Un margin loan consente di ottenere finanziamenti mettendo in pegno un’attività finanziaria. La struttura è relativamente comune quando la garanzia è costituita da azioni quotate, il cui prezzo può essere osservato in tempo reale.
Nel caso di OpenAI, il problema è diverso. L’azienda è ancora privata e le sue azioni non hanno un prezzo pubblico e continuamente aggiornato. Quando SoftBank ha presentato il progetto iniziale, gli investitori hanno quindi espresso dubbi sulla possibilità di stabilire una valutazione sufficientemente affidabile .
Il passaggio da 10 a 6 miliardi suggeriva che i finanziatori stessero chiedendo una maggiore prudenza nel calcolo della garanzia: in altre parole, un valore riconosciuto alle azioni più basso rispetto alla valutazione teorica, per assorbire il rischio . Ma neppure questa riduzione è bastata a rendere l’operazione accettabile.
OpenAI è stata valutata circa 852 miliardi di dollari in un round di finanziamento del marzo 2026. In seguito, alcune azioni sarebbero passate di mano sui mercati secondari a una valutazione vicina agli 880 miliardi, mentre precedenti indiscrezioni avevano ipotizzato una possibile soglia futura di 1.000 miliardi .
Per una banca che deve prestare diversi miliardi, questa oscillazione non è un dettaglio. La garanzia deve poter essere valutata e, se necessario, liquidata. Una stima basata su round privati o accordi nel mercato secondario offre meno certezza di un titolo quotato in Borsa .
Le difficoltà principali sono almeno tre:
Il punto non è necessariamente che OpenAI non abbia valore. È che, senza un mercato pubblico e senza dati finanziari completi, è più difficile stabilire quale valore possa essere considerato affidabile in caso di stress.
L’8 giugno 2026 OpenAI ha presentato in via riservata alla Securities and Exchange Commission, l’autorità statunitense dei mercati finanziari, la documentazione S-1 per una possibile quotazione . Secondo le indiscrezioni, Goldman Sachs e Morgan Stanley guiderebbero l’operazione, che potrebbe arrivare sul mercato già a settembre 2026 con una valutazione compresa approssimativamente tra 730 e 850 miliardi di dollari .
A prima vista, l’avvicinamento alla Borsa avrebbe dovuto ridurre l’incertezza. Per ora, però, ha prodotto l’effetto opposto.
Il deposito è infatti riservato: non ha reso immediatamente pubblici i dati finanziari sottoposti alla SEC, compresi quelli necessari per valutare ricavi e margini . Le banche sanno quindi che potrebbe arrivare un riferimento di mercato più solido, ma non dispongono ancora delle informazioni necessarie per sottoscrivere oggi un prestito di dimensioni così elevate.
L’IPO potrebbe chiarire la situazione quando il documento diventerà pubblico e l’offerta sarà effettivamente prezzata. Fino ad allora, la procedura mette in evidenza proprio ciò che ancora manca: un valore verificabile dal mercato e una fotografia trasparente dei conti .
Anche OpenAI ha raffreddato le aspettative sulla tempistica. In un post sul proprio blog, la società ha spiegato di non aver ancora deciso quando procedere e che potrebbe volerci tempo, perché alcune iniziative sarebbero più semplici da realizzare restando un’azienda privata .
Il margin loan legato a OpenAI non rappresenta il principale strumento di finanziamento della scommessa sull’intelligenza artificiale di SoftBank. È piuttosto uno strato aggiuntivo di leva finanziaria all’interno di un piano molto più ampio guidato dall’amministratore delegato Masayoshi Son.
Il 27 marzo 2026 SoftBank ha sottoscritto un bridge loan non garantito da 40 miliardi di dollari, con scadenza a 12 mesi, quindi nel marzo 2027 . La linea è stata pensata soprattutto per sostenere un ulteriore investimento da 30 miliardi in OpenAI attraverso SoftBank Vision Fund 2, oltre ad altri costi societari .
Tra gli istituti coinvolti nella sottoscrizione iniziale figuravano JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Mizuho Bank, Sumitomo Mitsui Banking Corporation e MUFG Bank. In seguito, il gruppo di banche partecipanti si è ampliato ad almeno otto istituti .
Il bridge loan da 40 miliardi è debito societario non garantito: le banche fanno affidamento principalmente sulla solidità finanziaria complessiva di SoftBank. Il margin loan proposto, invece, avrebbe avuto come garanzia diretta la partecipazione del gruppo in OpenAI .
La differenza è significativa. I grandi istituti si sono mostrati disponibili a finanziare SoftBank sulla base del suo profilo creditizio, ma sono stati molto più cauti quando è stato chiesto loro di accettare come collaterale una quota pre-IPO difficile da valorizzare.
Secondo le informazioni disponibili, l’esposizione complessiva impegnata da SoftBank verso OpenAI è arrivata a circa 64,6 miliardi di dollari, pari a una partecipazione di circa il 13% nella società . Alcune ricostruzioni riportano inoltre che OpenAI spenderebbe 2,20 dollari per ogni dollaro di ricavi .
Il blocco del prestito non dimostra da solo che la strategia di SoftBank sull’AI sia destinata a fallire. Mostra però quanto sia complesso finanziare una scommessa di queste dimensioni usando come garanzia un’azienda privata, molto costosa e ancora priva di un prezzo di Borsa verificabile.
Per SoftBank, la questione è trovare nuovi capitali senza aumentare eccessivamente il rischio sul bilancio. Per le banche, è capire quanto valgano davvero le azioni OpenAI — e quanto potrebbero valere se il mercato smettesse di credere alle valutazioni dell’AI.
Fino a quando l’IPO non renderà pubblici i conti e non stabilirà un prezzo effettivo, i circa 850 miliardi di dollari attribuiti a OpenAI resteranno, per i creditori, soprattutto una domanda ancora senza risposta.
Un margin loan consente di ottenere finanziamenti mettendo in pegno un’attività finanziaria. La struttura è relativamente comune quando la garanzia è costituita da azioni quotate, il cui prezzo può essere osservato in tempo reale.
Nel caso di OpenAI, il problema è diverso. L’azienda è ancora privata e le sue azioni non hanno un prezzo pubblico e continuamente aggiornato. Quando SoftBank ha presentato il progetto iniziale, gli investitori hanno quindi espresso dubbi sulla possibilità di stabilire una valutazione sufficientemente affidabile .
Il passaggio da 10 a 6 miliardi suggeriva che i finanziatori stessero chiedendo una maggiore prudenza nel calcolo della garanzia: in altre parole, un valore riconosciuto alle azioni più basso rispetto alla valutazione teorica, per assorbire il rischio . Ma neppure questa riduzione è bastata a rendere l’operazione accettabile.
OpenAI è stata valutata circa 852 miliardi di dollari in un round di finanziamento del marzo 2026. In seguito, alcune azioni sarebbero passate di mano sui mercati secondari a una valutazione vicina agli 880 miliardi, mentre precedenti indiscrezioni avevano ipotizzato una possibile soglia futura di 1.000 miliardi .
Per una banca che deve prestare diversi miliardi, questa oscillazione non è un dettaglio. La garanzia deve poter essere valutata e, se necessario, liquidata. Una stima basata su round privati o accordi nel mercato secondario offre meno certezza di un titolo quotato in Borsa .
Le difficoltà principali sono almeno tre:
Il punto non è necessariamente che OpenAI non abbia valore. È che, senza un mercato pubblico e senza dati finanziari completi, è più difficile stabilire quale valore possa essere considerato affidabile in caso di stress.
L’8 giugno 2026 OpenAI ha presentato in via riservata alla Securities and Exchange Commission, l’autorità statunitense dei mercati finanziari, la documentazione S-1 per una possibile quotazione . Secondo le indiscrezioni, Goldman Sachs e Morgan Stanley guiderebbero l’operazione, che potrebbe arrivare sul mercato già a settembre 2026 con una valutazione compresa approssimativamente tra 730 e 850 miliardi di dollari .
A prima vista, l’avvicinamento alla Borsa avrebbe dovuto ridurre l’incertezza. Per ora, però, ha prodotto l’effetto opposto.
Il deposito è infatti riservato: non ha reso immediatamente pubblici i dati finanziari sottoposti alla SEC, compresi quelli necessari per valutare ricavi e margini . Le banche sanno quindi che potrebbe arrivare un riferimento di mercato più solido, ma non dispongono ancora delle informazioni necessarie per sottoscrivere oggi un prestito di dimensioni così elevate.
L’IPO potrebbe chiarire la situazione quando il documento diventerà pubblico e l’offerta sarà effettivamente prezzata. Fino ad allora, la procedura mette in evidenza proprio ciò che ancora manca: un valore verificabile dal mercato e una fotografia trasparente dei conti .
Anche OpenAI ha raffreddato le aspettative sulla tempistica. In un post sul proprio blog, la società ha spiegato di non aver ancora deciso quando procedere e che potrebbe volerci tempo, perché alcune iniziative sarebbero più semplici da realizzare restando un’azienda privata .
Il margin loan legato a OpenAI non rappresenta il principale strumento di finanziamento della scommessa sull’intelligenza artificiale di SoftBank. È piuttosto uno strato aggiuntivo di leva finanziaria all’interno di un piano molto più ampio guidato dall’amministratore delegato Masayoshi Son.
Il 27 marzo 2026 SoftBank ha sottoscritto un bridge loan non garantito da 40 miliardi di dollari, con scadenza a 12 mesi, quindi nel marzo 2027 . La linea è stata pensata soprattutto per sostenere un ulteriore investimento da 30 miliardi in OpenAI attraverso SoftBank Vision Fund 2, oltre ad altri costi societari .
Tra gli istituti coinvolti nella sottoscrizione iniziale figuravano JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Mizuho Bank, Sumitomo Mitsui Banking Corporation e MUFG Bank. In seguito, il gruppo di banche partecipanti si è ampliato ad almeno otto istituti .
Il bridge loan da 40 miliardi è debito societario non garantito: le banche fanno affidamento principalmente sulla solidità finanziaria complessiva di SoftBank. Il margin loan proposto, invece, avrebbe avuto come garanzia diretta la partecipazione del gruppo in OpenAI .
La differenza è significativa. I grandi istituti si sono mostrati disponibili a finanziare SoftBank sulla base del suo profilo creditizio, ma sono stati molto più cauti quando è stato chiesto loro di accettare come collaterale una quota pre-IPO difficile da valorizzare.
Secondo le informazioni disponibili, l’esposizione complessiva impegnata da SoftBank verso OpenAI è arrivata a circa 64,6 miliardi di dollari, pari a una partecipazione di circa il 13% nella società . Alcune ricostruzioni riportano inoltre che OpenAI spenderebbe 2,20 dollari per ogni dollaro di ricavi .
Il blocco del prestito non dimostra da solo che la strategia di SoftBank sull’AI sia destinata a fallire. Mostra però quanto sia complesso finanziare una scommessa di queste dimensioni usando come garanzia un’azienda privata, molto costosa e ancora priva di un prezzo di Borsa verificabile.
Per SoftBank, la questione è trovare nuovi capitali senza aumentare eccessivamente il rischio sul bilancio. Per le banche, è capire quanto valgano davvero le azioni OpenAI — e quanto potrebbero valere se il mercato smettesse di credere alle valutazioni dell’AI.
Fino a quando l’IPO non renderà pubblici i conti e non stabilirà un prezzo effettivo, i circa 850 miliardi di dollari attribuiti a OpenAI resteranno, per i creditori, soprattutto una domanda ancora senza risposta.