La freddezza dell'attività industriale non è un episodio isolato. Nel primo trimestre 2026 il Pil dell'area euro è cresciuto di appena lo 0,1% rispetto al trimestre precedente, in rallentamento rispetto al +0,2% del quarto trimestre 2025 . La Commissione europea, nelle previsioni di primavera, ha tagliato le stime per l'anno portandole a +0,9% per l'eurozona .
Il rallentamento è stato amplificato dall'impennata dei prezzi energetici seguita agli attacchi in Iran: tra il 27 febbraio e il 29 aprile 2026 i prezzi del gas sono aumentati del 50%, quelli del petrolio greggio del 65%, con margini di raffinazione schizzati su livelli storicamente elevati .
L'effetto sui prezzi è stato immediato: l'inflazione annua dell'area euro ad aprile è salita rapidamente al 3,0%, mentre la componente energetica è cresciuta del 10,9% . Sul fronte delle imprese, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati dello 0,6% su base mensile, segnalando pressioni sui costi destinate a trasferirsi a valle .
Sul fronte occupazionale, le previsioni della Commissione indicano un tasso di disoccupazione stabile intorno al 6,0% nel triennio 2025-2027, segno di un mercato del lavoro che, pur in un quadro di crescita debole, non mostra ancora cedimenti significativi . Meno incoraggiante il clima di fiducia: a fine aprile l'indicatore di sentiment industriale nell'area euro è scivolato a -7,7 punti, il valore più basso dell'anno .
Il dato di aprile certifica che il settore industriale dell'eurozona è entrato in una fase di quasi-stagnazione: il +0,1% mensile, dopo due mesi a +0,2%, racconta una dinamica fragile e vulnerabile agli shock esterni. Con un Pil che nel primo trimestre ha messo a segno solo uno 0,1% congiunturale, l'inflazione in risalita e le quotazioni energetiche ancora sotto pressione, la seconda metà del 2026 si preannuncia complessa per l'economia dell'area euro.