La situazione di questo collo di bottiglia energetico — da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale — è a dir poco caotica e oscilla tra blocchi e tregue fragilissime.
La diplomazia è ferma da oltre un anno, ostaggio di raid, rifiuti e mancanza di fiducia.
Se c'è un attore che sta festeggiando, quello è Mosca. Ecco come il Cremlino ha trasformato la crisi in un boomerang per l'Occidente:
Sulla diplomazia. Il pessimismo regna sovrano. Le posizioni sono inconciliabili, la fiducia reciproca è a zero e l'Iran ha già respinto molteplici aperture. Un accordo complessivo non è all'orizzonte .
Sul rischio escalation. La vera polveriera resta lo Stretto di Hormuz. Finché rimarrà chiuso o controllato con la forza, il pericolo di uno scontro navale diretto tra USA e Iran è altissimo . Gli esperti del Center on Global Energy Policy di Columbia avvertono: lo "spazio di manovra" dato da un mercato inizialmente ben rifornito si sta esaurendo. Una chiusura prolungata dello Stretto manderebbe i prezzi ben oltre i 120 dollari
.
Sulle prospettive del mercato energetico. Il mantra è volatilità e prezzi alti. Finché Hormuz è in bilico, il mercato resta drogato da un enorme premio di rischio. L'interruzione delle esportazioni iraniane, l'allentamento delle sanzioni alla Russia e la perdita dei volumi in transito hanno creato un mix esplosivo. Il catalizzatore più potente per un crollo dei prezzi? Un cessate il fuoco che riapra lo Stretto in modo credibile .
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