Il settore globale dei semiconduttori ha vissuto un vero e proprio terremoto finanziario a fine giugno 2026. Il culmine è stato raggiunto venerdì 26 giugno, con un'ondata di vendite che ha spazzato via oltre 1.300 miliardi di dollari di valore di mercato, colpendo senza distinzione le borse da Seul a New York. La débâcle è stata innescata da una combinazione esplosiva di fattori: le deludenti guidance sull'AI di Broadcom, un'inflazione galoppante dei prezzi dei chip di memoria ribattezzata 'chipflation', l'ansia crescente per le spese astronomiche delle big tech (circa 725 miliardi di dollari in infrastrutture AI) e la realizzazione, da parte degli investitori, che il rally dell'AI potrebbe essere andato 'troppo veloce, troppo lontano'.
Il famoso stratega di Jefferies, Chris Wood, offre una lettura sfumata: sostiene che il trade sull'AI sia ancora sostenuto dagli utili a breve termine, ma lancia un severo monito. Se non si riuscirà a generare ritorni adeguati su questi enormi investimenti, si potrebbe innescare una 'distruzione di capitale' a catena lungo tutta la filiera dell'AI.
Cosa ha causato il selloff globale dei semiconduttori venerdì
Il crollo di venerdì 26 giugno è stato il culmine di una settimana traumatica, guidata dalla crescente ansia degli investitori per i costi delle infrastrutture AI, l'inflazione dei chip e i dubbi sulla capacità delle big tech di generare un ritorno sugli investimenti (ROI). Le scintille che hanno innescato l'incendio sono state:
- Le deludenti guidance sull'AI di Broadcom all'inizio di giugno: un buco di 700 milioni di dollari nei ricavi previsti ha innescato un crollo del 22% in un solo giorno, cancellando 1.300 miliardi di dollari dal settore globale dei chip
. L'indice Philadelphia Semiconductor (SOXX) è crollato del 7,9% solo il 23 giugno
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- L'aumento dei rendimenti dei Treasury USA dopo dati sull'occupazione migliori del previsto, che hanno messo sotto pressione i titoli growth, più sensibili ai tassi d'interesse
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