A muoversi in questa direzione sono stati colossi internazionali come T. Rowe Price, Schroders e Brandywine Global Investment Management, che hanno dichiarato di aver ridotto l'esposizione o di averla limitata a posizioni puramente tattiche .
In questo quadro di ritirata strategica, la mossa di Iyogin Holdings appare controcorrente e quasi provocatoria. La banca regionale, che vanta il miglior track record recente in Giappone nel trading obbligazionario, ha iniziato a fare piccoli acquisti di JGB a lunghissima scadenza (super-long) ad aprile 2026. È il primo investimento in titoli di Stato giapponesi effettuato dalla banca per finalità diverse dalla semplice gestione della liquidità o delle garanzie dal 2016 .
Il CEO Kenji Miyoshi ha spiegato la sua logica con disarmante chiarezza: "Nei miei calcoli, il tasso di policy della BOJ raggiungerà un picco vicino all'1,5% entro la fine del 2027" . Con i rendimenti a 30 anni già al 3,44%, questo scenario configura un carry reale positivo. In altre parole, Iyogin non sta scommettendo contro ulteriori rialzi nel breve termine, ma sta prendendo posizione su uno scenario di stabilizzazione del ciclo dei tassi. Per una banca con abbondante liquidità e un costo della raccolta che non dipende dai mercati all'ingrosso, i rendimenti attuali rappresentano un punto d'ingresso che non si vedeva da una generazione.
Tuttavia, è fondamentale non fraintendere la portata della mossa. L'executive Naoaki Fujita ha chiarito che la banca non sta abbracciando il rischio di duration in modo totale, ma sta solo "testando il terreno" . Non è un segnale di coraggio rialzista, ma un rientro tattico e misurato dopo un decennio di astinenza forzata, in cui, parole testuali del CEO, "non c'era semplicemente modo di investire" nei JGB
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La frustrazione degli investitori esteri nasce da un apparente paradosso: l'inflazione core corre al 2,8% e il PIL del primo trimestre è stato resiliente , eppure la BOJ ha alzato i tassi solo a piccoli passi, partendo da zero. Molti, scommettendo su una normalizzazione più rapida, sono rimasti spiazzati dall'impennata dei rendimenti a lunga scadenza. Al contrario, operatori come Iyogin, che guardano al "punto di arrivo" e non al percorso, vedono in questa lentezza un'opportunità.
L'incertezza è amplificata dal contesto politico. I piani di spesa fiscale della Premier Sanae Takaichi aumentano la pressione sul già colossale debito pubblico giapponese, sollevando dubbi sulla capacità della BOJ di sostenere un ciclo di rialzi aggressivo senza destabilizzare i conti pubblici
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In conclusione, il sell-off dei gestori globali e l'ingresso di Iyogin sono due facce della stessa medaglia: una profonda incertezza su dove finirà esattamente la normalizzazione giapponese. I gestori esteri stanno riducendo il rischio di duration in un mercato ancora volatile. Le banche domestiche, con la loro stabile raccolta di depositi e senza la necessità di coprirsi dal rischio cambio, stanno cautamente approfittando di rendimenti che per anni sono stati un miraggio. Nessuna delle due parti sta facendo una scommessa direzionale convinta: è il mercato stesso, nel suo insieme, a essere profondamente indeciso.