L’applicazione sarà affidata a Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni, mentre le piattaforme dovranno adottare sistemi di verifica dell’età definiti dal governo «solidi» o «robusti» . La decisione chiude un lungo confronto politico e arriva dopo una consultazione pubblica su larga scala. Ma apre anche una nuova discussione: il divieto proteggerà davvero i ragazzi o rischia di spostare il problema altrove?
Il documento ufficiale del governo indica dieci piattaforme che non potranno essere utilizzate dagli under 16:
La lista ricalca in larga parte quella australiana e riguarda soprattutto i servizi in cui gli utenti possono interagire tra loro e condividere contenuti .
Non rientreranno invece nel divieto le app di messaggistica come WhatsApp e Signal. Anche YouTube Kids, il prodotto pensato per un pubblico infantile, dovrebbe restare accessibile .
Il governo vuole approvare i regolamenti necessari entro Natale 2026. L’entrata in vigore è prevista all’inizio dell’anno successivo, con la primavera 2027 indicata come possibile finestra temporale . In precedenza, la ministra per la Tecnologia Liz Kendall aveva dichiarato che le nuove norme per gli under 16 sarebbero state introdotte entro la fine del 2026 .
Le aziende dovranno impedire agli utenti sotto i 16 anni di creare o mantenere account sulle piattaforme interessate. Per farlo dovranno ricorrere a sistemi di age assurance, cioè procedure per stimare o verificare l’età degli utenti. Ofcom avrà il compito di controllare il rispetto degli obblighi e di intervenire in caso di mancata conformità .
Il provvedimento non si limiterà al divieto generale per gli under 16. Il governo britannico prevede anche restrizioni per alcune funzioni considerate ad alto rischio sui servizi online utilizzati da minori.
Per gli under 18 saranno limitati:
Queste misure si aggiungeranno all’Online Safety Act, la legge britannica che impone già a siti e app di ridurre l’esposizione dei minori a contenuti dannosi e di adottare misure di sicurezza adeguate .
Starmer ha detto chiaramente che il Regno Unito intende «usare lo stesso modello dell’Australia» . L’Australia è stato il primo Paese ad applicare un divieto nazionale di questo tipo: le restrizioni per gli under 16 sono entrate in vigore il 10 dicembre 2025 .
La legge australiana obbliga le piattaforme a compiere passi ragionevoli per impedire ai minori di 16 anni di aprire o mantenere un account. Le aziende che non rispettano gli obblighi possono rischiare multe fino a 50 milioni di dollari australiani, pari a circa 25,7 milioni di sterline .
Il Regno Unito seguirà quindi l’impostazione australiana basata su un elenco di piattaforme, ma intende andare oltre su alcune funzioni digitali. Il divieto britannico sarà infatti affiancato da limiti su livestreaming, contatti da parte di sconosciuti e chatbot romantici o sessuali per gli under 18 .
In Australia, nei primi giorni di applicazione, il governo ha riferito che oltre 4,7 milioni di account sarebbero stati disattivati su piattaforme come Instagram, TikTok e Snapchat . Resta però da capire quanto i risultati australiani possano essere replicati nel contesto britannico e quanto saranno efficaci i sistemi di verifica dell’età.
Il percorso politico è stato tutt’altro che lineare.
Il sostegno dei genitori non ha chiuso il dibattito. Organizzazioni per i diritti dei minori, gruppi per la privacy e le stesse aziende tecnologiche sostengono che un divieto generalizzato potrebbe essere una risposta troppo semplice a un problema molto più complesso.
Amnesty International UK ha definito la misura «la diagnosi giusta, ma la prescrizione sbagliata». Kerry Moscogiuri, amministratrice delegata dell’organizzazione, ha riconosciuto che molti minori subiscono danni online, ma ha avvertito che un divieto indiscriminato potrebbe spingere l’attività digitale dei ragazzi verso canali meno visibili e separarli da reti di supporto importanti .
Secondo Amnesty, il problema non è semplicemente la presenza dei minori sui social, bensì il modo in cui molte piattaforme sono progettate: modelli di business e algoritmi che puntano a mantenere gli utenti connessi il più a lungo possibile, anche a costo di compromettere benessere, privacy e diritti .
Anche Meta, TikTok, Snap e YouTube hanno contestato la misura. Le aziende sostengono che il divieto sia sproporzionato, ricordano di aver già introdotto strumenti di protezione adeguati all’età e temono che i giovani possano migrare verso servizi ancora meno sicuri .
La decisione politica è stata presa, ma la sua efficacia dipenderà soprattutto dall’applicazione concreta. Il governo dovrà chiarire come funzioneranno i controlli dell’età, quali dati saranno raccolti, come verranno gestiti gli account esistenti e quali sanzioni rischieranno le piattaforme che non faranno abbastanza.
Da una parte, la consultazione mostra una forte domanda di intervento da parte delle famiglie. Dall’altra, le critiche ricordano che bloccare l’accesso non equivale automaticamente a eliminare i rischi legati ad algoritmi, contenuti dannosi e modelli di engagement. Con i regolamenti attesi entro la fine del 2026, il vero banco di prova sarà capire se il modello britannico riuscirà a proteggere i minori senza trasformare la verifica dell’età in un controllo invasivo per tutti gli utenti.