La denuncia dell'ONU si basa su un quadro ben documentato. Nel suo rapporto trimestrale per i primi mesi del 2026, l'UNAMA ha rivelato che la polizia morale ha arrestato arbitrariamente almeno 336 persone in tutto il paese e maltrattato donne e uomini in 59 casi documentati. Le accuse? Oltre all'abbigliamento, anche il taglio della barba in stile occidentale e l'ascolto di musica .
La retata di Herat è solo l'ultimo tassello di un sistema oppressivo sempre più soffocante, che esperti e funzionari ONU hanno definito un vero e proprio «apartheid di genere» . Ecco le tappe principali di questa escalation:
Oltre l'abbigliamento, lo smantellamento sistematico dei diritti passa per l'istruzione e il lavoro. Più di 14 editti hanno escluso ragazze e donne dalle scuole superiori e dalle università, hanno vietato loro di lavorare per le ONG e l'ONU, e hanno limitato la loro libertà di movimento, imponendo la presenza di un tutore maschio per qualsiasi spostamento oltre i 70 chilometri circa .
La strategia talebana non risparmia nemmeno la sfera più intima. Alcuni decreti hanno reso quasi impossibile per una donna avviare un divorzio, mentre una recente norma emanata a maggio 2026 permette di interpretare il silenzio di una ragazza al raggiungimento della pubertà come consenso al matrimonio, istituzionalizzando di fatto le nozze infantili . A marzo 2026, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, nella risoluzione S/2026/170, ha espresso «seria preoccupazione per la crescente e diffusa erosione del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare per donne e ragazze»
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L'Afghanistan resta una priorità nell'agenda del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che a marzo 2026 ha esteso il mandato dell'UNAMA. Durante le riunioni trimestrali, il vice capo missione dell'ONU ha dichiarato senza mezzi termini che le restrizioni talebane stanno «ostacolando il progresso dell'Afghanistan» e approfondendo il suo isolamento internazionale . Il messaggio del Consiglio è chiaro: pace e prosperità saranno «irraggiungibili» finché i talebani non revocheranno i divieti su istruzione, lavoro e partecipazione delle donne alla vita pubblica
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La repressione di Herat, con i suoi arresti pubblici pensati per seminare il terrore nei gesti più quotidiani come prendere un taxi, dimostra che la macchina dell'oppressione non ha intenzione di fermarsi. Mentre l'UNAMA e le organizzazioni per i diritti umani documentano ogni nuova ondata repressiva, la sfida per la comunità internazionale resta quella di trasformare la condanna in azioni concrete per le donne e le ragazze afghane.
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