La risposta di Benjamin Netanyahu è stata altrettanto netta. Il premier israeliano ha tenuto un discorso duro: “La lotta non è finita,” ha dichiarato, specificando che Israele non si sente vincolato dall’accordo tra Usa e Iran . La promessa è che le forze israeliane resteranno nel Sud del Libano “per tutto il tempo necessario,” creando ampie zone di sicurezza
. Il ministro della Difesa Israel Katz ha addirittura parlato di trasformare l’area a sud del fiume Litani in una zona sotto controllo militare israeliano
.
L’accordo è un patto quadro di 14 punti, firmato digitalmente il 15-17 giugno 2026 (chiamato anche “Islamabad Memorandum”) . Ecco i punti principali:
Nonostante l’ottimismo di facciata, il presidente Donald Trump ha chiarito che il MoU non è un accordo finale. Il 17 giugno ha avvertito: “Se non mi piacerà il risultato dei colloqui, torneremo a sparare,” minacciando azioni militari contro Teheran se l’esito non sarà soddisfacente . Una dichiarazione che getta ulteriore incertezza su un processo di pace già fragile.
La palla passa alla diplomazia. La Svizzera resta in attesa, la Casa Bianca assicura che Vance è pronto, ma la condizione iraniana è chiara: niente tavolo se il Libano continua a bruciare. Netanyahu, dal canto suo, sembra determinato a non cedere terreno. I prossimi giorni saranno cruciali: o il cessate il fuoco regge su tutti i fronti, o il 60-day window rischia di chiudersi ancor prima di aprirsi .
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