Il colpo di scena che per qualche mese aveva fatto tremare le fondamenta della cosmologia si è rivelato un colpo a salve. Lo studio pubblicato l'11 giugno 2026 sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, guidato dal dottor Phil Wiseman dell'Università di Southampton e co-firmato dai premi Nobel Adam Riess e Brian Schmidt, ha smontato punto per punto la clamorosa ipotesi di un universo in decelerazione, lanciata a fine 2025 dai ricercatori della Yonsei University in Corea del Sud
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Tutto era nato da un'affermazione che aveva fatto sobbalzare la comunità scientifica: l'energia oscura, la misteriosa forza che spingerebbe il cosmo a espandersi sempre più velocemente, si stava forse indebolendo. Il team guidato dal professor Young-Wook Lee aveva analizzato un campione di 300 galassie ospitanti supernovae di tipo Ia, suggerendo che la luminosità di queste "candele standard" cosmiche fosse in realtà influenzata dall'età della stella progenitrice, e non solo dalla distanza. La conclusione, dirompente, era che l'accelerazione dell'universo non esisteva e che l'espansione stava addirittura rallentando ![]()
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L’errore di fondo: l’equivoco sull’età
Il nuovo studio ha identificato un vizio logico di base nell'analisi coreana: aver dato per scontato che l'età di una galassia equivalga all'età della singola stella esplosa al suo interno
. È un po' come dedurre l'età di una persona dall'età media del quartiere in cui abita: un'assunzione statisticamente fragile.
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