Ad aggravare il quadro per l'editoria tradizionale, la fiducia del pubblico ha raggiunto il punto più basso da quando il Reuters Institute ha iniziato le sue rilevazioni nel 2015. Solo il 37% delle persone a livello globale dichiara di fidarsi delle notizie, con un calo di 3 punti percentuali in un solo anno .
Le differenze tra i paesi sono vistose e, a volte, drammatiche:
C'è però un paradosso: mentre la fiducia nel sistema dell'informazione in generale si sfalda, la fiducia verso specifiche testate giornalistiche sembra reggere meglio. In altre parole, si salva il singolo nome noto (pensiamo a un grande quotidiano o una rete televisiva familiare), ma viene meno la credibilità della categoria intera .
YouTube resta il faro principale per le strategie digitali degli editori, ma è TikTok a incarnare il cambiamento generazionale più profondo. Quasi la metà dei giovani adulti lo utilizza come fonte primaria di notizie, in un ecosistema dove l'informazione non arriva più da una testata anonima ma da una persona, un creator o un influencer .
Il giornalismo istituzionale viene percepito come meno interessante, meno autentico e più distante rispetto a un volto familiare che racconta i fatti tramite un video o un podcast. L'informazione sta diventando sempre più "guidata dalla personalità", un fenomeno che erode ulteriormente il ruolo di mediazione dei giornali e dei telegiornalari .
Le chatbot basate su intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, rappresentano oggi solo una piccola nicchia nel consumo di notizie, ma iniziano a far sentire la loro presenza. A livello globale, il 5% degli intervistati ha dichiarato di usarle regolarmente per informarsi, una cifra in crescita rispetto all'anno precedente .
L'uso è molto più marcato tra i giovani (sotto i 35 anni), e le motivazioni sono pratiche: si chiede all'AI di riassumere un argomento, spiegare un tema complesso o trovare la fonte di una notizia . La fiducia verso queste macchine supera leggermente quella verso le notizie in generale, ferma al 37%, ma ciò non le rende ancora affidabili agli occhi della maggioranza
. Un dettaglio interessante: mentre negli USA e nel Regno Unito l'uso è rimasto stabile, in altri mercati, come quelli asiatici ed europei, è invece cresciuto sensibilmente
.
Come se non bastassero i problemi di fiducia, il rapporto lancia un altro allarme: l'interesse per le notizie, in generale, sta calando in modo marcato. Il Regno Unito è tra i paesi dove questo fenomeno di "distacco" è più rapido. Le persone non solo dubitano di ciò che leggono, ma spesso scelgono di non leggere affatto, evitando le notizie o incontrandole passivamente tramite i feed algoritmici dei social, senza una reale intenzione di informarsi .
Siamo di fronte a un panorama dove le vecchie business model sono sotto assedio, la pubblicità si sposta altrove, e il pubblico si disperde in una galassia di fonti alternative, spesso frammentate e difficili da verificare. Come ha scritto Jim Egan, autore principale del rapporto: "Il 2026 segna una pietra miliare significativa: per la prima volta, il consumo tramite social media e reti video è in testa rispetto a tutte le altre fonti di notizie a livello globale" .
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