Uno studio dell'Università di Sheffield pubblicato su Nature (3 giugno 2026) dimostra che in Africa, per ogni ettaro di sito minerario attivo, si perdono ben 34 ettari di foresta a causa di strade, insediamenti e agri... L'effetto domino è devastante: tra il 2001 e il 2020, 187.000 ettari di foresta sono stati conve...

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What does a new study published in Nature reveal about how industrial-scale mining in Africa drives deforestation far beyond its immediate f. Article summary: A major new study published in *Nature* (3 June 2026) reveals that industrial-scale mining in Africa triggers deforestation at a staggering multiplier: **for every single hectare of active mine site, an additional 34 hec. Topic tags: general, government, education, academic, general web. Reference image context from search candidates: Reference image 1: visual subject "The study's nuanced exploration of differently scaled mining operations reveals that larger mines correspond with more extensive deforestation" source context "Mining Sparks Widespread Deforestation in Africa" Reference image 2: visual subject "The study reveals that deforestation for settlement
Quando si parla di deforestazione, l'immaginario collettivo corre subito agli allevamenti intensivi o alle piantagioni di palma da olio. Eppure, un nuovo, vastissimo studio pubblicato su Nature il 3 giugno 2026 aggiunge un tassello fondamentale a questa narrazione, puntando i riflettori su un colpevole spesso sottovalutato: l'estrazione mineraria su scala industriale in Africa. Non solo per il danno diretto, ma per un effetto domino che trasforma il cuore verde del continente in un mosaico di strade, città e campi coltivati.
Numeri alla mano, la ricerca dell'Università di Sheffield è inequivocabile: per ogni singolo ettaro di miniera attiva, spariscono altri 34 ettari di foresta . Un moltiplicatore pari a 34 volte, che smaschera una realtà ben più drammatica di quella che si potrebbe immaginare osservando una mappa satellitare e contando solo le buche nel terreno.
Il meccanismo è spietatamente logico: aprire una miniera in una zona remota significa costruire strade per raggiungerla, alloggi per i lavoratori, reti elettriche e interi villaggi. A queste infrastrutture si aggiunge poi un'espansione agricola incontrollata, spesso informale. Il risultato è che tra il 2001 e il 2020, 187.000 ettari di foresta africana (una superficie paragonabile all'intera isola di Mauritius) sono stati convertiti in miniere, ma il vero disastro, misurato in perdita di alberi, è avvenuto fuori dai recinti minerari .
Questo effetto a catena è amplificato da un dato sconfortante: oltre la metà (50,29%) della deforestazione mineraria registrata a livello globale è legata ad attività non ufficiali e non tracciate . Un mondo sommerso di miniere artigianali o illegali sfugge alle statistiche ufficiali, rendendo qualsiasi stima prudenziale.
L'analisi globale che fa da corollario a questo studio, pubblicata su Nature Communications a dicembre 2025, spiega nel dettaglio la classifica dei danni: l'estrazione dell'oro rimane la prima causa di deforestazione mineraria al mondo, seguita dal carbone . Tuttavia, ed è qui la novità più scomoda, il tasso di deforestazione causato dalla corsa ai minerali per la transizione energetica — rame, cobalto e litio — ha superato negli ultimi anni quello del carbone
.
La Repubblica Democratica del Congo è l'epicentro di questo paradosso. Il suo sottosuolo è ricco di rame e cobalto, due elementi essenziali per le batterie delle auto elettriche, i pannelli solari e le turbine eoliche. Ma l'accelerazione dell'estrazione, spinta dalla domanda globale che si stima crescerà di 40 volte entro il 2040, sta polverizzando la foresta pluviale del bacino del Congo, il secondo 'polmone verde' del pianeta .
È qui che lo studio apre una finestra su una contraddizione enorme. La transizione energetica è indispensabile per ridurre le emissioni di CO₂ e mitigare la crisi climatica. Ma se i metalli che la alimentano vengono estratti radendo al suolo foreste primarie, si crea un circolo vizioso: gli alberi abbattuti rilasciano nell'atmosfera il carbonio che avevano immagazzinato, e si perde una preziosissima capacità di assorbimento futuro.
A livello globale, la deforestazione indotta dall'attività mineraria ammonta a 19.765 km², con emissioni associate pari a 0,75 miliardi di tonnellate di CO₂ . Un prezzo altissimo, pagato soprattutto dai Paesi africani, che vanifica in parte i benefici climatici delle tecnologie verdi. Come sottolinea anche il World Economic Forum, questo cortocircuito tra domanda di energia pulita e distruzione ambientale rischia di alimentare la 'maledizione delle risorse' anziché spezzarla
.
La sfida, per governi, aziende e cittadini, è chiara: la transizione ecologica non può basarsi su un modello estrattivo che riproduce gli stessi danni che cerca di combattere. Servono standard ambientali severi, catene di approvvigionamento trasparenti e un'accelerazione sul riciclo dei materiali, affinché le batterie del futuro non siano macchiate dal sangue verde delle ultime grandi foreste africane.
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Uno studio dell'Università di Sheffield pubblicato su Nature (3 giugno 2026) dimostra che in Africa, per ogni ettaro di sito minerario attivo, si perdono ben 34 ettari di foresta a causa di strade, insediamenti e agri...
Uno studio dell'Università di Sheffield pubblicato su Nature (3 giugno 2026) dimostra che in Africa, per ogni ettaro di sito minerario attivo, si perdono ben 34 ettari di foresta a causa di strade, insediamenti e agri... L'effetto domino è devastante: tra il 2001 e il 2020, 187.000 ettari di foresta sono stati convertiti direttamente in miniere, ma le infrastrutture di supporto hanno amplificato la deforestazione di 34 volte [5][6].
A livello globale, la deforestazione legata all'estrazione è da due a tre volte superiore alle stime precedenti, con oltre la metà (50,29%) collegata ad attività minerarie non registrate [1][7].