Guillaume Faury, CEO di Airbus, il 9 giugno 2026 ha escluso richieste di cancellazione degli ordini, in netto contrasto con un'industria che ha quasi dimezzato le previsioni di profitto a 23 miliardi di dollari per lo... Il paradosso è strutturale: le compagnie tagliano voli e subiscono perdite operative enormi, ma...

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What did Airbus CEO Guillaume Faury say about jet order cancellations amid the fuel crisis caused by the Iran conflict, and how does that co. Article summary: ## What Faury Said Airbus CEO Guillaume Faury said on June 9, 2026, in Berlin that he is **not seeing any demand for cancellations** of jet orders despite the fuel crisis triggered by the Iran conflict [2][3]. He acknowl. Topic tags: general, general web. Reference image context from search candidates: Reference image 1: visual subject "Airbus CEO Guillaume Faury said he is not seeing any demand for cancellations of jet orders despite recent turmoil that has left the airline industry" source context "SEPE - Airbus sees no sign of jet order cancellations despite fuel pressures, CEO says" Reference image 2: visual subject "Airbus CEO Guillaume Faury reported (
Guillaume Faury, CEO di Airbus, ha lanciato un messaggio sorprendentemente schizofrenico al mondo dell'aviazione nel giugno 2026. Parlando a un evento di settore a Berlino il 9 giugno, il numero uno del colosso aerospaziale europeo ha confermato che non esiste alcuna domanda di cancellazione degli ordini di jet, anche mentre i suoi clienti stanno affrontando la peggiore crisi del costo del carburante degli ultimi decenni . La dichiarazione sottolinea una profonda disconnessione strutturale: le compagnie aeree stanno perdendo soldi a palate, ma si rifiutano di stracciare la lista della spesa per i nuovi aeromobili.
Faury ha riconosciuto che i vettori "hanno passato l'inferno" negli ultimi anni, ma si tengono stretti i loro portafogli ordini, un segno della resiliente domanda di nuovi aerei nel lungo termine . Una fiducia che va avanti da mesi. Già a fine aprile 2026, Faury aveva dichiarato ad Aviation Week che non c'erano state "cancellazioni o rinvii" legati al conflitto in Iran, pur monitorando attentamente la situazione volatile
.
Il tono di Faury, però, è tutt'altro che trionfalistico. Nello stesso briefing di aprile sui risultati del primo trimestre 2026, ha descritto la performance dell'azienda come "sofferente", notando che gli utili della divisione aerei commerciali erano crollati tra persistenti strozzature nella catena di fornitura e ritardi nelle consegne . Airbus ha comunque riconfermato l'obiettivo di circa 870 consegne di velivoli commerciali per l'intero anno, ma l'ammissione di difficoltà immediate ha aggiunto un importante strato di realismo alla narrazione pubblica
.
L'ottimismo di Faury sul portafoglio ordini contrasta drammaticamente con la realtà finanziaria affrontata dalle compagnie aeree che lui rifornisce. L'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA) ha quasi dimezzato le previsioni di profitto globale delle compagnie aeree per il 2026 ai primi di giugno, proiettando un utile netto complessivo di 23 miliardi di dollari — in calo rispetto ai 41 miliardi precedentemente stimati e ai 45 miliardi guadagnati nel 2025 .
Il principale colpevole è un'impennata sbalorditiva del costo del carburante, innescata dal conflitto in Iran. Il Direttore Generale della IATA, Willie Walsh, ha dichiarato che si prevede che i prezzi del cherosene siano più alti del 70% su base annua, aggiungendo circa 100 miliardi di dollari al conto collettivo del carburante dell'industria . Lo Stretto di Hormuz, un punto di strozzatura critico per circa un quinto della fornitura mondiale di petrolio, è di fatto chiuso dalla fine di febbraio, spingendo il prezzo del greggio sopra i 100 dollari al barile e quasi raddoppiando il costo del cherosene nel giro di poche settimane
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Gli effetti a cascata sono impressionanti:
Nonostante i numeri da brivido, il settore non è in perdita. La IATA prevede ancora che le compagnie restino in attivo, con ricavi in crescita del 9,4%, ma i margini netti vengono compressi a un sottilissimo 2% .
Il cuore del rompicapo è che gli ordini di aeromobili operano su una linea temporale completamente diversa dai conti economici delle aviolinee. La maggior parte degli ordini nel portafoglio di Airbus è stata piazzata anni prima, guidata da piani di ammodernamento della flotta a lungo termine e da una carenza strutturale di nuovi velivoli. Un vettore che oggi rinunciasse a uno slot di consegna rischierebbe di perderlo per sempre, finendo in fondo a una coda lunga anni .
Le compagnie aeree sono anche perfettamente consapevoli che la flotta globale è tirata al limite. Le disfunzioni della catena di fornitura e i ben noti problemi ai motori (Pratt & Whitney rimane il "battistrada chiave" per la rampa di produzione dell'A320 di Airbus, secondo l'azienda) hanno limitato i ritmi di consegna, il che significa che la domanda supera ancora l'offerta anche mentre le finanze operative si deteriorano . Finché le compagnie riescono a volare e a finanziare gli impegni esistenti, hanno pochi incentivi a rinunciare ad aerei di cui hanno ancora disperatamente bisogno.
La vera vulnerabilità non sono le cancellazioni, ma i differimenti. Se i prezzi del carburante resteranno alti e la domanda si indebolirà ulteriormente, le aviolinee a corto di liquidità potrebbero iniziare a chiedere ad Airbus di posticipare le date di consegna al 2027 o oltre. Faury ha riconosciuto la complessità, notando che l'azienda sta "monitorando attentamente" un ambiente globale "complesso, dinamico e in rapido cambiamento" . Nessuna ondata di richieste di rinvio si è ancora materializzata pubblicamente, ma la seconda metà del 2026 sarà un test cruciale per vedere quanto a lungo la determinazione del settore potrà reggere contro una crisi dei costi prolungata.
La posizione di Airbus illustra in ultima analisi una verità sulla catena di fornitura del trasporto aereo: le forze che schiacciano i margini delle compagnie in un singolo trimestre non necessariamente ribaltano cicli di pianificazione del capitale lunghi un decennio. La domanda è se questa verità terrà per tutto il resto di un anno che perfino i costruttori più ottimisti definiscono come uno dei più impegnativi che si ricordino.
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Guillaume Faury, CEO di Airbus, il 9 giugno 2026 ha escluso richieste di cancellazione degli ordini, in netto contrasto con un'industria che ha quasi dimezzato le previsioni di profitto a 23 miliardi di dollari per lo...
Guillaume Faury, CEO di Airbus, il 9 giugno 2026 ha escluso richieste di cancellazione degli ordini, in netto contrasto con un'industria che ha quasi dimezzato le previsioni di profitto a 23 miliardi di dollari per lo... Il paradosso è strutturale: le compagnie tagliano voli e subiscono perdite operative enormi, ma non rinunciano agli aerei ordinati anni fa, in un mercato ancora segnato dalla cronica carenza di velivoli nuovi [18][9].
Il vero rischio per i costruttori si chiama "differimento": se la crisi e il caro petrolio persisteranno, nella seconda metà del 2026 le aviolinee potrebbero iniziare a chiedere di posticipare le consegne, una mossa c...