Ritorno dell'appetito per il rischio: L'Europa è stata l'unica regione a fare eccezione, con afflussi netti per 334 milioni di dollari, mentre anche il Nord America ha visto uscite significative . Il patrimonio totale gestito dagli ETF globali sull'oro è sceso del 2%, attestandosi a 604 miliardi di dollari, segno di una ritrovata propensione al rischio da parte degli investitori
.
Un vero e proprio colpo di scena per gli analisti: il mercato del lavoro americano si è dimostrato molto più solido del previsto, ridimensionando bruscamente le speranze di un prossimo taglio dei tassi.
Il dato sui nuovi posti di lavoro di maggio ha letteralmente polverizzato le stime di consenso, che si fermavano a 85.000 unità, e anche i dati dei due mesi precedenti sono stati rivisti al rialzo . In pratica, il messaggio è chiaro: il mercato del lavoro si sta rafforzando, non indebolendo, e questo riduce drasticamente ogni urgenza per la Fed di intervenire sui tassi.
A complicare il quadro ci pensa un'inflazione che si dimostra più appiccicosa del previsto, spinta in parte dalla volatilità dei prezzi dell'energia e dagli effetti a catena della politica dei dazi.
Con questi numeri, le prospettive per un taglio dei tassi a breve termine si fanno sempre più esigue, delineando uno scenario di "tassi più alti più a lungo".
Il contesto macroeconomico attuale è un vento contrario piuttosto forte per l'oro, perlomeno nel breve periodo. Ecco perché:
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