Esteri estone, ha dichiarato senza mezzi termini: «Se gli omini verdi oltrepasseranno il nostro confine, gli spareremo» . Il ministro della Difesa lettone, dal canto suo, ha assicurato che «qualsiasi ‘omino verde’ sul suolo lettone verrà eliminato immediatamente»
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L’Estonia ha già avuto un assaggio della minaccia. Nell’ottobre 2025, pattuglie estoni hanno avvistato soldati russi senza insegne nei pressi del villaggio di Saatse, al confine. Sebbene le autorità abbiano parlato di «non una provocazione diretta, ma un tentativo di dimostrare presenza», l’episodio ha dimostrato quanto lo scenario sia concreto .
Il 36º vertice Nato si terrà ad Ankara il 7-8 luglio 2026 presso il Complesso Presidenziale di Beştepe . L’agenda ufficiale – spesa per la difesa, sostegno all’Ucraina e cooperazione industriale – ha già un peso geopolitico enorme
. Ma gli avvertimenti dei servizi segreti di Varsavia e Riga, arrivati a pochi giorni dall’incontro, infondono un senso di urgenza immediata alle discussioni sul fianco orientale
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I punti caldi dell’ordine del giorno toccano direttamente le nuove minacce:
Un rapporto del Belfer Center del febbraio 2026 avverte che, entro i prossimi tre anni, la Russia intensificherà la sua campagna ibrida contro gli Stati membri della Nato, fino a culminare in una limitata incursione militare nel fianco nord-orientale . Lo stesso rapporto osserva che l’affidabilità dell’amministrazione Trump come membro Nato probabilmente continuerà a diminuire nello stesso periodo
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Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha già inviato un avvertimento al Cremlino: un attacco a un membro dell’Alleanza riceverà una «reazione devastante» . In un video messaggio diffuso prima del vertice, Rutte ha dichiarato: «Ad Ankara, mostreremo al mondo che stiamo mantenendo gli impegni presi all’Aja lo scorso anno»
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Lo scenario degli ‘omini verdi’ non è un semplice war-game. È una prova diretta dell’impegno più fondamentale della Nato: la difesa collettiva prevista dall’Articolo 5, condotta attraverso l’ambiguità e la negabilità. Come già notava un’analisi del Brookings Institution del 2016, «la Nato dovrebbe riflettere sulle implicazioni del fenomeno degli omini verdi, in particolare per i Paesi Baltici di Estonia e Lettonia» .
L’avvertimento di Szota, corroborato dalle intelligence lettone e tedesca, non lascia spazio all’autocompiacimento. A pochi giorni dal vertice di Ankara, gli alleati si trovano di fronte a una scelta netta: trattare la minaccia ibrida come una priorità assoluta e rafforzare le difese del fianco orientale, oppure rischiare una crisi a lenta combustione capace di accelerare più velocemente di quanto la macchina politica dell’Alleanza possa reagire.
Il Cremlino, nel frattempo, sta già modificando le leggi sull’impiego dell’esercito all’estero e riattivando canali separatisti in Estonia . La domanda non è se la Russia stia preparando il terreno: la domanda è se la Nato sia pronta a superare la prova.