L'analisi globale che fa da corollario a questo studio, pubblicata su Nature Communications a dicembre 2025, spiega nel dettaglio la classifica dei danni: l'estrazione dell'oro rimane la prima causa di deforestazione mineraria al mondo, seguita dal carbone . Tuttavia, ed è qui la novità più scomoda, il tasso di deforestazione causato dalla corsa ai minerali per la transizione energetica — rame, cobalto e litio — ha superato negli ultimi anni quello del carbone
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La Repubblica Democratica del Congo è l'epicentro di questo paradosso. Il suo sottosuolo è ricco di rame e cobalto, due elementi essenziali per le batterie delle auto elettriche, i pannelli solari e le turbine eoliche. Ma l'accelerazione dell'estrazione, spinta dalla domanda globale che si stima crescerà di 40 volte entro il 2040, sta polverizzando la foresta pluviale del bacino del Congo, il secondo 'polmone verde' del pianeta .
È qui che lo studio apre una finestra su una contraddizione enorme. La transizione energetica è indispensabile per ridurre le emissioni di CO₂ e mitigare la crisi climatica. Ma se i metalli che la alimentano vengono estratti radendo al suolo foreste primarie, si crea un circolo vizioso: gli alberi abbattuti rilasciano nell'atmosfera il carbonio che avevano immagazzinato, e si perde una preziosissima capacità di assorbimento futuro.
A livello globale, la deforestazione indotta dall'attività mineraria ammonta a 19.765 km², con emissioni associate pari a 0,75 miliardi di tonnellate di CO₂ . Un prezzo altissimo, pagato soprattutto dai Paesi africani, che vanifica in parte i benefici climatici delle tecnologie verdi. Come sottolinea anche il World Economic Forum, questo cortocircuito tra domanda di energia pulita e distruzione ambientale rischia di alimentare la 'maledizione delle risorse' anziché spezzarla
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La sfida, per governi, aziende e cittadini, è chiara: la transizione ecologica non può basarsi su un modello estrattivo che riproduce gli stessi danni che cerca di combattere. Servono standard ambientali severi, catene di approvvigionamento trasparenti e un'accelerazione sul riciclo dei materiali, affinché le batterie del futuro non siano macchiate dal sangue verde delle ultime grandi foreste africane.
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