Valve deve affrontare almeno quattro importanti cause antitrust in tre diverse giurisdizioni, per un totale di oltre 1,3 miliardi di dollari di danni richiesti. Un gruppo di consumatori olandesi ha presentato a giugno 2026 una richiesta di risarcimento da 220 milioni di euro per conto dei giocatori PC che hanno acqu...

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What recent legal challenges is Valve facing regarding Steam's market dominance and alleged price inflation, including a €220 million Dutch. Article summary: Valve is currently facing at least four major antitrust or competition lawsuits across three jurisdictions, all centered on Steam's 30% commission, price parity clauses, and alleged abuse of market dominance. Here is a b. Topic tags: general, news, general web, user generated, education. Reference image context from search candidates: Reference image 1: visual subject "On January 26, 2026, the UK Competition Appeal Tribunal ruled that Valve Corporation must face a £656 million collective action lawsuit over" source context "Attack on Steam? £656M UK Lawsuit Challenges Platform Pricing Rules - Esports Legal News" Reference image 2: visual subject "On January 26,
Valve Corporation, l'azienda che gestisce il più grande negozio di giochi per PC al mondo, si trova ad affrontare una sfida legale senza precedenti che si estende su tre continenti. Sono infatti attive almeno quattro importanti cause antitrust o per concorrenza sleale, tutte accomunate dallo stesso obiettivo: mettere in discussione i due pilastri del modello di business di Steam: una commissione del 30% sulle vendite di giochi e le clausole contrattuali di parità di prezzo che impediscono agli editori di applicare prezzi più bassi su piattaforme concorrenti. Complessivamente, le richieste di risarcimento superano 1,3 miliardi di dollari e rappresentano una strategia legale coordinata che accusa Valve di aver abusato della sua posizione dominante per gonfiare i prezzi dei videogiochi per PC per oltre un decennio.
L'11 giugno 2026, la fondazione olandese Stichting Consumenten Competition Claims (CCC) ha lanciato un'azione collettiva con il nome di GameClaim, chiedendo oltre 220 milioni di euro (255 milioni di dollari) per conto dei giocatori PC olandesi che hanno acquistato giochi tramite Steam o altre piattaforme di distribuzione a partire dal 2013 .
La richiesta stima che i consumatori interessati abbiano pagato in media circa 130 euro in più per ogni account Steam olandese a causa delle pratiche di Valve . La CCC sostiene che Valve, che si stima controlli circa l'85% del mercato della distribuzione di giochi per PC, escluda sistematicamente la concorrenza vietando agli editori di offrire prezzi più bassi altrove, mentre applica quella che definisce una commissione del 30% eccessiva sulle vendite
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Al momento, la CCC ha inviato una lettera formale di messa in mora a Valve, ma non ha ancora presentato una causa formale in tribunale . Valve non ha ancora risposto in modo sostanziale alle accuse olandesi.
Il caso proceduralmente più avanzato è l'azione collettiva con formula "opt-out" nel Regno Unito, presentata a giugno 2024 dall'attivista per i diritti digitali Vicki Shotbolt e certificata per procedere dal Competition Appeal Tribunal (il tribunale specializzato in materia di concorrenza) il 26 gennaio 2026, a seguito di un'udienza tenutasi a ottobre 2025 .
La richiesta di risarcimento ammonta a 656 milioni di sterline (circa 898 milioni di dollari) per conto di circa 14 milioni di utenti Steam del Regno Unito che hanno acquistato giochi o contenuti aggiuntivi a partire dal 2018 . Le accuse rispecchiano quelle del caso olandese: Valve avrebbe abusato della sua posizione dominante imponendo commissioni eccessive del 30% e obblighi di parità di prezzo che hanno bloccato la concorrenza sui prezzi
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Poiché la causa è stata certificata come azione collettiva "opt-out", tutti i consumatori del Regno Unito che rientrano nella categoria definita sono automaticamente inclusi, a meno che non scelgano attivamente di uscirne . La decisione del tribunale significa che il caso procederà ora verso un processo completo, anche se non è stata ancora fissata alcuna data.
La teoria legale alla base di tutte queste cause risale a Wolfire Games contro Valve, avviata originariamente nel 2021 dallo studio di sviluppo indipendente. Il caso è stato successivamente riunito come In re Valve Antitrust Litigation e certificato come class action presso il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Occidentale di Washington .
La contestazione centrale prende di mira la clausola della nazione più favorita (Most Favoured Nation, MFN) di Steam – conosciuta nel settore come requisito di parità di prezzo – che vieta agli sviluppatori di offrire prezzi migliori, accesso anticipato o contenuti esclusivi su negozi concorrenti . Wolfire sostiene che questi termini contrattuali costituiscano un mantenimento illecito del potere monopolistico, proteggendo la commissione del 30% di Steam dalla pressione competitiva. Il caso è entrato in una fase critica a metà del 2025 ed è ancora in corso con un'attiva fase di discovery (raccolta delle prove) e procedimenti di certificazione della classe
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Una svolta inaspettata e aggressiva di questa teoria legale è arrivata alla fine di maggio 2026, quando i querelanti Max Rockman e Randall Moring hanno presentato una proposta di class action nel Distretto Occidentale di Washington, nominando Microsoft come co-cospiratrice insieme a Valve .
La causa sostiene che Microsoft e Valve abbiano stipulato un contratto di distribuzione nel 2011 contenente una clausola di parità di prezzo che impediva a Microsoft di fissare prezzi più bassi per i suoi giochi per PC su negozi concorrenti rispetto a Steam . Un aspetto cruciale è che i querelanti affermano che Microsoft abbia ricevuto "tangenti" da Valve in cambio dell'impegno a non competere sui prezzi – configurando di fatto una cospirazione orizzontale per il fissaggio dei prezzi tra presunti concorrenti
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L'atto di citazione sostiene che questo accordo abbia mantenuto i prezzi dei giochi per PC artificialmente alti per 15 anni e abbia impedito a Microsoft di sviluppare il proprio negozio per trasformarlo in un vero concorrente di Steam . La causa è stata appena presentata e si trova nelle sue fasi procedurali iniziali.
Un'unica teoria legale collega tutti e quattro i casi: la clausola di parità di prezzo di Steam e la percentuale di ricavi che essa protegge. L'argomentazione, ora impiegata in più giurisdizioni, è che la clausola MFN funzioni come un meccanismo di esclusione. Impedendo contrattualmente agli editori di trasferire ai consumatori il risparmio derivante da una commissione di negozio più bassa, Valve protegge la sua tariffa del 30% dalla pressione competitiva. Il risultato, sostengono i querelanti in ogni giurisdizione, è che i prezzi dei giochi per PC siano più alti di quanto sarebbero in un mercato concorrenziale .
Il caso Wolfire ha stabilito questa teoria presso il tribunale federale degli Stati Uniti. Le azioni legali nel Regno Unito e nei Paesi Bassi la estendono ai danni da sovrapprezzo per i consumatori, in base alle rispettive leggi sulla concorrenza. Il nuovo caso statunitense aggiunge una svolta senza precedenti: la presunta cospirazione tra Valve e Microsoft trasforma la teoria da una condotta di esclusione unilaterale in un'accusa di fissaggio dei prezzi coordinato tra operatori di mercato .
Valve nega tutte le accuse di abuso di monopolio e ha sostenuto che la sua struttura di commissioni sia competitiva rispetto ad altri negozi digitali . Non è stata ancora fissata alcuna data per il processo in nessuno dei casi.
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Valve deve affrontare almeno quattro importanti cause antitrust in tre diverse giurisdizioni, per un totale di oltre 1,3 miliardi di dollari di danni richiesti.
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