IBIT e GBTC hanno quindi perso insieme circa 253 milioni di dollari. Al contrario, solo FBTC e ARKB hanno raccolto complessivamente 121,4 milioni. Il quadro non equivale dunque a un disimpegno uniforme degli investitori istituzionali da tutti gli ETF Bitcoin: indica piuttosto una marcata divergenza tra singoli prodotti .
La lettura più sfumata del dato giornaliero non cancella la portata della tendenza generale. Al 21 giugno, gli ETF spot statunitensi sul Bitcoin avevano accumulato 6,35 miliardi di dollari di deflussi netti nelle 30 sedute precedenti. Secondo Galaxy Research, si tratta del più grande deflusso su una finestra mobile di 30 giorni dall’avvio di questi prodotti, nel gennaio 2024 .
Anche il bilancio settimanale è storico:
Le cause indicate nelle analisi includono l’incertezza macroeconomica, le prese di profitto e l’attesa per le decisioni della Federal Reserve . Tuttavia, il rallentamento dell’intensità dei deflussi e la presenza di giornate con afflussi — il 12 giugno ha interrotto una serie di settimane negative — fanno pensare, secondo alcuni analisti, a una pressione potenzialmente più ciclica che strutturale .
Un elemento importante per interpretare soprattutto i deflussi da IBIT è il lancio del iShares Bitcoin Premium Income ETF, identificato dal ticker BITA, che ha iniziato a essere negoziato sul Nasdaq il 16 giugno 2026 .
BITA non è un ETF spot tradizionale. La sua struttura combina:
I premi incassati dalle opzioni servono a generare distribuzioni mensili. Il prodotto punta a un rendimento annuale del 15-25% e a catturare almeno il 70% del rialzo del Bitcoin, obiettivi dichiarati della strategia e non rendimenti garantiti . Il documento di registrazione depositato presso la SEC specifica inoltre che il patrimonio del fondo è costituito principalmente da Bitcoin e da quote di IBIT .
Se un investitore istituzionale vende quote di IBIT per acquistare BITA, i dati giornalieri registrano un deflusso dal primo fondo. Ma il capitale non necessariamente abbandona l’esposizione al Bitcoin o l’ecosistema di BlackRock: può semplicemente passare da un prodotto che replica più direttamente il prezzo dell’asset a uno strutturato per offrire anche reddito da premi sulle opzioni.
Non è possibile stabilire dai soli dati aggregati quanti dei 172 milioni di dollari usciti da IBIT il 22 giugno siano riconducibili a questa dinamica. Il lancio di BITA pochi giorni prima, però, rende la rotazione interna di portafoglio una spiegazione plausibile per almeno una parte dei rimborsi, oltre alla possibilità di vendite effettive o di riallocazioni verso altri emittenti .
La fotografia del 22 giugno è quindi duplice. Da una parte, i deflussi cumulati e la serie di sei settimane confermano che la domanda istituzionale per l’esposizione al Bitcoin attraverso gli ETF è entrata in una fase di forte cautela. Dall’altra, il saldo giornaliero è stato trainato soprattutto da IBIT e GBTC, mentre Fidelity, Ark e il Bitcoin Mini Trust di Grayscale hanno registrato afflussi.
Per questo motivo, il dato non dimostra da solo un rifiuto generalizzato degli ETF Bitcoin. Il nuovo BITA aggiunge un’ulteriore complessità: una parte delle vendite di IBIT potrebbe rappresentare un passaggio verso un prodotto con strategia covered call e distribuzioni periodiche, non necessariamente un’uscita definitiva dall’esposizione al Bitcoin.
IBIT e GBTC hanno quindi perso insieme circa 253 milioni di dollari. Al contrario, solo FBTC e ARKB hanno raccolto complessivamente 121,4 milioni. Il quadro non equivale dunque a un disimpegno uniforme degli investitori istituzionali da tutti gli ETF Bitcoin: indica piuttosto una marcata divergenza tra singoli prodotti .
La lettura più sfumata del dato giornaliero non cancella la portata della tendenza generale. Al 21 giugno, gli ETF spot statunitensi sul Bitcoin avevano accumulato 6,35 miliardi di dollari di deflussi netti nelle 30 sedute precedenti. Secondo Galaxy Research, si tratta del più grande deflusso su una finestra mobile di 30 giorni dall’avvio di questi prodotti, nel gennaio 2024 .
Anche il bilancio settimanale è storico:
Le cause indicate nelle analisi includono l’incertezza macroeconomica, le prese di profitto e l’attesa per le decisioni della Federal Reserve . Tuttavia, il rallentamento dell’intensità dei deflussi e la presenza di giornate con afflussi — il 12 giugno ha interrotto una serie di settimane negative — fanno pensare, secondo alcuni analisti, a una pressione potenzialmente più ciclica che strutturale .
Un elemento importante per interpretare soprattutto i deflussi da IBIT è il lancio del iShares Bitcoin Premium Income ETF, identificato dal ticker BITA, che ha iniziato a essere negoziato sul Nasdaq il 16 giugno 2026 .
BITA non è un ETF spot tradizionale. La sua struttura combina:
I premi incassati dalle opzioni servono a generare distribuzioni mensili. Il prodotto punta a un rendimento annuale del 15-25% e a catturare almeno il 70% del rialzo del Bitcoin, obiettivi dichiarati della strategia e non rendimenti garantiti . Il documento di registrazione depositato presso la SEC specifica inoltre che il patrimonio del fondo è costituito principalmente da Bitcoin e da quote di IBIT .
Se un investitore istituzionale vende quote di IBIT per acquistare BITA, i dati giornalieri registrano un deflusso dal primo fondo. Ma il capitale non necessariamente abbandona l’esposizione al Bitcoin o l’ecosistema di BlackRock: può semplicemente passare da un prodotto che replica più direttamente il prezzo dell’asset a uno strutturato per offrire anche reddito da premi sulle opzioni.
Non è possibile stabilire dai soli dati aggregati quanti dei 172 milioni di dollari usciti da IBIT il 22 giugno siano riconducibili a questa dinamica. Il lancio di BITA pochi giorni prima, però, rende la rotazione interna di portafoglio una spiegazione plausibile per almeno una parte dei rimborsi, oltre alla possibilità di vendite effettive o di riallocazioni verso altri emittenti .
La fotografia del 22 giugno è quindi duplice. Da una parte, i deflussi cumulati e la serie di sei settimane confermano che la domanda istituzionale per l’esposizione al Bitcoin attraverso gli ETF è entrata in una fase di forte cautela. Dall’altra, il saldo giornaliero è stato trainato soprattutto da IBIT e GBTC, mentre Fidelity, Ark e il Bitcoin Mini Trust di Grayscale hanno registrato afflussi.
Per questo motivo, il dato non dimostra da solo un rifiuto generalizzato degli ETF Bitcoin. Il nuovo BITA aggiunge un’ulteriore complessità: una parte delle vendite di IBIT potrebbe rappresentare un passaggio verso un prodotto con strategia covered call e distribuzioni periodiche, non necessariamente un’uscita definitiva dall’esposizione al Bitcoin.