Lunedì 15 giugno 2026, poco dopo le 10 del mattino, l'artista satirico russo Semyon Skrepetsky (il cui vero nome era Robert Kuzovkov, 44 anni) è stato ucciso a colpi di pistola nel parcheggio di un condominio a Biała Podlaska, città della Polonia orientale a circa 40 chilometri dal confine bielorusso. Un'esecuzione in pieno giorno, avvenuta a soli 600 metri dal consolato di Minsk, che i media polacchi e internazionali non hanno esitato a definire "un'esecuzione politica" ![]()
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La dinamica dell'agguato
- Orario e luogo: L'attacco è scattato intorno alle 10:00 di lunedì 15 giugno 2026, nel parcheggio di via Królowej Jadwigi, a pochi passi dal consolato bielorusso
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- Modalità: Skrepetsky è stato raggiunto da cinque proiettili esplosi a distanza ravvicinata, di cui uno fatale alla testa. Testimonianze e ricostruzioni parlano di un killer che ha sparato due colpi, per poi avvicinarsi al corpo a terra ed esplodere altri tre colpi — un modus operandi che evoca un'esecuzione
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- Vittima: Kuzovkov era un cittadino russo titolare di protezione internazionale (status di rifugiato) in Polonia, dove viveva con la sua famiglia .
Le indagini e gli arresti
La procura distrettuale di Lublino coordina l'inchiesta. Ecco cosa sappiamo finora:
- Due bielorussi fermati: Poco dopo il delitto, la polizia polacca ha arrestato due cittadini bielorussi di 37 e 33 anni nei pressi del Consolato della Bielorussia. Con loro è stato fermato anche un tassista che li aveva accompagnati
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- Possibili complici: L'emittente polacca wPolsce24 ha riferito che gli inquirenti stanno verificando l'ipotesi che più di due persone abbiano preso parte all'operazione
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- Nessun capo d'accusa formale: Al 16-17 giugno 2026, i sospettati non erano ancora stati incriminati e le autorità non avevano reso noto un movente ufficiale
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Chi era Semyon Skrepetsky: arte, satira e minacce
- L'artista: Skrepetsky si era fatto conoscere per le sue caricature al vetriolo contro Vladimir Putin, il leader ceceno Ramzan Kadyrov, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e, occasionalmente, anche figure dell'opposizione russa
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. Appena tre giorni prima dell'omicidio aveva realizzato un video per una protesta anti-Putin davanti all'ambasciata russa a Berlino, brandendo un quadro in cui Stalin imboccava un Putin infante ![]()
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- Minacce continue: Nei mesi precedenti la morte, l'artista aveva più volte denunciato minacce costanti, in particolare dopo aver intensificato la satira contro Kadyrov. Sul suo canale Telegram aveva pubblicato screenshot di messaggi aggressivi da parte di sostenitori del leader ceceno, compreso un commento che recitava: "Kadyrov ti stuprerà personalmente su ordine di Putin"
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Un tassello nella strategia del terrore del Cremlino
L'omicidio di Skrepetsky non è un caso isolato. Si inserisce in un quadro ormai consolidato di assassinii e tentativi di assassinio orchestrati dal Cremlino e dai suoi alleati ceceni contro i critici all'estero:
- Dal febbraio 2022, l'invasione dell'Ucraina ha segnato un'escalation nella campagna di omicidi mirati in Europa, con i servizi di sicurezza russi che oggi si affidano sempre più spesso a intermediari criminali locali piuttosto che a propri agenti
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- Secondo un rapporto di Freedom House, la Russia è responsabile di 7 dei 26 assassinii o tentativi di assassinio censiti in un dato periodo, confermando il ricorso sistematico alla "repressione transnazionale altamente aggressiva"
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- La lista dei precedenti è lunga: dall'omicidio del blogger ceceno Mamikhan Umarov a Vienna nel 2020 (critico con Kadyrov), al disertore militare ucciso a colpi di pistola e poi investito in Spagna, passando per l'attacco a martellate contro un oppositore in Lituania e gli avvelenamenti sospetti di giornalisti in Germania
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Nessuno ha ancora rivendicato formalmente l'assassinio di Skrepetsky, ma la combinazione è impressionante: metodo da esecuzione, vittima scomoda per Putin e Kadyrov, minacce documentate, vicinanza al consolato bielorusso e arresto di due cittadini di Minsk. Un identikit che, agli occhi di investigatori e analisti, parla da solo — l'ennesimo anello della catena di repressione globale messa in atto dal Cremlino.
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