Immaginate un robot così piccolo da poter nuotare nel flusso sanguigno, auto-assemblarsi a comando, produrre un farmaco direttamente sul bersaglio e poi essere recuperato, ricaricato e riutilizzato. Non è più fantascienza. Un team dell’Università di Basilea ha realizzato esattamente questo: un nanorobot modulare e riutilizzabile che si incastra insieme usando un vero e proprio «velcro molecolare» a DNA e che ha già dimostrato di essere in grado di uccidere le cellule tumorali nei test di laboratorio [8, 9].
Guidati dalla professoressa Cornelia Palivan, i ricercatori hanno progettato un nanorobot che ricorda un mini razzo lunare. È formato da due moduli indipendenti — un modulo di propulsione magnetica e una capsula per il carico utile — che si assemblano autonomamente quando i filamenti di DNA complementari presenti su ciascun modulo si legano tra loro
. Il «velcro» a DNA è programmabile: i moduli possono essere accoppiati, separati e riaccoppiati a comando
.
Come funziona il nanorobot
L’architettura del sistema è volutamente semplice e altamente adattabile:
- Design modulare: due moduli distinti e riconfigurabili — un modulo di propulsione magnetica e una capsula per il carico utile
.
- 'Velcro molecolare' a DNA: ogni modulo porta filamenti di DNA complementari. Quando si incontrano, i filamenti si legano e i moduli si incastrano a formare un nanorobot funzionante. Lo stesso legame può essere sciolto, consentendo il recupero dei moduli
.
- Propulsione magnetica: il modulo di propulsione è magnetico, permettendo un controllo esterno. Un campo magnetico può guidare il nanorobot verso un bersaglio — ad esempio un tumore — e in seguito recuperarlo per un nuovo utilizzo .
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