«Prevedo che i produttori cinesi costruiranno fabbriche in Europa... ma state davvero portando la tecnologia fuori? È una fabbrica, è industrializzazione» , spiega. Le aziende cinesi, è il suo ragionamento, esporteranno solo lo strato intermedio del know-how. Il livello più alto, la proprietà intellettuale, resterà ben protetto in patria, in linea con la determinazione di Pechino a blindare le tecnologie d'avanguardia
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Il concetto di "Deng Xiaoping al contrario" è un rovesciamento esplicito di quanto accadde negli anni '80 e '90. All'epoca, le case automobilistiche occidentali, per accedere al promettente mercato cinese, furono obbligate a creare joint venture con partner locali statali, condividendo inevitabilmente tecnologie e processi produttivi .
Oggi i ruoli si sono invertiti. L'Europa vorrebbe fare con le aziende cinesi dell'auto elettrica ciò che la Cina fece con lei. Ma Soh avverte che la lezione è stata imparata fin troppo bene dalla controparte: le aziende cinesi sono pronte a rispettare la lettera delle richieste (impiantare fabbriche locali), ma non la sostanza (cedere il vantaggio competitivo).
«La Cina considererà cosa tenere per sé», è il succo del suo messaggio . E la storia recente, con Pechino decisa a trasformarsi in una "fortezza autosufficiente" che rende il mondo più dipendente dalla sua manifattura, sembra dargli ragione
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