Il mondo della finanza scende in campo per difendere il pilastro della politica climatica europea. Il 10 giugno 2026, una coalizione di 45 investitori istituzionali che gestiscono un patrimonio complessivo di 11.400 miliardi di euro ha pubblicato un appello congiunto. Promossa dai Principles for Responsible Investment (PRI) e dall’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), con il sostegno della Net-Zero Asset Owner Alliance (NZAOA) convocata dall'ONU, la lettera è un chiaro messaggio ai capi di Stato e di governo dell'UE ![]()
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Il messaggio arriva in un momento politico incandescente, poco prima del vertice del Consiglio Europeo del giugno 2026 e dell’avvio della revisione legislativa dell’ETS prevista per luglio. Di fronte alle pressioni di alcuni Stati membri e settori industriali che chiedono di sospendere o indebolire il mercato del carbonio, i grandi fondi lanciano un allarme: sarebbe un autogol per l’economia europea ![]()
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Le quattro richieste chiave: non si scherza con il carbonio
Nel dettaglio, i 45 firmatari mettono sul tavolo quattro punti fermi:
- Difesa di un ETS robusto e prevedibile. Nessun annacquamento o smantellamento: il sistema va tutelato come architrave della politica industriale verde del continente .
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